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I 5 brani preferiti di ALBERTO NELLI

Alberto Nelli si prepara a pubblicare il suo nuovo singolo “Sono mica cattivo”, e per l’occasione ha voluto condividere cinque brani che hanno segnato il suo percorso artistico e personale.

Non semplici ascolti, ma tappe fondamentali che gli hanno insegnato cosa può essere la musica: scoperta, forza, autenticità, poesia, trasformazione.

“Sweet Child O’ Mine” – Guns N’ Roses

Era il 1988 e io avevo nove anni. Un pomeriggio qualsiasi, mentre facevo merenda davanti alla TV, vidi per la prima volta il videoclip. Non sapevo ancora chi fossero i Guns N’ Roses, ma quella musica mi travolse. La chitarra di Slash, con quell’intro indimenticabile, aveva un suono che sembrava venire da un altro pianeta: melodico ma potente, aggressivo e allo stesso tempo dolce. Rimasi incantato, come se mi si aprisse davanti un mondo nuovo. Col senno di poi, capisco anche il contesto: alla fine degli anni ’80 il rock viveva una stagione di grande trasformazione. I Guns N’ Roses portarono un’energia fresca e autentica, che rompeva un po’ con l’estetica più patinata dell’hard rock di quel periodo. Per me, che allora ero solo un bambino, non esistevano categorie: era semplicemente pura emozione. Ma proprio da quell’emozione è nato il pensiero che mi avrebbe cambiato la vita: anch’io voglio fare musica.

“Smells Like Teen Spirit” – Nirvana

Se penso agli anni in cui ho iniziato a scoprire davvero la musica come linguaggio interiore, Smells Like Teen Spirit dei Nirvana è una tappa imprescindibile. C’era qualcosa in quel brano che non somigliava a nulla di ciò che avevo ascoltato prima: la chitarra ruvida e diretta, il ritmo martellante e soprattutto quella voce graffiante e disperata di Kurt Cobain, capace di incarnare rabbia e fragilità nello stesso respiro. Ogni volta che ascoltavo i Nirvana, mi arrivava addosso come un’onda: adrenalina pura, energia incontrollata, ma al tempo stesso una sincerità disarmante. Non c’era artificio, non c’era costruzione: era la semplicità che diventava potenza. Un grido generazionale che non aveva bisogno di troppe parole per arrivare dritto dentro. Per me è stato uno spartiacque. Ho capito che la musica non doveva per forza essere perfetta o levigata per colpire. Poteva essere sporca e cruda. L’autenticità è più potente di qualsiasi virtuosismo e dentro una canzone può starci tutta la forza di un’epoca.

“Scrivimi” – Nino Buonocore

Fin all’adolescenza mi ero sempre limitato ad ascoltare il rock, il blues o comunque musica inglese ed americana. Poi, grazie a mio fratello, è arrivato l’incontro con Nino Buonocore. Con la sua Scrivimi (ma tutto quel disco era magnifico) per la prima volta ho imparato ad ascoltare davvero la musica italiana con occhi diversi. Quello che mi colpì subito fu la delicatezza delle parole: semplici ma mai banali, capaci di raccontare l’amore in modo autentico, quasi sussurrato. Non era la classica dichiarazione melodrammatica che erroneamente spesso associavo alla canzone italiana in generale, ma una poesia intima, leggera e allo stesso tempo profonda. Vogliamo parlare degli arrangiamenti? Quelle sfumature jazzistiche raffinate, davano respiro e colore al brano, mi fecero scoprire una dimensione sonora nuova, più elegante e sofisticata. Con Scrivimi (con Buonocore in generale) ho capito che la musica italiana d’autore poteva essere semplice e complessa allo stesso tempo, immediata ma anche piena di sfumature. È stato un punto di svolta: da lì ho imparato ad apprezzare e rispettare molto di più la nostra tradizione musicale.

“Heroes” – David Bowie

Se dovessi scegliere un solo artista che mi ha segnato profondamente, direi senza esitazione David Bowie. Cito Heroes come canzone emblematica, ma in realtà è l’intera sua figura ad avermi cambiato. Bowie era l’artista con la “A” maiuscola. Era capace di reinventarsi costantemente, passava da un disco all’altro senza mai ripetersi, trovando sempre nuove forme di espressione e riuscendo, nonostante tutto, a rimanere riconoscibile e autentico, unico. In lui ho scoperto che la musica non è solo suono, ma anche visione, identità, immaginario. Ogni suo album era un universo a sé, eppure tutti portavano la sua impronta inconfondibile. Questo continuo mutare, senza paura di rischiare, mi ha insegnato che l’arte vive proprio nella trasformazione, nella libertà di non restare fermi.

“Special Needs” – Placebo

Ci sarebbero state tante altre canzoni da citare, ma come quinta voglio ricordare Special Needs dei Placebo. È un brano che ha avuto un impatto speciale proprio quando ho iniziato la mia carriera da professionista, all’epoca dei DIVINA. Quelle sonorità hanno influenzato molto anche il nostro primo singolo Amanti Isterici: c’era qualcosa in quella musica che sentivo vicino e che volevo riportare nella mia esperienza creativa. Ciò che mi ha colpito di più sono stati i contrasti: il pianoforte delicato che si intreccia con le chitarre a tratti dissonanti, creando un’atmosfera sospesa tra malinconia e forza. Una musica introspettiva, capace di scavare dentro e allo stesso tempo di sprigionare energia. Special Needs mi ha insegnato che le sonorità non sono mai solo un abbellimento: sono parte del racconto, capaci di trasmettere emozioni profonde e di diventare ispirazione concreta per chi, come me, stava cercando di trovare la propria voce nel mondo della musica.

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