Connect with us

Hi, what are you looking for?

Indie Rock

BRUCE SPRINGSTEEN – Working on a dream

Bruce Springsteen - Working on a dream

Bruce Springsteen - Working on a dream

Diciamolo subito, il ventiquattresimo cd (raccolte e live compresi) di Springsteen non fa parte della sua produzione migliore. Ammettiamolo, non è facile parlare male dell’autore di lavori memorabili e che fanno parte irreversibilmente della storia del rock, come “Born to run”, Darkness on the edge of town”, “The River”, “Nebraska”, “The ghost of Tom Joad”, ma anche “We shall overcome”, ma con “Workin on a dream” l’uomo del New Jersey non ha centrato l’obiettivo. Non scordiamoci che parliamo di Springsteen, quindi la valutazione va rapportata al suo memorabile curriculum, perché nella sostanza il disco in questione è un buon disco di rock, con tante venature pop. Tuttavia, non mi sento neanche di attaccare Springsteen per questa piccola caduta di tono, dato che sfido chiunque a trovare un artista del suo calibro che non abbia sbagliato un disco, pensate agli anni ’80 di Neil Young o a quelli della conversione al cristianesimo di Bob Dylan, tanto per fare qualche esempio. Probabilmente in questo mezzo passo falso hanno influito l’impegno nella campagna elettorale di Obama e l’ansia di sfornare subito un disco. Ecco, sicuramente il difetto di questo disco sta proprio nella fretta. Si percepisce che nell’elaborazione di alcuni arrangiamenti c’è stata un’eccessiva fretta e poco tempo per riflettere. Chiaramente non è tutto da buttare via il materiale in questione, dato che per la prima volta il Boss si mette in gioco in maniera del tutto esplicita con il blues e ne viene fuori un pezzo indimenticabile (Good eye”). Anche “What love can do” è ben giocata con un ritmo in controtempo, con tanti contrasti, ma anche la stessa “The wrestler”, utilizzata per l’omonimo film, è una struggente ballata intima ed introspettiva, suonata con soli chitarra e pianoforte. Tra le canzoni da dimenticare spicca sicuramente “Outlaw Pete”, incostante, altalenante e totalmente incerta, mentre “My lucky day” è troppo vicina all’accoppiata “Human touch” – “Lucky town”. Introno alla sufficienza troviamo poi la title-track e un po’ meglio è sicuramente “Queen of the supermarket”. Oltre alla fretta un altro fattore da considerare è che sembra che Springsteen abbia voluto sperimentare delle melodie e dei contrasti nuovi, per il suo stile, ma se ci avesse lavorato più a lungo, avrebbe notevolmente migliorato la qualità di questo lavoro. Un’ultima cosa, il cd è giustamente dedicato a Danni Federici, il suo tastierista storico ed amico di una vita, deceduto lo scorso anno per un tumore.

Written By

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Scopri anche...