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Interviste

Alla ricerca di un posto sicuro – Intervista con Il Corpo Docenti

Un posto sicuro è il titolo del secondo disco de Il Corpo Docenti, prodotto dalle sapienti mani di Divi dei Ministri e registrato presso il Blapstudio da Antonio Polidoro. L’album è stato anticipato dai singoli Sottotitoli, Entrambi e Il migliore argomento entrati nelle principali playlist del genere come Rock Italia di Spotify, Novità Rock di Amazon Music e New Music Daily di Apple Music. È un album che nasce dall’impotenza, dalla sfiducia e dalla disillusione, culminate nella realizzazione che non si può più scappare nella speranza che le cose si aggiustino da sole. Ecco cosa ha raccontato la band a proposito del disco!

Un posto sicuro è il vostro secondo album e arriva a due anni da Povere bestie. A parte la risposta che tutti conosciamo, cosa è cambiato per voi come band e come persone in questi due anni?

Diciamo che questi due anni ci hanno fatto crescere parecchio, non solo musicalmente. Tra di noi abbiamo imparato a essere più riflessivi e ad ascoltarci con maggior attenzione. Come band abbiamo iniziato a capire quali sono i nostri punti di forza e quali aspetti invece non ci rappresentano più.

È un disco compatto di nove canzoni con una sorta di interlude al centro… musicalmente che tipo di ricerca avete fatto per questo album?

Inizialmente non è stata una ricerca consapevole; probabilmente il rimanere isolati causa lockdown ci ha messo a stretto contatto con i nostri ascolti personali che nel frattempo sono diventati molto più vari. Una volta tornati tutti insieme in saletta ci siamo resi conto di voler dare una svolta al sound che ci eravamo portati appresso fino a quel momento.

Avete collaborato di nuovo con Divi, cantante dei Ministri, che si è occupato della produzione dell’album. Che apporto dà Divi al vostro sound, al disco e alle vostre produzioni in generale?

Su questo lavoro in particolare c’è stato bisogno di mettere un po’ di ordine generale. È un disco che è nato in maniera meno “suonata”, la produzione avveniva in modo molto più studiato e ricercato quasi componendo i pezzi partendo da una bozza di riferimento e cercando di costruire un piccolo universo intorno ad essi. Divi ha sicuramente una visione molto chiara di quello che dev’essere quest’universo e riesce sempre a far prendere al pezzo la direzione migliore senza lasciare nulla al caso.

Avete una canzone da questo album a cui vi sentite più legati o che secondo voi incarna al 100% lo spirito del disco?

Probabilmente non c’è una canzone che riassuma lo spirito del disco in quanto ognuna delle nove tracce rappresenta una tessera di quel mosaico che è poi Un posto sicuro. Ogni brano ha il suo tema e il taglio attraverso il quale abbiamo cercato di esprimerlo al meglio e l’unione di ognuna di queste canzoni va a creare tutto il discorso che volevamo portare alle orecchie delle persone che ci ascoltano.

Avete detto che Un posto sicuro nasce dall’impotenza, dalla sfiducia e dalla disillusione. Quali sono i principali temi che avete toccato nei testi? Che messaggio volete esprimere principalmente con questo album?

Tutto il disco è permeato da un sentimento di disillusione e alienazione nei confronti della realtà in cui viviamo. La difficoltà e la perversione burocratica che attanagliano il mondo del lavoro, soprattutto per chi vi si affaccia agli inizi, il mantenere rapporti stabili e genuini con le persone alle quali teniamo, il dover fare i conti con le nostre scelte e i mostri sotto al letto da esse generati sono di sicuro i temi principali del disco. Alla luce di tutto questo abbiamo voluto mandare un messaggio di speranza, raccontando come la ricerca di un posto sicuro ci abbia permesso di affrontare tutti gli aspetti che abbiamo citato poc’anzi. Diciamo che questo disco è il nostro personalissimo invito a cercare il proprio posto sicuro, qualunque esso sia.

Milano è “un posto sicuro” per voi?

Milano è sicuramente un posto sicuro ma ci piace pensarlo anche come un contenitore di posti e di persone che ci fanno sentire al sicuro. Non essendo originari di Milano, fa strano dirlo, ma qui abbiamo trovato alcune delle nostre principali certezze.

Avrete concerti in apertura ai Cara Calma e ai Ministri. Qual è la vostra scena musicale di riferimento?

La nostra scena di riferimento è sicuramente quella rock indipendente italiana in cui fanno parte sia artisti e band a cui ci siamo ispirati, sia quelle più recenti. Negli ultimi anni, con alcuni di questi gruppi come i Ministri o i Cara Calma, si è creato un legame di amicizia che va al di là di quello che ci unisce musicalmente e siamo molto contenti di questo. Sarà bello condividere il palco con loro.

Sappiamo tutti bene del successo avuto dai Maneskin negli ultimi anni. Pensate che in Italia ci sia spazio per l’evoluzione di pubblico di un genere fatto con le chitarre distorte?

Lo speriamo. I Maneskin appartengono a una delle tante sfumature che il rock ha e sarebbe bello se l’ascoltatore riuscisse sempre di più a distinguerle e apprezzarle. 

Che obiettivi avete per i mesi a venire?

Veniamo da mesi in cui abbiamo promosso la nostra musica quasi esclusivamente sul digitale e online, quindi l’obiettivo principale sarà tornare sui palchi e restarci il più possibile, perché ne abbiamo bisogno.

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