É disponibile da venerdì 20 giugno 2025 “Luna (Troviamoci Una Scusa)“, il nuovo singolo del cantautore e polistrumentista padovano classe 1996 Giovanni Battistin – un nuovo capitolo che segue i precedenti singoli “Raggio Di Sole” e “Amore Digitale” (già fuori per Scissor Salad, in distribuzione Believe Music Italy), che ci introducevano i temi del suo prossimo disco, la nostalgia e l’impatto delle relazioni passate. I brani sinora uscita rappresentano degli estratti dall’EP in uscita “Ultimo Accesso“, un progetto di quattro tracce che esplora le dinamiche delle relazioni nell’era contemporanea.
“Luna (Troviamoci Una Scusa)” è una canzone figlia del lockdown, periodo nel quale le nuove conoscenze e la comunicazione avvenivano quasi esclusivamente online. Esprime la frustrazione del poter interagire soltanto tramite un dispositivo e la voglia di uscire dal fango della comunicazione virtuale, trovando una scusa per incontrarsi di persona e conoscersi davvero.
E come sempre per conoscerlo meglio, gli abbiamo chiesto quali fossero le sue cinque canzoni preferite.
“Something in the way she moves” – James Taylor
James Taylor è uno di quegli artisti che mi accompagnano sin dai primi anni di vita. In casa, tra le tante cose, si è sempre ascoltata tantissimo folk e country americano tra cui JT, Neil Young, Bob Dylan e molti altri. Oltre alla sua voce dolce e calda, mi ha sempre affascinato il suo stile chitarristico che non ricerca virtuosismi superflui ma che si basa su una delicata raffinatezza. Anni fa sono andato a vederlo dal vivo con tutta la famiglia e sono riuscito a farmi autografare il biglietto a fine concerto. Pochi mesi dopo son rimasto senza parole vedendo ricondivisa nei suoi canali social una mia cover proprio di questa canzone.
“Whipping boy” – Ben Harper
Ben Harper è sinonimo di interminabili viaggi in autobus durante le superiori. Grazie a lui, ho scoperto e approfondito il mondo delle slide guitar. Ho provato a costruirne alcune artigianali con scarsissimo successo, ma alla fine mi sono affidato a Ermanno Pasqualato, un liutaio a mezz’ora da Padova, uno dei più grandi esperti europei di chitarre Weissenborn e lap steel. Se ascoltate bene il mio EP, sentirete qua e là il suono di una lap steel costruita proprio da lui.
“Come Down” – Anderson.Paak
Quando è uscito il suo leggendario live per NPR Tiny Desk, sono rimasto sbalordito. L’ho ascoltato in loop per mesi. All’epoca studiavo jazz e, a parte 50cent, Eminem, Caparezza e qualche pezzo di Fabri Fibra, non avevo molta familiarità con il rap e l’hip hop ma in quel disco sentivo una forte impronta R&B, ed è stato sorprendente riconoscere molti concetti di armonia che stavo studiando in un contesto così diverso dagli standard jazz del conservatorio. Mi ha aperto la mente e mi ha spinto a uscire dalla mia zona di comfort.
“This Old Dog” – Mac DeMarco
Fin dalle medie ascoltavo rock psichedelico e ho iniziato a suonare ispirandomi a quelle sonorità. Mac DeMarco ne è un perfetto esempio. Adoro il suono della sua chitarra, con quel chorus e vibrato che la fanno sembrare un po’ “ubriaca”, ma allo stesso tempo iconica. È la prova che le produzioni fai-da-te, un po’ lo-fi, possono dare vita a grandi canzoni e che la strada indipendente, nonostante le difficoltà, può regalare grandi soddisfazioni. Proprio come il prossimo artista.
“Porci” – Marco Castello
Marco Castello mi ha colpito per aver trovato un mix bellissimo tra pop e contaminazioni jazz/R&B. Sono riuscito ad apprezzarlo dal vivo, sia da solo che con la band, e in entrambi i contesti spacca. Apprezzo molto il registro linguistico che utilizza, caratterizzato anche dalla scelta di esprimersi al bisogno in dialetto siciliano che rende tutta la comunicazione molto reale. Nel mio ultimo Wrapped di Spotify era al primo posto, il che rende l’idea di quanto questo disco mi abbia mandato in fissa.






























