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Brett Newski – American Folk  Armageddon

BRETT-NEWSKI-jpg2015 Make My Day Records

Difficile, se non impossibile, che un disco di tale fatta non possa piacere, utopico non amare a mente aperta questo “strano” artista americano di Milwaukee, Brett Newski e il suo mondo folk ibridato racchiuso nel disco American Folk Armageddon, undici brani che rappresentano l’espressione più genuina di quella poetica busker, quelle stralunate ballate da poetry corner che tanto fantasticano nei sogni di “libertà on the road” pressappoco di chiunque.

Una chitarra, basso, percussioni, qualche soffiata di tromba e pochi altri ammennicoli per un immaginario sonoro felice e pensieroso nell’insieme, storie e ballate scritte di pugno durante una permanenza nelle Filippine, Thailandia e Vietnam e che vengono a riempire di esistenza orecchi e cuore nell’immediato.

Nel taschino stilistico un po’ di Beck Dirt, Santa Maria, Frank Turner, un lontano Dylan, Billy Bragg No anchor, I want my best friend back,  Elliott Smith Sooner than now e nell’anima immensi spazi da camminare e dilatati amori da ripensare, amare o ricostruire, amicizie andate e delusioni fitte riempiono le stanze della tracklist, in poche parole uno di quei dischi dal quale non si butta via nulla, con cui si colmano momenti di vita e di piacere assoluto; una mezz’oretta di diamantini messi li a luccicare grezzi e sinceri, e quando passa la bella spennatona di acustica We are all fucked il cuore si gonfia fanfarone, guappo, pronto ad infastidire il tasto repeat a sfinimento.

Brett Newski, grande!

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Giornalista che crede che la musica sia la via maestra di tutto per arrivare al tutto.

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