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Interviste

Love bombing: il podcast sulla manipolazione che tutti dovremmo ascoltare.

di Stefania Clerici

Relazioni abusanti, tossicità, manipolazione, violenza psicologica, femminicidio: parole forti e spesso vicine in una sola frase, che descrivono la parabola di un sentimento sbagliato. Lo chiamano amore, sì, ma è il suo opposto: Love bombing, ovvero un bombardamento d’amore, ma che amore non è. Purtroppo è appunto una bomba le cui conseguenze possono essere devastanti.

Di questo parla il podcast di Roberta Lippi, giornalista e autrice di Love Bombing, prodotto da Storielibere.fm: il progetto è attivo da più di 4 anni e ad oggi Roberta Lippi ha raccontato più di 20 storie di manipolazioni di vario tipo: l’abbiamo incontrata qualche giorno fa per una chiacchierata informale, da cui è nata l’intervista che segue.

Love Bombing è disponibile gratuitamente sulle piattaforme di distribuzione podcast più conosciute, clicca questo link https://pod.link/1546146233 per ascoltarlo.

All’inizio di ogni puntata introduci “Love Bombing” come frutto della ricerca derivata dal precedente podcast: ci parli di Soli e delle connessioni con Love Bombing e perchè “siamo tutti pronti ad entrare in una setta”?

La risposta a questa domanda è proprio lo scopo di tutto il lavoro. Quando è andato online Soli, nonostante gli (ex) bambini della comune di Osho raccontassero di un mondo che li aveva accolti e poi dimenticati e infine allontanati dai loro genitori – e nonostante per molti quelli sia stato un periodo anche di abusi – si creava in alcuni ascoltatori una sorta di fascinazione per le atmosfere dell’India, per l’inizio di quelle storie. Così mi sono chiesta perché. E mi sono domandata se anche io non sarei potuta cadere nelle brame di quel maestro, in quel contesto e in quel periodo storico, e la risposta è stata: probabilmente sì. Da lì la provocazione “siamo tutti pronti a entrare in una setta”, perché ognuno di noi è passibile di subire una manipolazione senza rendersene conto. E la ragione sta nel proprio nel love bombing.

Nel podcast parli di manipolazione e violenza psicologica su più livelli e ambiti, dai rapporti passionali, alle relazioni familiari, lavorative, amicali… Nessuno è immune, siamo purtroppo d’accordo, ma come prendere le distanze dalla tossicità quando è ovunque?

Ognuno di noi per fortuna, se vive questo mondo al meglio delle sue possibilità e con curiosità, farà molte esperienze nella vita: si innamorerà, viaggerà, cambierà lavoro, frequenterà corsi e si farà nuovi amici. Non possiamo prendere distanza dalla tossicità prevedendola, ma possiamo farlo quando ce ne accorgiamo. E, come cerco di spiegare in Love Bombing, accorgersene subito è spesso molto difficile. Il punto è riconoscere i campanelli d’allarme – che per fortuna si somigliano sempre – e definire subito dei limiti. Per fare un esempio: se una persona che abbiamo appena conosciuto cerca di occupare tutto il nostro tempo (e i modi per farlo sono molti), lì dobbiamo drizzare le antenne. Lo stesso valga per ogni piccola mancanza di rispetto: ti faccio aspettare un’ora? Va fatto notare. Il manipolatore ci mette alla prova, vede come reagiamo e assesta la sua strategia su quello. Dico sempre che lo scopo del mio lavoro non è promettere che non si cadrà mai più in una trappola, ma dare gli strumenti per individuare subito i segnali e uscirne, magari, in pochi giorni o settimane, invece che in anni. 


In un momento storico come questo siamo sovraesposti alla violenza per immagini, dove risulta quasi “normalizzata”, tanto nel racconto reale di cronaca quanto nella fiction: come si può raccontare la violenza vera, usando voce e parole?

