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Interviste

La morte del pop: intervista a THE LEADING GUY

E’ uscito a maggio LA MORTE DEL POP il nuovo singolo di THE LEADING GUY che anticipa il primo progetto discografico interamente in italiano del cantautore bellunese, e che segue l’uscita di “Solo musica”, l’intenso brano con la straordinaria partecipazione di Vinicio Capossela.

Continua il viaggio nella nuova fase artistica di THE LEADING GUY, che a tre anni di distanza dall’album “Twelve Letters”, è infatti pronto a tornare lasciando per il momento da parte l’inglese, lingua con cui si è affermato ed ha pubblicato i precedenti album, e privilegiando la scrittura in italiano. 

Dopo i primi due album in inglese hai iniziato a pubblicare delle canzoni che anticipano il tuo primo progetto discografico interamente in italiano. Come mai questa scelta?

Il passaggio alla lingua italiana è stata una risposta alla pandemia. Ad un tratto mi sono ritrovato con troppo tempo a disposizione e nessun progetto a breve termine. Da anni volevo cimentarmi con la nostra lingua ma desideravo che il cambiamento avvenisse senza pressioni e con tutta la calma necessaria. Sapevo che un giorno sarei passato all’italiano ma il sapere quando non mi ha mai ossessionato. Nei due anni di stop ho avuto tutto il tempo necessario per fare le cose a modo mio. E’ stato terapeutico.

Secondo te il Pop è morto? O con tutte queste hit a tavolino è morta la musica?

Il Pop non è mai stato cosi in forma e al momento sono altri i generi musicali che se la passano meno bene. A mio modo di vedere le hit scritte a tavolino sono sempre esistite, e va bene così, il problema nasce quando gli artisti che dovrebbero dare sfumature diverse al mondo musicale cercano di imitare i grandi prodotti discografici. Viviamo in un momento storico in cui la Musica cambia ad un ritmo spaventoso e la fame di Consenso sta mandando in affanno un sacco di artisti. Siamo una generazione dal fiato corto e senza fiato si canta male. Esistono talenti incredibili in questo paese e spero solo verrà lasciato loro il tempo di dimostrarlo.

Nelle tue canzoni è sempre presente il concetto di tempo, da “Tempo batte a tempo” di Solo Musica a “I’m feeling every hour” di Times. Com’e’ il tuo rapporto con il passare del tempo?

Le due canzoni che hai citato esprimono di per se lo stesso concetto. Uno dei miei difetti è il non saper godere a fondo ogni attimo positivo che la vita, e questo mestiere in particolare, spesso mi hanno regalato e continuano a regalarmi. Nel mio percorso ci sono stati dei momenti incredibili che ho vissuto con troppa fretta, la mente rivolta al “domani che succederà”. Con il tempo sto lentamente imparando a non correre troppo e a godermi ogni istante. Lo scrivo nelle canzoni per ricordarmelo ogni giorno.

C’e’ una tua canzone alla quale sei più legato? Ti va di confidarci il perché?

Credo che “Solo Musica” sia la canzone che riassume tutto ciò che ho sempre cercato di dire in questi anni. Anche nei momenti più difficili non ho mai smesso di amare la Musica e di portarle un rispetto profondo. E’ una canzone per la canzone, una dichiarazione d’amore. Quando la canto riesco ancora a ricordare il motivo per cui ho cominciato a scrivere e allontana tutte le cose inutili che spesso riempiono il mondo della musica. Il fatto che Capossela abbia accettato di farmi compagni la rende inoltre un ricordo indelebile.

Hai collaborato con Vinicio Capossela per “Solo Musica”: con chi ti piacerebbe collaboratore per una canzone?

Ci sono molti artisti italiani che mi piacciono e che stimo enormemente e con alcuni di loro ho avuto la fortuna di dividere momenti preziosi accompagnandoli nei loro tour. Penso ad Elisa, Niccolò Fabi, Jack Savoretti, persone incredibili che mi hanno aiutato molto. Se mi chiedi però una risposta secca chiudo gli occhi e il primo nome a cui penso è Paolo Conte.

Quanto questi due anni di pandemia hanno influenzato queste nuove canzoni? Come hai vissuto questo periodo complicato, tra lockdown e restrizioni?

Prima della pandemia ero un artista che cantava in inglese mentre oggi ho un disco in italiano che aspetta solo di uscire, quindi direi che questi due anni hanno cambiato molto il mio mondo. La pandemia non ha influenzato i miei testi che come sempre hanno radici che non so da dove partano ma in qualche modo mi ha lasciato il tempo per pensare dopo anni trascorsi a rimbalzare a destra e a sinistra in giro per il mondo. Lockdown e restrizioni hanno congelato il mondo musicale per due anni e oggi raccogliamo i cocci di un periodo orribile. A livello personale è stato un periodo strano da cui ho cercato di ricavare il meglio che c’è: le canzoni.

Ti vedremo live quest’estate? Hai già in programma qualcosa?

Sto ancora valutando il da farsi. Vorrei poter fare poche cose ma che mi rendano felice di stare sul palco. Presto deciderò.

Foto Claudia Cataldi, Simone Petracchi

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