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Milano è un inferno, ma è il mio mare – recensione “Odiarsi Male” di Marchettini

È sempre difficile riuscire ad emergere nella scena musicale italiana – fra aspiranti trapper e artisti che provano a seguire la scia di Calcutta – ma se un musicista trova il proprio spazio, può trovare anche il suo pubblico.

Marchettini – aka Stefano Marchettini, nato a Varese nel 1995 ma residente a Milano – si è innamorato della musica durante i viaggi in macchina con suo padre. Dopo aver imparato a suonare il pianoforte e la chitarra, inizia a scrivere musica. Nel 2018 pubblica il suo primo brano, Freccette, e comincia a farsi notare dentro e fuori Milano.

 Il 19 febbraio è uscito il suo primo album Odiarsi Male, in collaborazione con Humble e Believe; un album urban pop dal sound familiare e personale allo stesso tempo.

I testi sono semplici, arrivano dritte al punto, ma nella loro semplicità riescono ad esprimere l’amore e il disagio dei vent’anni; fatti di contraddizioni, sbagli, incomprensioni, sogni infranti e grandi speranze.

Odiarsi Male è l’album che avrei potuto ascoltare il mio primo anno a Milano: quando non stavo mai a casa, conoscevo delle persone nuove ogni venerdì sera, la solitudine mi terrorizzava e mi facevo sempre travolgere dalle emozioni, nel bene e nel male.

Marchettini prova a racchiudere la fragilità dei sentimenti in brani come Fuori di testa “Chiudi i rapporti con te stesso / che tanto non sono sinceri” e Odiarsi male, dove canta “Che ci piace bruciare anche quando fa male / e ci piace urlarcelo in faccia che odiarsi è normale”.

In Noi, è presente la consapevolezza di ciò che si prova per la persona che amiamo, ma anche la consapevolezza di quanto possa essere difficile avere costantemente a che fare con quella persona.

L’ultimo pezzo, Luna, è un finale dolceamaro: la canzone da ascoltare alle due di notte sul tram dopo una serata che non è riuscita a farci dimenticare i nostri problemi ma li ha semplicemente accentuati. “E lo so che non è la versione migliore di me / quella che vedi tu”. Marchettini parla a lei, ma a parla anche a sé stesso, per tutta la durata del brano. Chiude il disco con questa riflessione ad alta voce, che ti fa pensare “stasera è andata male, speriamo domani vada meglio”.

Un album schietto, genuino, e che ci fa conoscere direttamente l’artista senza troppi giri di parole. La semplicità di questo album, a volte può risultare acerba (proprio come la vita a vent’anni), ma c’è la possibilità di crescere e maturare, per arricchire sempre di più il proprio spazio nella musica, andando a creare un sound più forte e deciso, che possa far rimanere a galla un’artista in quell’oceano che è l’indie.

di Denise Tshimanga

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