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Interviste

Stupito da New Orleans: intervista a Ettore Giuradei

Dopo la fortunata esperienza nei DUNK con Carmelo Pipitone, Luca Ferrari e il fratello Marco, dopo l’album Lucertola, Ettore Giuradei è stato, quasi da solo, a New Orleans. E li ha camminato per le strade, tra gente divertita e colorata, in una città perennemente in bilico tra match di musica contaminata e un soffio di affascinante spiritualità.

E li, poco prima dell’inizio del caos, Ettore attraversava vicoli e piazze mentre riproponeva un suo cavallo di battaglia, Stupito. Ed eccone il video estratto, prima di dover fare un passo indietro, insieme al resto del mondo, prima di uno stop che è più che un’intimidazione. Prima del lockdown, e della necessità di doversi fermare, senza potersi fermare.

Ciao Ettore, come va? Bellissimo il video girato a New Orleans. Come mai questa idea?
Ciao…momento particolarmente turbolento! Mi fa piacere vi sia piaciuto il video. L’anno scorso, in questo periodo, ho fatto un viaggio nel sud degli Stati Uniti a scopo puramente esperienziale. Sono stato ad Homestade, sotto Miami (dove ho comprato la chitarra che vedete nel video), poi a Tullahoma e Nashville in Tennessee, e quindi a New Orleans. Nella città della Luisiana era periodo di Mardi Gras e ho avuto la fortuna di essere ospitato da Federica Cozzio e Giorgio Affanni, amici video maker che abitano a NOLA. Abbiamo passato qualche giornata insieme a curiosare tra le sfilate e le brass band. L’ultimo giorno Giorgio ha lanciato l’idea di girare e filmare una mia performance live per le vie della città. Abbiamo girato 3/4 ore di materiale e ci siamo salutati davanti ad un piatto di jambalaya. Dopo nove mesi, visto il secondo look down che mi ha impedito di fare il tour che avevo programmato, ho deciso di produrre e pubblicare un paio di video, grazie ad una campagna di crowdfunding. Questo è il primo, se qualcuno volesse contribuire alla campagna di realizzazione del secondo può trovare tutte le informazioni sul sito di produzionidalbasso.com

La città ha un’anima musicale e goliardica, hai qualche esperienza da raccontare a riguardo?
Ero alla fine di un lungo viaggio in solitaria. Purtroppo non parlo bene inglese e arrivato a New Orleans avevo voglia di incontrare Federica per fare due parole in italiano. Prima di incontrarla mi son fatto 4/5 giorni in due ostelli veramente punk dove la sera ci si metteva attorno al tavolo a suonare con chiunque tirasse fuori uno strumento. In altri momenti della giornata andavo al Lucky’s Bar, aperto 24 ore su 24, dove approfittavo della lavatrice proprio a fianco del tavolo da biliardo. La maggior parte della gente è afroamericana e ha un’energia potente…che ti fa desiderare d’essere nero. Semplice coincidenza che mi piace raccontare è che qualche mese dopo essere rientrato, Ani Di Franco, ha pubblicato un nuovo bellissimo brano “Do or Die” con un video girato proprio tra le strade di New Orleans.

Ti sei occupato di tamponi durante la pandemia, come hai vissuto quei momenti, che nella tua zona sono stati particolarmente duri?
La situazione è stata un pò pesante. Durante il giorno si sentivano spesso sirene di ambulanze e il coprifuoco generale era veramente straniante. Con la musica ero fermo, causa lock down, e fortunatamente mi sono aggrappato al mio secondo lavoro come operaio per una ditta di canalizzazioni dell’aria, di un amico. 
Dopo un mese di cassa integrazione abbiamo ripreso con due lavori “a tema”, per la realizzazione di una terapia intensiva e per un reparto di una ditta che produce tamponi. La sensazione è stata, purtroppo, quella di avere la certezza palpabile di essere in piena pandemia e che ci si stava preparando ad un periodo medio lungo di emergenza. 

Parlando di Lucertola, è stata una produzione un po’ particolare e diversa dal solito, vuoi raccontare brevemente come ha funzionato dalla regia e con i musicisti?
Beh…questo nuovo album è nato veramente all’improvviso. Uscivo dall’esperienza Dunk, troncata in modo abbastanza brusco. Avevo dei pezzi nuovi che mi piacevano parecchio, soprattutto Lucertola. Non avevo voglia di fermarmi, allora ho fatto due provini chitarra e voce che mi son serviti per trovare una produzione e per capire che un disco tutto chitarra e voce sarebbe stato un pò fiacco. A quel punto ho deciso di continuare nella dinamica abbastanza improvvisata e grazie anche a Blodio Fappani, direttore artistico, abbiamo deciso di coinvolgere due musicisti che fossero in grado di buttarsi in una registrazione simultanea, senza possibilità di ripensamento. Fortunatamente con Giacomo Papetti (bass VI) e Fidel Fogaroli (synth, pianet, effetti) è nato un buon interplay. Il disco è il risultato di due giornate di registrazione più qualche chicca di Blodio in post produzione.

Quale brano di Ettore Giuradei consiglieresti a chi ancora non ti conosce?
Così, di pancia, m’è venuto in mente “Dimenticarmi di te” , brano inserito nel disco “Giuradei” del 2013 e anche “Paese“, brano inserito ne “La repubblica del sole”.

Progetti futuri?
Ho tante cose in testa… nell’immediato spero arrivi qualche data, qualche concerto.

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