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ALGIERS: esce il 24 febbraio il nuovo album “Shook”, ascolta “Irreversible Damage” con Zack de la Rocha

Alla fine gli Algiers hanno formato una crew. La band – che ha realizzato uno dei cataloghi più eccitanti degli ultimi anni, l’ultimo album del 2020 There Is No Year è stato descritto come “elettrizzante e imprevedibile” da The Observer e “preciso, riflessivo e potente” da NME – ha riunito una schiera di artisti a loro affini, ospiti che spaziano da icone a futuri astri della musica, per creare il quarto album SHOOK in uscita il 24 febbraio su Matador.

SHOOK è un parafulmine per un’energia e un sentimento sfuggenti ma universali. Una pluralità di voci; un ritorno a casa spirituale e geografico; una strategia di condivisione in un mondo in fiamme; la storia della fine di una relazione; una festa estiva in veranda ad Atlanta. In definitiva, si tratta di un disco di 17 tracce della musica più sconvolgente ed elettrizzante come non vi succedeva di ascoltare da tempo. Oggi gli Algiers vi scuotono con il nuovo impetuoso singolo “Irreversible Damage” con la partecipazione di Zack de la Rocha, in una delle sue rare apparizioni come ospite. “This a relapse / what it be god / No rehab for my jihad / A rapture in a grief storm / Time on my neck an’ it be gone” urla de la Rocha su un climax di ritmi sferraglianti, chitarre serpeggianti ed elettronica pulsante. “La fine di quella canzone è il suono della gioia”, dice il frontman degli Algiers Franklin James Fisher. “È il suono della speranza nel 2022, quando sta cadendo tutto a pezzi”.


“Irreversible Damage” segue la recente pubblicazione del brano “Bite Back” che vede la partecipazione di billy woods e Backxwash.

Gli Algiers sono sempre stati irriducibili, ma SHOOK è allo stesso tempo particolarmente raggiante e celebrativo. E’ nato quando Fisher e Mahan si sono ritrovati per diversi mesi nella nativa Atlanta, in preda alle crescenti pressioni e al burn-out da musicisti in tour. Questo situazione ha dato il via a un intenso periodo di creazione di beats, immersioni di ore in sessioni di Rhythm Roulette e Against the Clock oltre a immergersi nelle profondità dell’alt-rap su YouTube. Una rivisitazione di “Subway Theme”, capolavoro del rap newyorkese infuso di punk degli anni Settanta di DJ Grand Wizard Theodore, è servita da moodboard spirituale per l’incrocio tra lo stile urban e la controcultura dell’album. Nel corso del set di canzoni, che scorre senza soluzione di continuità tra vignette parlate e sequenze strumentali ambient, la band ha reso omaggio a un’ampia schiera di iconoclasti del rap e del punk, da DJ Premier, DJ Screw e Dead Boys a Lukah, Griselda e Dïat, tagliando e avvitando i beat su di un polveroso SP-404 e un Sequential Circuits Tempest, costruendo librerie di samples da zero.

Se la comunità e la collaborazione sono sempre state parte integrante dell’etica degli Algiers, SHOOK ne è la massima espressione. Le note di copertina sono un vero e proprio “who’s who” della musica underground contemporanea e innovativa, con Zack de la Rocha, Big Rube (The Dungeon Family), Billy Woods, Samuel T. Herring (Future Islands), Jae Matthews (Boy Harsher), LaToya Kent (Mourning [A] BLKstar), Backxwash, Nadah El Shazly, DeForrest Brown Jr. (Speaker Music), Patrick Shiroishi, Lee Bains III e Mark Cisneros (The Make-Up, Kid Congo Powers).

I loro contributi rimodellano e ricontestualizzano abilmente la nozione di ‘essere sconvolto’ (Shook), da diverse prospettive, diventando sia oracoli che narratori. “Il disco approfondisce e amplia il mondo degli Algiers”, afferma il batterista Matt Tong.
Atlanta, è il cuore del disco. SHOOK si apre con l’annuncio metallico che si sente sulla navetta dell’aeroporto di Hartsfield – iconico per gli abitanti di Atlanta – che spaventava Fisher quando era bambino. Le registrazioni sul campo e i sample creati dalla band enfatizzano il senso del luogo, della collettività, della comunità immaginaria e della casa, ricostruendo un mondo che evoca la sfuggente esperienza sensoriale del crescere in una città del Sud. “Lavoravamo in un ambiente a noi familiare”, dice il chitarrista Lee Tesche. “Sembra il disco più Algiers di tutti quelli  realizzati”.

La realizzazione di questo disco è ancora più impressionante dal fatto che la band stava cadendo a pezzi e sul punto di sciogliersi. Invece hanno prodotto un disco straordinario e trasformativo, nato dalla condivisione di un esperienza e di un luogo. “Credo che questo disco rappresenti il nostro ritorno a casa” afferma Mahan, mentre Fisher aggiunge: “È stata un’esperienza positiva del tutto nuova: avere un rapporto rinnovato con la città da cui proveniamo ed esserne orgogliosi. Mi piace l’idea che questo disco vi porti in un viaggio che inizia e finisce ad Atlanta”.

Photo Credit: Ebru Yildiz

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