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Indie Rock

COSMETIC – Non siamo di qui

COSMETIC  - Non siamo qui

COSMETIC - Non siamo qui

Cosmetic: già il nome della band denota una similitudine naturale con espressioni accessorie, con il plastico. E quest’ultimo, non a caso, è uno degli aggettivi che sembra calzare appieno nella descrizione del sound della band romagnola.

Nati quasi 10 anni fa, ispirati in gran parte delle sonorità spasmodiche dello shoegaze crudo e cinico di My Bloody Valentine e Sonic Youth, i Cosmetic (aka Bart, Pain, Simone e Emily) sono riusciti ad assimilare anno dopo anno le lezioni della scena alternative dei ’90s (su tutti Jesus and Mary Chain, ma anche Nirvana e Dinosaur jr.), dando vita a canzoni amalgamate in armonie eteree, sempre al confine tra sobrietà testuale e nefandezza sonora.

E così, dopo un buon debutto nel 2007 (“Sursum Corda”, Tafuzzy Records), ecco arrivare finalmente il secondo disco “Non siamo di qui” (pubblicato dall’etichetta La Tempesta): 11 brani tra cui spiccano le ottime “Bolgia Celeste” e “Sangue + Sole” (quest’ultimo a mio avviso davvero un pezzo da hit… sempre alternativamente parlando).

Ma tutto il resto del disco non è da meno: partendo dalle grottesche “Ne Noi Ne Leandro” e “Carlo ha detto”, fino alla malatissime “Via Maj” e “Pagine Bianche” le canzoni vagano tra fibrillazioni in pieno stile Verdena, con un suono recidivo e fluttuante che rimanda spesso alle poderose invasioni chitarristiche simil Kevin Shields. Le ballad spietate di “Ragazzo Crudele” ed “Ehi, Sintonia” rappresentano una cupa introspezione nell’ordinario mondo reale, con l’ampio panorama disegnato dai Cosmetic che varia, sempre e in costante mutazione: passando ad esempio da “Zuffa” a “Crostata” si riassaporano ancora quelle belle cavalcate estreme e rumoreggianti alla Thurston Moore & soci, che tanto hanno dato alla scena Noise internazionale. E tutto questo con un cantato rigorosamente in italiano, dove al contrario di quanto si pensi con radicati (e spesso pregiudicanti) idealismi sulla lingua del nostro bel paese, i testi sono, almeno in questo caso, davvero ricercati e mai banali. Scelta coraggiosa in un genere estremamente sperimentale come lo shoegaze, ma che a giudicare da quest’opera pare si sia rivelata davvero vincente. Dopotutto, si sa, le strade del rumore sono infinite.
VOTO: 7.5 / 10

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