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Manifesti e immaginari sensibili: intervista a MIGLIO

“manifesti e immaginari sensibili” è il primo album di Miglio. Di origini bresciane ma di stanza a Bologna, scrive per immagini e i suoi brani parlano di vita quotidiana e storie vissute, di amori che bruciano, di scenari interiori che prendono vita tra la città e la provincia. Cresce ascoltando Ivan Graziani, Dalla, Jeff Buckley e i Joy Division, riferimenti che confluiscono in quello che lei ama definire un cantautorato postmoderno. Nell’esordio di Miglio c’è spazio per influenze ispirate alla new wave degli anni ‘80 e per l’elettronica, ma anche un’attitudine quasi punk in alcuni brani, con l’attenzione ai testi sempre in primo piano, alla ricerca di un’immediatezza che si avvicina al pop senza mai toccarlo del tutto. 

Ascoltando Manifesti e immaginari sensibili si ha l’idea di un piccolo scrigno interiore che parla di luoghi e situazioni vissute in prima persona; da dove nasce questa esigenza espressiva per questo disco d’esordio?
Nasce da me, in generale la scrittura è da sempre il modo attraverso il quale riesco a dire meglio alcune cose, in particolare questo disco esiste perché c’era una mia chiara volontà di creare un contenitore dentro il quale inserire tutto quello che avevo scritto, tutto ciò che ho vissuto e visto. 

A partire dall’elemento autobiografico, la sensazione è che ci sia comunque una riflessione, un racconto collettivo nei testi di questo EP
Sì penso ci sia anche questo aspetto, questi brani hanno scavato cose di me ma ho anche raccontato quello che ho visto negli altri, le vite degli altri e non solo la mia. poi credo sia possibile connettersi con gli altri attraverso l’arte, quindi anche un punto di vista più autobiografico può diventare comune se le esperienze/emozioni raccontate sono condivisibili anche dagli altri.

Dai testi emerge una forte attenzione, quasi romantica, per i luoghi, spesso legata a scenari della città o di posti apparentemente solo di passaggio. Da dove arriva questo legame?
Trovo alcuni luoghi carichi di fascino e spesso in questi ho trovato il mio spazio per pensare, stare da sola, condividere attimi importanti. Alcuni sono luoghi della mente, altri sono veri posti fisici che ho scoperto e che mi hanno lasciato qualcosa.

Dal punto di vista musicale spazi dal sound della new wave anni ‘80, all’elettronica, passando per echi punk; quali sono le tue influenze e quanta ricerca dal punto di vista sonoro c’è dietro questo disco?
Ho ascoltato diversa musica negli anni. Se devo identificare i punti cruciali credo che tutto sia partito dal cantautorato italiano (da Dalla a Fossati, De Andrè, Battisti e tantissimi altri) per poi passare al mondo più alternativo con la scoperta di gruppi come CCCP, Afterhours, Bluvertigo fino al mondo straniero con The Cure, The Velvet Underground, Joy Division, Mgmt (ne cito alcuni). C’è stato un lavoro intenso dal punto di vista sonoro, di ricerca e di ascolti e abbiamo lavorato sodo fino a fare arrivare questi brani all’altezza di ciò che volevamo, cercando di creare un linguaggio personale e un suo mondo sonoro ben definito. 

Progetti futuri: hai pensato a qualche collaborazione?
Si, mi piacerebbe condividere musica con diverse persone. vedremo. 

Foto di Martina Platone

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