2014 In The Bottle Records
La Padova dei “possenti bassifondi bui” è ampiamente rappresentata dalle furie luciferine dei Rosàrio in questo lampante esordio, Vyscera, sette tracce velenose, stoner-doomy che lasciano lividi ed ecchimosi dopo il loro passaggio funesto, una potenza compressa e per nulla accomodante che impressiona, entusiasma e intrattiene come un delinquenziale magma ipnotico.
Un disco battuto a caldo e in down tuned tra le fiamme che incendiano miasmi AINC, Kyuss, tracce che incalzano tecnicamente, atmosfere afose e infinite cadenze minacciose che “deliziano perseguendo” l’ascoltatore preso in mezzo al loro pesante pathos; c’è molta America tra i fuochi incrociati dei Rosàrio, ma che comunque riescono ad imporre una forte personalità distorta e il tutto senza mai un milligrammo di tensione in calo, fuzz e esplosioni elettriche, ritmiche alienanti e suspance martellanti sono il piatto forte della band, una band che nella sua rabbiosa e disperata malinconia rabbiosa sotto sotto conserva bricioli di sentimento, ma sono soli lampi istantanei in un mare di sfumature ustionanti.
Splendidi ed improvvisi flash Callisteremon, Road To Polaris, illuminano di oscuro il paesaggio plumbeo di questo disco dai forti olezzi immolati alla maledizione degli anni Novanta, ma è solo un avvertimento, il terreno dei Rosàrio è un terreno completamente minato, ogni passo d’ascolto può trascinarti nel limbo dell’asprezza delle pedaliere, e se si ha l’inavvertenza di pestare l’inferno del drumming Naktamkara o il vacuum roboante di Inner, tornare indietro poi non è tanto facile, è un bel disco che spezza la luce e il fiato, ma se ce la fai a tornare ti resta soltanto di premere il tasto e rimetterlo daccapo per risentirlo, ancora, ancora ed ancora.
Che Balzebù sia con voi!
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