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Interviste

Intervista a KUMOMI: lanciare un’etichetta durante una pandemia globale

di Thanks For Choosing

Abbiamo incontrato Francesco Caprai (già conosciuto come Omake), Daniele Piccoli e Arianna Puccio. Insieme hanno fondato una nuova etichetta, la Kumomi, una nuova realtà underground che nasce in mezzo a una pandemia globale, con un primo singolo come biglietto da visita (Vene di Canntona feat Vespro) e la pazienza che un brano del genere, per niente facile e assolutamente inclassificabile, abbia il tempo di insinuarsi nell’immaginario collettivo.
Abbiamo parlato con loro del significato di Kumomi, linea editoriale e futuro incerto.

Ciao ragazzi, come nasce Kumoni e, partendo dalle basi, che cosa significa Kumomi?
FRANCESCO: Kumomi nasce nel 2019 dalla mia volontà di pubblicare alcuni lavori per amici con cui collaboravo, o che comunque avevano la mia stessa visione delle cose. Poi nel 2020 ho deciso di fare sul serio, mollare tutto il resto e dedicarmi a Kumomi completamente. L’obiettivo è quello di creare una realtà discografica che unisca passato e futuro: da una parte, lo sguardo alle etichette indipendenti italiane nate fra la fine degli anni ’90 e i 2000, con la loro attitudine a creare un mercato non necessariamente sempre dipendenti da logiche mainstream, dall’altra proiettare l’attenzione su chi cerca di proporre modi nuovi di fare e comunicare la musica.

Kumomi” nella traslitterazione dai kanji giapponesi vuol dire qualcosa che potremmo tradurre in italiano come “guardare le nuvole”. Ci sono molteplici motivi per cui questa etichetta si chiama così. Te ne dico una, la più personale forse. Che dopo gli ultimi anni dove nella mia vita lavorativa e personale avevo troppo spesso guardato verso il basso, volevo provare a guardare le nuvole per una volta.

Chi siete e qual è il vostro background professionale? Cosa cambierà in Kumomi?
Siamo: Francesco Caprai, Daniele Piccoli e Arianna Puccio.

FRANCESCO: Kumomi nasce anche dalla “fusione” delle mie due esperienze. La prima come Francesco Caprai, addetto ai lavori nel mondo della musica da ormai quasi un decennio. Ho fatto un po’ di tutto: ho lanciato una webzine, ho avuto un’ufficio stampa, ho lavorato in una piattaforma di crowdfunding, in un’etichetta discografica e ho tenuto delle lezioni riguardanti il music business. La seconda esperienza è quella come OMAKE, da musicista. Ho sempre suonato, ma dal 2014 al 2018 le cose si sono fatte più serie, con un paio di dischi all’attivo e un bel po’ di concerti in giro per l’Italia. Erano gli ultimi bagliori di una scena indipendente che non esiste più, ma è stato fondamentale per capire cosa volessi fare musicalmente poi come produttore artistico, ed è quello che sto facendo adesso con Kumomi.

DANIELE: Mi muovo nella musica indipendente da circa dieci anni, prima nel mondo della produzione live, e più di recente nella discografia. Ho mosso i primi passi a Varese, fondando un’associazione culturale e lanciando vari eventi e format tra cui la serie di house concert “sottovoce” che tuttora portiamo avanti, per poi spostarmi a Milano, dove ho collaborato – tra gli altri – con Circolo Magnolia, Musicraiser, Futurissima e Music Innovation Hub. Al momento mi occupo soprattutto di distribuzione digitale e digital strategy per la musica.

ARIANNA: Mastico musica da quando sono nata, mio padre è musicista e mia madre organizzava concerti. Sono sempre stata una persona poliedrica, assorbo tutto da tutti come una spugna. Ho capito che volevo lavorare in questo campo quando a 14 vendevo template grafici di MySpace alle band. Laureata prima in cinema e graphic design, poi in web marketing, per molto tempo ho lavorato come content creator per varie agenzie, finché non ho cominciato a fare l’editor per alcune webzine. Sono entrata ufficialmente in questo mondo diventando social media manager per il mondo delle etichette indipendenti, seguendo da vicino alcuni tra gli artisti emergenti degli ultimi anni. Collaboro con e per diverse realtà come il Circolo Ohibò, e di recente ho fondato, con due amici, un’agenzia chiamata Studio Cemento, dove seguo gli artisti nella costruzione della loro visual identity, per renderli pronti al mercato musicale. In Kumomi svolgo il ruolo di Creative Director, e seguo l’etichetta e i ragazzi passo dopo passo nella costruzione del concept estetico.

