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Reportage Live

PUDDLE OF MUDD: reportage del concerto di Trezzo sull’Adda (Milano)

Ciao, mi chiamo Wesley Reid Scantlin e sono un tossicodipendente.

E’ questo ciò che dovrebbe fare Wes Scantlin, inserirsi in un gruppo di recupero cercando una via per preservare la sua vita anziché imbarcarsi in improbabili tour dall’altra parte del mondo.

Così come a Bologna, Pisa e Udine il concerto di Trezzo è stato un totale sfacelo.

Impresentabile sotto tutti i punti di vista, tecnicamente inesistente, un essere umano allo sbando che suscita solo pena e tristezza.

Il pubblico di Trezzo, piuttosto numeroso, prova pure a supportarlo incitando e applaudendo (?), talvolta anche a sproposito, ma in realtà vengono applaudite le canzoni, perché quelle ci sono, e non sono nemmeno male.

I ragazzi della band se la cavano e il concerto arriva alla fine solamente grazie a loro.

I pezzi vengono praticamente cantati da chitarrista, bassista e pubblico mentre Scantlin cerca in qualche modo di stare in piedi aggrappandosi ad una sedia, farfugliando di tanto in tanto qualcosa al microfono che si trova davanti.

Come highlights della sua esibizione si segnalano un lancio di bottiglia di vetro ad una ragazza distante 5 metri ed un tentativo di arringare un tubo laterale di areazione del locale (pensava fosse pubblico!).

Uno spettacolo irrispettoso per tutti:  paganti, addetti al locale, compagni di band.

L’agonia dura un’ora e finisce con Scantlin che, durante Blurry, tocca maldestramente il regolatore di altezza dell’asta del microfono e si accascia con essa a terra, senza più rialzarsi. Lo recupererà a fine canzone il batterista, caricandoselo in spalla per portarlo via dal palco sul quale era svenuto qualche minuto prima.

Uno spettacolo raccapricciante, artistico ma soprattutto umano.

Auguro a Wes di trovare un modo per sconfiggere i propri demoni perché questa pazza corsa a tutta velocità sull’autostrada dell’autodistruzione lo porterò a breve al casello e il pedaggio potrebbe essere alquanto salato.

Written By

Nasco il giorno di San Valentino del 1978, e forse proprio per questo sono, da sempre, un nostalgico romantico. Apro per la prima volta gli occhi a Genova, ma non riesco a definirmi Genovese a tutti gli effetti pur essendole visceralmente legato. La mia vita è stata vissuta al confine tra la provincia ligure e quella Alessandrina, mi piace considerarmi un apolide della collina. Appassionato di musica sin dalla giovanissima età, cresciuto tra i dischi dei miei, diviso tra Black Sabbath e Led Zeppelin, seguo la musica da sempre. Sono ormai più di vent'anni che coltivo la passione dei concerti, una delle poche a non essere mai calata nel tempo. Sono un Vespista e un Jammer, chi ha una di queste due passioni sa cosa esse significhino. Nella vita lavorativa mi occupo di tutt'altro, le mie passioni sono la mia linfa e la mia energia, sono ciò che riempiono quel bicchiere che, per mia fortuna, riesco sempre a vedere mezzo pieno.

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