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Interviste

Nellow Spazio: dalle metro di Milano alle opere di Farocki così nasce Lussuria

Tra le giovani promesse e nuove scoperte della scena musicale italiana di oggi possiamo ascoltare Antonello Monnini, in arte Nellow Spazio, nato e cresciuto a Milano.
Autore e sperimentatore, avvicinatosi al mondo del rap in adolescenza, fonde nella sua musica una combinazione di stili dal melodico all’urban, con testi introspettivi e suggestivi che trattano svariati temi. Il singolo d’esordio è Lussuria, brano scritto quasi per caso che da una nota sul cellulare, è diventato concreto in studio di registrazione. 

Il testo è intimo e misterioso, ma ciò che caratterizza il brano è il suono dalle note arabeggianti che rendono riconoscibile lo stile del cantante.
Parallelamente alla musica Nellow si appassiona all’ arte, frequentando il liceo artistico di Milano e successivamente entra a far parte della NEWD, un collettivo di artisti di vario genere, dalla musica ai visual. Per scoprire qualcosa di più sul singolo e sulla sua vita, gli abbiamo fatto qualche domanda: 

Ciao Antonello! Il tuo ultimo singolo Lussuria è disponibile dal 5 maggio. Com’è nato questo brano? 
In modo molto naturale. È partito da un testo che ho scritto una notte e ritrovato sulle note del telefono giorni dopo. L’intenzione iniziale non era neanche quella di farci della musica, volevo solo scrivere. Poi, in studio con Bluebarry, ci siamo accorti che avevo scritto una canzone senza pensarci, abbiamo sviluppato la produzione, registrato al volo e nel giro di un pomeriggio è nata Lussuria. 

Canti “Forse dormire un po’ mi spaventa, è come morire per qualche ora”. Quali sono le tue paure nascoste? 
Credo che la cosa che più di tutte mi spaventa sia la normalità. Per stare bene ho bisogno di vivere esperienze che vanno dall’insolito all’assurdo. Quando mi accorgo che sto trovando stabilità finisco sempre per spostare qualcosa e inclinare tutto, ed è anche lì che di solito nascono le idee. 

Tra i sette vizi capitali hai scelto la Lussuria. È il peccato che ti tenta di più? 
La lussuria è quel peccato che più di tutti figura il nostro scontro con l’altro. Cedere alla Lussuria significa metaforicamente superare quel sentimento di vergogna che ci fa chiudere in noi stessi e relazionare con il mondo così come siamo, senza pose e vestiti. Da qui “accetto lo scambio, l’offesa”. In questo senso sì, è il peccato che mi tenta di più ma anche quello a cui mi concedo con più fatica. 

Sei cresciuto in una famiglia di pittori e anche tu hai sviluppato passione per le arti visive. Cosa ti piace in particolare? 
Mi piace molto l’installazione, dalle tende della Accardi alle opere di Farocki, dall’estetica pura e aulica al concettuale. L’idea di creare un ambiente, un’arte a misura di persona e distanza di interazione mi ha sempre affascinato. Nella Piccola Tenda della Accardi ci puoi entrare e, nonostante ciò, sembra più un’opera pittorica che una mini architettura. Le video-installazioni di Harun Farocki sono pensate perché si completino nell’immaginazione dello spettatore, sovvertendo quel tipo di narrazione mediatica di fronte alla quale siamo abituati ad assumere un atteggiamento passivo. Lui mi ha fatto capire che il potere dell’arte sta proprio nell’attivare l’immaginazione dello spettatore, che sia per cogliere una contraddizione nella realtà o per proiettarsi verso un’utopia. 

Con la musica il tuo percorso è partito fin dall’adolescenza. Come si è evoluto fino ad oggi e chi ti ha ispirato ad intraprendere questa carriera? 
È partito tutto con due miei amici, Jonathan e Martino, loro facevano già musica e ho pensato: “okay, devo farlo anche io o almeno provarci”. Ho avuto la fortuna che quando gli ho fatto sentire la prima strofetta che avevo scritto mi hanno tirato dentro. Suonavamo dal vivo, incidevamo mixtape acerbissimi ma pieni di passione, tutto in modo molto caotico e disorganizzato. Poi, crescendo, c’è stato un periodo in cui credevo di aver perso la concentrazione ma ho beccato Dipdoze in metropolitana e, invitandomi da lui, mi disse che stava sperimentando di cercare un suo suono in camera sua con Ableton. Nel giro di qualche mese è nato 

Distrazioni, un album-demo che si trova solo su soundcloud. In quel momento è stato come iniziare una seconda volta, una conferma che scrivere e fare musica era quello che volevo fare a tutti i costi. 

La tua città è Milano, famosa per aver riunito tanti musicisti. Come vivi la sua dimensione urban? 
Bene, mi piace la città, ci sono nato e cresciuto. Mi piace perché anche se è più piccola di quello che sembra è piena di persone diversissime tra loro. Mi piace uscire a caccia di storie, parlare con gli sconosciuti e lasciare che si raccontino. Da ragazzino prendevo la metro senza meta e disegnavo le persone di nascosto. Milano ha anche tantissimi lati negativi che chiunque ci sia stato conosce, però ecco, da artista ci ho sempre trovato un sacco di materiale. 

Quali sono i tuoi ascolti principali? Hai un artista preferito che ti piacerebbe consigliarci? 
Diciamo che ho le orecchie tese verso l’estero. Con gli artisti e le canzoni vado a periodi, questa settimana ho in loop l’ultimo album di SOPHIE, la scorsa stavo sotto per Playboi Carti. Di solito prendo poche canzoni e le ascolto tantissimo per periodi brevi, ascolto lo stesso brano 20-30 volte al giorno quando sento che c’è qualcosa che l’artista sta cercando di comunicare e voglio provare a capire più a fondo che posso per entrare nel suo mondo. Un artista freschissimo e relativamente nuovo a cui in Italia non diamo ancora attenzione è sicuramente RMR. Lui mi ha stupito perché ha un profilo artistico al contempo super contraddittorio ed estremamente coerente. 

Con il produttore Bluebarry hai condiviso gran parte della tua creatività musicale. Com’è nata la vostra amicizia? 
Barry lo conoscevo di sfuggita al liceo, avevamo amici comuni ma ci vedevamo di rado. Sono finito quasi per caso un giorno nel suo vecchio studio a fare serata, eravamo decisamente troppo fatti e abbiamo registrato un pezzo che non saprei se definire strano o terribile. Però la vibe tra di noi già c’era, lui è una persona che ha tantissimo da raccontare e facendo musica assieme abbiamo sviluppato un’amicizia molto stretta. 

Cosa ti piacerebbe realizzare in futuro, cosa dobbiamo aspettarci? 
Beh, mi piacerebbe realizzare il futuro. Inventare e innovare è la primissima priorità. Voglio riuscire a coniugare un approccio sperimentale con il potere che ha il pop di coinvolgere e parlare a tutti. L’altro grande obiettivo è crescere come artista in modo organico, fare incontrare musica e progetti visual. 

di Giada Consiglio

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