È una domanda a cui non riesco a rispondere in modo univoco. Ogni storia di violenza è una storia a sé e ogni storia di violenza è insopportabile allo stesso modo. È lo sguardo di chi la racconta che fa la differenza. Bisogna togliere il giudizio e lasciare spazio alla vittima. E la vittima ha i suoi tempi, che sono sempre diversi. Nel mio caso io mi sfilo dal racconto e divento quasi un semplice narratore. Certo, ogni tanto puntello con un mio parere, ma in quel momento sono al pari dell’intervistato. Se nessuno di noi è immune, chi sono io per ergermi e giudicarlo? È solo empatizzando con l’altro che possiamo davvero comprenderne il dolore, la fatica e anche la vergogna. Il podcast è un mezzo stupendo, perché la voce permette di mantenere quel racconto in una sfera più intima, che è quello che serve molto spesso quando si confida per la prima volta di aver subito una violenza.

Le testimonianze dirette delle vittime sono parte fondamentale nella narrativa di Love Bombing: ci racconti meglio che tipo di rapporto si instaura tra te e la persona protagonista della storia e come viene gestita l’intervista?

Anche qui, ogni caso è a sé. A volte ci si incontra e in quel caso preferisco andare da sola, senza fonico. Non voglio interferenze, ma non per me (anzi, avere con sé un fonico è sempre una grande fonte di tranquillità perché se perdi un pezzo di audio hai perso tutto!), ma per il testimone – che ha già parlato con me, ma non conosce la terza persona. Quando accade cerco sempre di trovare il modo perché tutti entrino un minimo in sintonia (basta un caffè). Quando si è a distanza o quando la persona si vergogna molto procediamo con un’intervista da remoto attraverso uno studio virtuale. Altre volte è capitato che l’intervista avvenisse in studio, ma cerco di evitarlo per i motivi che ho appena spiegato. Prima dell’intervista ci si sente alcune volte via mail o messaggio e poi faccio sempre una breve telefonata (a volte breve a volte no, dipende). In quel frangente solo rarissimamente parliamo delle domande che verranno fatte, anzi devo dire che forse è successo solo un paio di volte. Serve più che altro a risolvere i dubbi dell’intervistato/a, soprattutto se ha chiesto l’anonimato e ha paura di essere riconosciuto. Quello che posso dire è che con quasi tutti poi non ci si è persi “di vista”. 

Nel podcast la tua voce è il filo narrante, con il supporto del racconto in prima persona delle vittime. Un ruolo principale lo svolgono anche suono e tappeto sonoro: quale tipo di lavoro viene fatto a livello audio?

Love bombing ha tre musiche originali create ad hoc per il podcast: la sigla e due altri brani. Scelgo le altre musiche di volta in volta dalle library che mi mette a disposizione Storielibere e poi le provo con Valeria Ardito, che monta il podcast “fisicamente” e mi supporta nel sound design. Per quanto riguarda i suoni alcuni, come la “bomba”, fanno parte della punteggiatura, della scrittura del podcast, altri li scegliamo di volta in volta a seconda del racconto. Capita spesso di non trovare il suono giusto sulle library, a quel punto lo cerco, lo registro e lo invio a Valeria. Può essere un campanello, il rumore della folla o la rotella di un vecchio telefono che gira. Qualsiasi cosa serva. In ogni caso non sono una grande amante dei suoni didascalici e, anzi, trovo che spesso distraggano dall’ascolto. Non ho l’horror vacui. Preferisco anzi enfatizzare ciò che viene detto proprio lasciando le voci senza alcun supporto sonoro. 

Le storie di Love Bombing sono tutte davvero potenti: la nuova stagione appena partita si apre con il racconto in prima persona di ciò che è capitato a te… vuoi dirci di più a riguardo e quale percorso ti ha fatto arrivare a questa puntata di “auto-analisi”?