Cosa cambierà?
FRANCESCO: In realtà, nella mia e nella nostra testa è già abbastanza tutto definito per il 2020. Faremo tutto il possibile per non restare immobili in questi giorni difficili, ma abbiamo già la testa a tutte le cose belle che succederanno dopo. Vogliamo essere una realtà attiva, che non vive solo su Instagram, ma nel mondo reale, quello delle persone che vanno ai concerti e stanno bene.

ARIANNA: riadattare tutti i progetti che avevamo in programma in queste settimane è stato difficile, ma quello che mi stimola a lavorare in Kumomi è che in un modo o nell’altro riusciamo sempre a trasformarci e riadattarci a ciò che ci circonda, quindi non so dire cosa cambierà di preciso, ma sicuramente vogliamo evolverci giorno dopo giorno in qualcosa che non è solo un’etichetta ma davvero una “casa per le idee”.

Linea editoriale. È qualcosa che nasce spontaneamente o che si decide a tavolino?
FRANCESCO: Se per linea editoriale intendi artisti firmati e relative release, ti dico che non c’è nella mia testa una voce che dice “dovresti firmare un artista con le caratteristiche A, B, C.”.

O meglio c’è, ma la faccio tacere in fretta. Gli artisti che entrano in Kumomi ci entrano perché ritengo che abbiano la possibilità di avere un pubblico più ampio grazie alle proprie, specifiche, caratteristiche. Per quanto riguarda le varie release, c’è sempre un confronto fra me, il resto del team e gli artisti su quello che potrebbe essere il loro percorso, senza snaturare nessuno, ma anzi cercando di vederne i punti forti, anche quelli che magari non riescono ancora a vedere.

Parlateci di Canntona e Vespro, come sono arrivati a Kumoni e che cosa possono portare di nuovo a questa complicata scena italiana?
FRANCESCO: Vespro esiste da quando esiste Kumomi, e viceversa. La prima release ufficiale di Vespro è “512”, uscita ormai un anno fa, ed è stata la prima release che abbiamo fatto a nome Kumomi. Quando ho deciso di trasformare Kumomi in una vera etichetta, Vespro è stato naturalmente il primo artista sotto contratto. Lavoriamo insieme dal punto di vista artistico su ogni dettaglio, il rapporto discografico è venuto in un secondo momento. Questo vale anche per Canntona. Avevo già conosciuto il suo progetto e mi aveva colpito da subito per quel mix di stile e contenuti che ormai vedo sempre meno in giro. Ho poi avuto modo di lavorare artisticamente con lui per “Hikikomori”, dove Lorenzo (Canntona) è stato il featuring scelto da Missey per questo suo brano presente nell’EP “Prima parte del celeste”, fuori per Totally Imported e dove ho curato la produzione artistica. In quel caso ho conosciuto meglio sia Canntona come artista che Lorenzo come persona, ed ho capito che era proprio quello che volevo in Kumomi.

Cosa possono portare questi artisti? Per Canntona ciò che ho già detto, ovvero stile e contenuti. Un progetto che sa essere strettamente hip hop ma allo stesso tempo vagare fra i generi musicali.
Vespro invece può portare un nuovo modo di vedere la musica pop, dandogli tinte r&b e neo soul. Oggi vedo molti progetti da classifica di artisti pop a cui viene data una sfumatura urban (chiamando determinati produttori e facendo determinati featuring). Con Vespro il processo è inverso. Prendere un artista che venga dall’hip hop e dall’r&b e portarlo a scrivere canzoni pop.

Come nasce Vene? E in che modo è una dichiarazione d’intenti?
FRANCESCO: Vene nasce prima che Canntona entri effettivamente a far parte di Kumomi. Lui e Vespro già si conoscevano e c’era la voglia dei due di collaborare. Un giorno Emanuele (Vespro) ha inviato una nota vocale a Canntona dove cantava un ritornello sulla demo di un beat. La scintilla è scattata, nel mentre abbiamo firmato Canntona con Kumomi e siamo andati tutti in studio da Shune, nostro partner su tutte le produzioni Kumomi per registrare, lavorare alla strumentale definitiva e completare l’opera. La dichiarazioni di intenti sta proprio nel fatto che la collaborazione fra i due è nata dalla stima reciproca, e non da una logica commerciale o di etichetta.

E adesso? Prossimi piani?
FRANCESCO:
Bella domanda! Non ti nascondo che avrei risposto più facilmente senza una pandemia globale fuori dalla finestra. Ma al di là dei tempi di esecuzione, il piano rimane lo stesso: creare tutte le condizioni possibili per far sì che gli artisti di Kumomi crescano artisticamente e di pari passo possano diventare professionisti, in modo che questa possa diventare, ora e in futuro la loro vita. Il nostro successo come Kumomi, spero, sarà consequenziale.

Foto di Eleonora Boscolo

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