LE CITTÀ DI K, la rock band nata dal progetto Euphorica nel 2017 che aveva suscitato interesse e riscontri entusiasti all’esordio discografico, torna con il secondo lavoro in studio, prodotto da Giorgio Mastrocola (già componente de La Sintesi e collaboratore di lunga data di artisti del calibro di Franco Battiato, Morgan e Max Pezzali).
# “Le Città di K” è un nome che evoca immaginari letterari e urbani. Come nasce e cosa rappresenta per voi oggi?
Il nome le città di K è una citazione e viene da un libro per noi molto importante “ la trilogia della città di K” di Agota Kristof. Una storia potente, la scrittura asciutta, il continuo sovrapporsi tra reale e immaginario… una dichiarazione perfetta per la nostra “poetica”
#_Il nuovo lavoro è intitolato semplicemente “II”: un numero, un simbolo. Qual è il significato dietro questa scelta così essenziale?
Abbiamo deciso di intitolarlo semplicemente “II” perché si tratta di una nuova tappa nel nostro percorso. Come un numero primo, questo è un nuovo inizio, come fosse nuovo “primo” ep, figlio del vissuto di tutti i componenti della band. L’unione tra di noi, così diversi ma così legati, ci ha permesso ancora una volta di superare cambiamenti e ostacoli.
#_“II” è un disco teso, viscerale, attraversato da emozioni forti come rabbia, isolamento e desiderio. Com’è nato e che tipo di urgenza creativa lo ha generato?
È il risultato di un periodo lungo,difficile,un periodo di stop forzato, un periodo anche di angoscia per quello che succedeva intorno a noi e che tuttora sta ancora succedendo. Un periodo che ha portato a una scrittura nuova , più corale e senza sovrastrutture, diretta e viscerale.
#_L’album è stato prodotto da Giorgio Mastrocola. Come ha influito il suo contributo artistico sul vostro suono e sulle atmosfere del disco?
L’incontro con Giorgio per noi è stato determinante. È un artista straordinario e, allo stesso tempo delicato e mai invadente. Non si sostituisce mai alla band, ma cerca di spingerci a dare il meglio e trovare soluzioni per esprimere al massimo la nostra musica. il suo contributo artistico è stato determinante, a partire dalla scelta di registrare in presa diretta per mantenere un suono graffiante e molto “live”, fino agli interventi dei fiati e ad alcuni tocchi di pianoforte, Rodhes e programmazioni.
#_“Il mio mal di testa” è il pezzo forse più sarcastico e caotico: un flusso di pensieri in stile stream of consciousness. Com’è stato scriverlo e strutturarlo musicalmente?
Diamo a cesare quel che è di cesare. 🙂
Avevamo scritto questo pezzo strumentale che ci piaceva molto e che aveva quel senso caotico che appunto descrivi.
Avevamo anche questo piccolo poema nato da un post di Giorgio, un amico comune, che uno di noi aveva salvato tra le sue note letterarie.
C’era subito parso un connubio perfetto con il nostro pezzo e ci siamo messi al lavoro per dare vita a questa canzone che racchiude in se suoni acidi,ricercati e dilatati, con questo incedere sempre sul filo del rasoio abbinato ad un testo che segue questo Mood.
_Il vostro sound fonde rock alternativo, poesia urbana e un senso costante di tensione emotiva. Quali sono le vostre principali influenze oggi?
Dal punto di vista musicale le nostre influenze sono molteplici, spaziando tra generi che ,a volte ,se pensiamo a quel che componiamo sembrano quasi impensabili. Quel che ci accomuna è la curiosità di sperimentare tutto ciò che ci dà ispirazione, alla ricerca del non ovvio, di quel qualcosa che faccia a noi per primi incuriosire e rimanere anche spiazzati. Forse è anche questo il motivo per cui i nostri pezzi danno quella sensazione di tensione, perché lo stravolgimento, il cambiare le carte in tavola , è parte del nostro modo di scrivere, vivere e apprezzare i pezzi, un po’ come i nostri ascolti per l’appunto.
#_Quanto è importante per voi portare dal vivo queste canzoni? Cambiano significato o forza quando le suonate davanti a un pubblico?
In questi ultimi anni non abbiamo avuto modo di suonare molto, e nonostante anche la diminuizione di opportunità di suonare live, non stiamo nella pelle nel portare dal vivo questi brani. È in queste situazioni che riusciamo a dare il meglio, e dove anche le nostre canzoni aumentano di impatto e la forza delle parole e dei suoni raggiungono una potenza superiore. Come dicevo, non vediamo l’ora!!
#_Se poteste lasciare agli ascoltatori una sola sensazione dopo aver ascoltato “II”, quale sarebbe?
La voglia di riascoltarlo e di lasciarsi trasportare nel nostro mondo.































