Dalla provincia canadese ai Grammy Awards e la cima delle classifiche internazionali, è questa la storia degli Alvvays, il quintetto formato da Molly Rankin (voce e chitarra), Kerri MacLellan (tastiere), Alec O’Hanley (chitarre), Abbey Blackwell (basso) e Sheridan Riley (batteria). Nel 2014, con il loro album d’esordio omonimo, gli Alvvays raggiungono la vetta delle classifiche dei college americani, proseguono la strada del successo con Antisocialites, e poi con Blu Rev la consacrazione, la top 30 delle classifiche d’oltreoceano.
ALVVAYS
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L’indie rock di matrice americana, quello delle campagne, quello fatto col cuore, lo shoegaze che guarda a terra ma ti eleva al cielo, vive in questo quintetto canadese. Gli Alvvays non hanno mai avuto l’intenzione di impiegare cinque anni per terminare il loro terzo album, il nervoso viaggio di piacere che è l’amabile Blue Rev, uscito alla fine del 2022 per Polyvinyl/Transgressive e prodotto da Shawn Everett (The Killers, Julian Casablancas, The War on Drugs, Alabama Shakes). In realtà, la band ha iniziato a scrivere e a incidere i primi pezzi subito dopo aver pubblicato Antisocialites nel 2017, il sorprendente secondo disco che ha confermato lo status del quintetto di Toronto in cima a una nuova generazione di indie rock vincente e intelligente.
Nonostante il lockdown globale, circostanze tanto ordinarie quanto del tutto imprevedibili hanno ostacolato le sessioni di registrazione. Gli Alvvays sono andati in tour più del previsto, una distrazione sicura per una band che non scrive in viaggio. Un ladro si è introdotto nell’appartamento di Molly e ha rubato un registratore pieno di demo, un giorno prima che un’alluvione nel seminterrato rovinasse quasi tutta l’attrezzatura della band. In seguito hanno perso la sezione ritmica e, a causa della chiusura delle frontiere, non hanno potuto provare per mesi con il loro nuovo e magistrale batterista Sheridan Riley e la bassista Abbey Blackwell.
Perlomeno, i cinque anni di attesa sono valsi la pena: Blue Rev non si limita a riaffermare ciò che è sempre stato grande negli Alvvays, ma lo reinterpreta. In parte e nel complesso, non hanno mai suonato meglio. Blue Rev contiene 14 canzoni, il che lo rende non solo l’album più lungo degli Alvvays, ma anche il più ricco dal punto di vista armonico e provocatorio dal punto di vista dei testi.
Il debutto omonimo Alvvays, pubblicato quando gran parte della band era ancora poco più che ventenne, offriva speculazioni su un futuro lontano: matrimonio, professionalità, cittadinanza interplanetaria. Antisocialites lottava con i problemi del presente, in particolare con le ansie dell’avanzare verso l’età adulta. Prendendo il nome dalla bevanda alcolica zuccherata che Rankin e MacLellan bevevano da adolescenti nelle campagne di Cape Breton, Blue Rev guarda sia al passato di quella campagna che al futuro di un mondo incerto, facendo i conti con ciò che perdiamo ogni volta che facciamo una scelta su ciò che vogliamo diventare.
Certo, arriva con qualche anno di ritardo rispetto al previsto, ma la risposta degli Alvvays è stata in realtà semplice: sono cambiati gradualmente, crescendo con Blue Rev fino a diventare una delle rock band più complete e avvincenti della loro generazione.






























