E’ uscito in autunno “E quindi voglio cadere”, il nuovo singolo di Marat (il progetto solista della cantautrice romana Marta Lucchesini): un nuovo capitolo, un cambio di percorso che suona come una canzone d’odio, che suona come una canzone d’amore, con la presenza di un ukulele che guida la disillusione di un musicista in Italia nel 2021.
Le abbiamo chiesto, per l’occasione, quali sono i suoi brani preferiti, ed ecco come è andata!
Firth of fifth – Genesis
Ho iniziato a suonare tipo a 14 anni con una band letteralmente di bimbi, e facevamo prog. Non ho mai capito bene la strada che ho fatto in quegli anni, come è successo. Però sicuramente i Genesis sono alla radice. Questo pezzo era nella nostra scaletta e mi dispiace per averlo storpiato con la mia inesperienza (oltre che tecnica anche emotiva), però non smetterò mai di ringraziare tutti quei palchi che ho potuto vedere con gli occhi di una bambina che suonava la chitarra elettrica.
Concerto – Samuele Bersani
Bersani per me è un mare calmo, dove posso scegliere di nuotare se ho voglia, e non mi delude mai, e mi supporta e mi tranquillizza. È del tutto incredibile quanto è stato importante musicalmente e umanamente parlando per me. Perchè non bisogna sempre scrivere parlando la lingua che va più di moda, si può parlare anche una lingua inventata se ti fai ascoltare.
Stelle buone – Cristina Donà
Questa canzone è per me la regina delle canzoni scritte con la pancia che però arrivano forti e chiare anche al cervello. Non c’è niente da dire, c’è solo da ascoltare e riascoltare da capo.
Amore sociale – Dimartino
Io sono contenta che finalmente la platea di Dimartino si sia allargata all’inverosimile perchè è il mio preferito da sempre. I suoi dischi sono stati importanti per molti motivi, soprattutto perchè li ho cantati a squarciagola con i miei amici lucani, in situazioni e luoghi magici impossibili da dimenticare. Questo pezzo è uno dei più incredibili per quanto mi riguarda, sempre grazie di esistere.
Scomparire – Giovanni Truppi
E poi è arrivato Giovanni Truppi che ha spostato l’asse terrestre a colpi di sussurri. Da lui ho imparato che le parole non sono mai troppe, che non serve gridare ma se ti senti un po’ così invece puoi farlo, ho imparato che la musica non è secondaria anche se quasi tutto il mercato italiano sembrerebbe testimoniare il contrario. Grazie Giovanni. Grazie.





























