Nel cuore di un’artificiale nebbia violacea, ammantata dalle note registrate dell’intro del connazionale Hakan Hellstrom, si staglia, sul palco del Fabrique, la curiosa figura de “L’uomo più alto del mondo”. The Tallest Man On Earth è il nome d’arte, nonché vero e proprio ossimoro, del progetto folk solista dello svedese Kristian Matsson, folletto peter panesco giunto al quarto album da studio, un paio di Ep e diversi singoli dal sapore cantautoriale tipicamente Yankee.
Conoscevo l’artista scandinavo da anni senza aver mai avuto il piacere di incontrarlo nella sua dimensione live.
La figura umana che questa serata mi ha restituito è quanto di più distante potesse esserci dall’idea che mi ero fatto di lui.
Così come il nome d’arte da lui scelto si contrappone alla sua ridotta altezza, anche la sua musica e le sue struggenti liriche sembrano scostarsi diametralmente dall’animo dell’uomo che le canta.
Attendevo un’esibizione intimista, un artista con poca voglia di parlare, chiuso nel vortice delle note sprigionate dal proprio strumento, ma così non è stato.
Kristian è un performer deciso e divertito e nonostante sia solo, accompagnato esclusivamente dalle sue chitarre, riesce a riempire sorprendentemente la cornice dell’ampio palco del Fabrique.
La sua esibizione è semplice ma totale, Kris canta meravigliosamente e suona la chitarra in modo impeccabile, tanto che lo strumento risulta essere appendice naturale del corpo.
Si muove al ritmo delle note che crea, si contorce, si abbassa, si rialza, una compartecipazione fisica totale e, tra un fingerpicking e l’altro, racconta storielle di vita, restituendoci l’immagine simpatica di un menestrello di corte.
Le sue influenze sono chiare ed emergono in ogni pezzo da lui suonato.
L’amore per il folk americano degli anni 60/70 è indiscutibile, lo si evince dalla scelta delle uniche due cover suonate, l’iniziale “East Virginia” di Joan Baez e la conclusiva “These Days” di Jackson Browne, passando per gli inevitabili accostamenti a Dylan, evidenti in alcuni passaggi chiave della setlist meneghina quali “Criminals” o la bellissima “Love is All” che parte con Kristian seduto, con le gambe a penzoloni giù dal palco, e che vede lo stesso alzarsi nota dopo nota, ricordando un sole che cerca di albeggiare, sino a splendere fragoroso nel ritornello timidamente accompagnato dal pubblico. Un pubblico inevitabilmente molto riservato perché uno show del genere te lo puoi solo gustare in silenzio, facendoti rapire dagli elaborati passaggi chitarra/voce di Matsson.
Gli episodi più ritmati di “The Gardener” e “King of Spain” si contrappongono ai momenti più riusciti della setlist, rappresentati curiosamente da due recenti outtake di assoluto valore: “Time Of The Blue” dedicata da Kris al suo migliore amico e la nuova “Rivers”, singolo di recentissima uscita, a mio avviso autentico gioiello emozionale, uno dei pezzi più riusciti della sua intera produzione.
Le canzoni che hanno fatto le fortune di Matsson ci sono tutte, da “1904” a “I Won’t Be Found”, eccezion fatta per l’ormai classica “The Dreamer”, insolitamente assente dalla scaletta di questo tour. L’ultimo lavoro in studio, uscito poco più di un anno fa, viene omaggiato dall’esecuzione di ben 5 pezzi tra i quali meritano menzione la pianistica “Little Nowhere Towns” e la lusitana “Sagres”.
Un incantevole show lungo 19 episodi, 19 gradini che pongono il cantautore svedese in una posizione di spicco rispetto alla polverosa calca del caotico mercato musicale odierno nella quale innumerevoli autori folk arrancano e sgomitano. Uno sguardo da un livello più elevato, dal quale si può godere di una visuale privilegiata, quella appunto, e non a caso, de “l’uomo più alto del mondo”.
Guarda la fotogallery del concerto di Febbraio 2016 a Bologna
The TALLEST MAN ON EARTH – scaletta del concerto di Milano – 16 Settembre 2016
East Virginia (Joan Baez cover)
Fields of Our Home
1904
Criminals
The Wild Hunt
Darkness of the Dream
I Won’t Be Found
The Gardener
Little Nowhere Towns
Love Is All
Rivers
The Sparrow and the Medicine
On Every Page
Time of the Blue
There’s No Leaving Now
King of Spain
Dark Bird is Home
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Sagres
These Days (Jackson Browne cover)






























