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I 5 brani preferiti da MILO SCAGLIONI

Esce venerdì 9 dicembre 2022 per Another Music Recordings “Locked in a circle“, il nuovo singolo del songwriter Milo Scaglioni: un nuovo capitolo che ci accompagnerà alla pubblicazione del suo secondo album in uscita questa primavera, a sei anni di distanza dal precedente disco di debutto “Simple Present“.

Locked in a circle” è un brano che, pur mantenendo l’inevitabile matrice britannica che già conoscevamo, in parte abbandona l’oscurità e la nostalgia psichedelica in cui ci aveva fatto condotto Milo Scaglioni, concedendoci qui un nuovo loop musicale che esplora sentimenti quali lo smarrimento di fronte all’amore, e la paura di perderlo, e descrive la gabbia quotidiana in cui ci rinchiudiamo, lasciandoci con un messaggio tuttavia positivo: “out of the circle/ made your escape/make it better every day”. Questo brano è la prefazione del nuovo (secondo) romanzo di formazione musicale firmato dal menestrello che ama la psichedelia (come lo ha definito XL Repubblica nel 2017): “Port Nuveau, questo il titolo del nuovo album in uscita all’inizio della primavera del 2023 per l’etichetta parigina Another Music Recordings. 

Noi volevamo conoscerlo meglio, e gli abbiamo chiesto i suoi cinque brani preferiti. 

A day in a life – The Beatles

Che dire, il mio brano preferito di una delle mie band preferite in assoluto. L’ultima vera collaborazione in termini di scrittura di Lennon e McCartney. Secondo me un capolavoro che parte con una sezione scritta da Lennon, con una melodia malinconica che mi ricorda l’infanzia, con un testo da lui composto prendendo spunto da titoli di giornale. La canzone sarebbe già epica, e poi boom, ecco che arriva la sezione di canzone composta da McCartney, basso discendente, Ringo che dà il suo meglio sui tamburi con un suono di batteria da manuale di occultismo. Poi ecco arrivare l’orchestra, che con un crescendo cacofonico crea il disorientamento, equivalente nella mia testa alla vita che in un secondo passa davanti aglio occhi prima di morire.

Found my coat and grabbed my hat/Made the bus in seconds flat/

Found my way upstairs and had a smoke/ And somebody spoke and I went into a dream.

Can’t make a sound – Elliott Smith

Il primo brano di Elliott Smith che ho sentito, per caso, poco prima che morisse.

L’inizio di un amore mai spento from me to him.

La canzone è scritta molto bene, ovviamente, ma che mi commuove ogni volta è la sua voce, calda ma fragile ed il modo in cui canta disperato: “standing up to sit back down, and lose the one thing found…”

Time has told me – Nick Drake

Conosciuto ormai migliaia di anni fa, grazie ad una compilation presente nella sezione noleggio di una biblioteca di periferia, trovo Nick Drake un autore  sia unico che  imprescindibile, pur avendo avuto la sfortuna di non essere compreso da vivo.

Studente di letteratura inglese, proveniente da una famiglia artistica e da un paese di campagna nelle midlands,   talento sconfinato alla chitarra acustica, anche grazie all’uso molto creativo e originale di accordature particolari, Nick Drake è il mio port of call quando sono triste, quando sono contento e quando non so cosa ascoltare. 

“Time has told me/you’re rare a find/a trouble cure/ for a troubled mind”

Vorrei averlo scritto io… 

Thirteen – Big Star

Una canzone bellissima e semplicissima, canzone perfetta? Direi che per me lo è.

La storia di un amore adolescenziale. Lei ha 13 anni, lui 16 magari.

Il fatto è che lui è così innamorato da essere pronto a fare qualunque cosa per lei, anche a scontrarsi con il mondo intero, ma solo se lei è pronta a fare lo stesso per lui.  Altrimenti, soffrirò, ma me ne farò una ragione. Si avvicina così tanto alla mia idea dell’amore puro, quell’idea che da adulti può sembrare irraggiungibile.

Won’t you tell me what you’re thinking of? / Would you be an outlaw for my love? / If it’s so, well, let me know / If it’s no, well, I can go / I won’t make you

Silver Timothy – Damien Jurado

Mi rendo conto che non ho neanche provato a nascondere una certa mia preoccupazione costante per la morte, ma non fraintendetemi, io voglio vivere e non ho fretta di morire. Capire la morte solo per vivere meglio. Premetto questo visto che ho sentito questa canzone la prima volta mentre, con due amici, si guidava, in inghilterra, per andare al funerale di un altro amico . Ero triste ovviamente, ma quando questa canzone è uscita dal lettore cd ho dovuto chiedere, chi è questo?

Trovo sia una canzone sinistra, ma che abbia una scrittura perfetta, adoro la voce di Damien Jurado, onesta e fragile come un vecchio giubbotto di pelle ormai sbriciolato, che si mette il meno possibile per non distruggerlo del tutto, ma che si tiene sempre nell’armadio, pronto.

Go back down / don’t touch the ground”.

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