Nessun percorso in realtà: è successo. Non ho deciso solo ora di raccontare dopo tre stagioni una vecchia storia che mi riguarda, ma mi è capitato di viverla proprio e nonostante tre stagioni di un podcast che parla di manipolazione. Se la tesi è che nessuno è immune perché io avrei dovuto nascondermi?  Ma soprattutto: osservando il manipolatore da vicino ho vissuto delle dinamiche che sapevo essere per le vittime un punto cieco, come quello in cui non vedi l’auto arrivare se guardi nello specchietto. Sarei stata un’egoista a non mettere a disposizione cosa avevo capito.  E tra l’altro io ci sono caduta proprio con l’arroganza di poterne uscire incolume perché ne avevo riconosciuti i campanelli subito. No, non è così per nessuno. Ma posso dire che tutto quello che ho raccontato negli anni si è rivelato davvero efficace per uscirne in tempo zero.

Ci puoi anticipare qualche contenuto sulle storie delle prossime puntate, in pubblicazione nelle prossime settimane?

Il prossimo episodio parlerà di associazionismo e di ideali e sarà una storia che purtroppo si trasformerà in una violenza fisica.  È una testimonianza molto potente e spero che sarà importante soprattutto per le tante donne che si sono sentite giudicate per non aver lasciato subito un uomo violento o che hanno avuto paura di parlare di un abuso subito. Racconterà di come il senso di colpa si insinui nella vittima e spero che davvero in tante persone si sentiranno finalmente comprese. L’ultimo episodio del 2024 invece sarà dedicato al pensiero magico.

Love Bombing è diventato anche un libro: puoi dirci di più di questo progetto e che differenza c’è tra la forma scritta e il podcast?

Sono due lavori complementari e sono molto affezionata al libro anche perché all’interno ci sono 16 testimonianze nuove e che non sono episodi del podcast. Ormai ricevo moltissime segnalazioni. Queste storie (che spaziano nella manipolazione dalla religione alla famiglia, dall’amore allo sport, alla scuola, alle pseudoscienze etc.) hanno permesso di creare una sorta di “manuale delle manipolazione” dove le tecniche vengono esplicitate in dei boxini riassuntivi. In questo caso c’è un’inversione rispetto al podcast: le storie le racconto tutte io, mantenendo però i virgolettati dei testimoni. Ciò nonostante ho voluto mantenere lo stesso stile semplice e abbastanza diretto del podcast. In tanti mi dicono che leggendolo sentono “la mia voce” e credo che questa sia la dimostrazione che sono davvero due progetti che si sono ben integrati. Ma questo non sta a me dirlo.

Ringraziamo Roberta Lippi per la sua disponibilità e la condivisione di idee e pensieri, nella speranza che il lavoro di Love Bombing aiuti tutti e tutte a riconoscere le situazioni critiche e accenda le nostri menti qualora incontrassimo nel nostro percorso delle red flags e persone da cui prendere le distanze.

Ricordiamo, in occasione del 25 novembre e della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, che è attivo il numero telefonico 1522, a sostegno delle vittime di violenza, da chiamare SEMPRE in caso di violenza subita o che si assista ad una violenza perpetrata ad altra persona.


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Milanese, classe 1983, sono appassionata di musica, cinema e cultura pop. Adoro viaggiare, mangiare, dormire, viaggiare, ballare, sorridere e fare l'amore. Oltre a scrivere di musica su Rockon sono digital producer per il tuo canale tv preferito. Amo il rock in tutte le sue forme, i gatti, fotografare il cibo che mangio (e lo faccio da anni, non per moda social) e perdermi per le vie delle città che non conosco. Bulimica di serie tv, collezionatrice di vestiti, scarpe, borse e tutto ciò che può entrare in una grossa cabina armadio puoi chiedermi di tutto e ti darò la risposta che cerchi (altro che Google e il libro delle risposte!), basta non domandarmi: “qual è il tuo artista preferito?”.

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