Connect with us

Hi, what are you looking for?

Recensioni

BARTOLINI – Penisola

Bartolini probabilmente funziona perché negli ultimi quattro anni ha metabolizzato per bene britpop e scuola romana, da Calcutta in giù (ma anche da Calcutta in su), lasciandosi influenzare ampiamente dalla new wave americana, la scena di cui fanno parte Beach Fossils, Real Estate e Wild Nothing per intenderci.

Giuseppe ha venticinque anni e Penisola è il suo primo album dopo la realizzazione dell’Ep BRT VOL.1, uscito l’anno scorso, che l’ha portato ad aprire proprio per Calcutta e partecipare al MI AMI.

Cosa c’è dentro a Penisola? Una lista abbastanza lunga di posti: la sua Calabria, Roma, l’isola di Creta, le Hawaii, l’America (tutta), l’Inghilterra (tutta), Milano, Bologna, l’Alaska e una comparsata di Notre Dame. Non è di sicuro un disco da studente Erasmus nostalgico, perché Manchester (in cui Bartolini ha vissuto) non viene mai nominata, nonostante si senta chiaramente nel suono. Si tratta piuttosto di una lotta contro il tempo che passa e che tende ad allontanarci. Il disco è stato scritto in luoghi diversi che sono diventati uno solo perché il luogo di questi quattro anni è Bartolini stesso.

Onnipresente è il mare, luogo dell’anima, mai ingombrante perché continuamente sospeso a metà strada tra realtà e sogno.

Con 11 tracce a disposizione Bartolini è finalmente capace di espandere il suo mondo e spiegarsi. Che cosa ci spiega? Beh, per esempio in “Non Dirmi Mai” e “Lunapark”, i singoli che hanno preceduto l’uscita del disco, quasi tutto! Il primo, più orecchiabile, tratta chiaramente di un triangolo amoroso, mentre il secondo che è  più triste e malinconico, vera perla del disco, introduce il senso di straniamento di cui soffre l’autore, sia per la duplicità di sentimenti che scatena la fine di qualcosa che per il costante ritrovarsi in movimento, in viaggio (sempre in auto), non si capisce bene se contro il suo volere o no. Lo smarrimento, il senso di abbandono, ma anche di potenziale esplosivo e distruttivo dato dalla consapevolezza della solitudine si percepisce chiaramente per tutta la durata dell’album. Un bel po’ di roba da processare.

“Sanguisuga”, il primo pezzo, apre magnificamente raccontando di conflitti interiori e desiderio di affermazione in maniera molto elegante e come per “Iceberg” ci si rende conto che il motore di questi testi è un sentimento autentico, un’amicizia importante o l’affetto per la famiglia, cosa che non si può dire per “Millennials”, “Follow” e “Profilo Falso” che risultano piatti, a mio parere difficilmente riusciranno a essere transgenerazionali e fanno addirittura l’occhiolino a Tommaso Paradiso in modo fastidioso. Alla lunga le canzoni che parlano di quanto si siano annacquati i rapporti nell’era digitale senza mai un guizzo di ironia o cinismo stancano, anche se  “Follow” è pop di quello che ti darà il tormento fino alla fine dei tuoi giorni: il giro di basso e le chitarre del ritornello sono impossibili da dimenticare.

“Roma” prova la via della chitarra acustica, mentre “Penisola” è fatta di adorabile beach pop, ed entrambe riescono dove “Astronave” fallisce, dato che ritorna quella sensazione di appiattimento, di già sentito. “I love America” chiude il viaggio in maniera piacevole, quindi tutto sommato anche se fossi una professoressa stronza questo primo album di Bartolini lo promuoverei giusto per vedere dove andrà a parare con il prossimo.

Written By

Anello di congiunzione tra le Spice Girls e Burzum fin dal 1988

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Scopri anche...