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Recensioni

Tigri – Serenata Indiana

Torna la vita vera, in quel vortice di routine post-estiva, dove tutto l’elenco di ascolti, dai Tame Impala ai King Kizzard, che avevo accumulato tra una festa in spiaggia e l’altra e tra un post-sbronza post-rottura con l’ultima ragazza che ho pensato essere la donna della mia vita, non era più adatto alla mia vita da ufficio. Bisogna tornare ai cantautori, a quelli che cantano parole che sono anche le tue, a quelli non scontati, quelli che posso urlare in macchina sfrecciando verso l’ennesima giornata uguale a ieri. E finiti tutti i vari Colombre, Andrea Laszlo De Simone e Francesco De Leo, eterni amori platonici che rendono la mia vita sopportabile, eccomi di nuovo che mi ritrovo a scavare continuamente in ciò che mi sono perso nei mesi scorsi. 

Questa vita di responsabilità e stipendio a fine mese mi ha reso scettico e distante, se prima non facevo che frequentare i concerti e finire anche a concerti bruttissimi pur di fare qualcosa. Così ho scoperto nomi e nomini di una scena sotterranea di una Milano che ormai mi sembra lontanissima. Non so più che chi fa cosa, chi suona bene, chi suona male. E poi mi trovo una mail, di quelle abbandonate sul fondo, da prima dell’estate. Serenata Indiana di Tigri, sfida accettata. Due giorni dopo è il disco perfetto da urlare in macchina.

Un progetto indie-pop da Milano, questa città che mi sembra assurda per quanta gente faccia musica, un progetto che vuole indagare sulle varie declinazioni dell’amore. Il titolo dell’album è rubato da una poesia di Eugenio Montale che parla della corrosione dei rapporti umani quando vengono insidiati da ciò che non ci conosce. analizza la relazione uomo-donna e la spersonalizzazione delle identità che sorge nei rapporti. 8 brani (+1 interludio strumentale) che ruotano attorno al tema dell’amore nelle sue svariate declinazioni: sacrale, casuale, illusorio, salvifico, distruttivo, totale.È il tentativo di emergere dal chiaroscuro che l’amore evoca e al tempo stesso il desiderio di abbracciarlo.

Per me che sono solo e che mi ritrovo inevitabilmente spesso a pensare all’amore e a ciò che significa, un disco del genere non solo è di una compagnia e comprensione incredibile, ma è anche una fonte di informazioni emotive incredibili. Con un background inevitabilmente rock, questo disco è per tutti i trentenni in cravatta e che tornano a casa senza avere neanche un gatto. Tigri è un cantautore che, delicato, affonda con le parole in un fallimento perpetuo, come solo può essere l’amore. Io mi sono innamorato. 

Articolo di Lorenzo Pasqui

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