Connect with us

Ciao cosa stai cercando?

Interviste

Intervista a CESARE GIORGINI: Mondovecchio come luogo dell’identità e del ritorno

Cesare Giorgini | foto Agnese Zingaretti
Cesare Giorgini | foto Agnese Zingaretti

A pochi giorni dall’uscita del suo primo LP, “Mondovecchio”, abbiamo incontrato Cesare Augusto Giorgini per parlare del disco e del viaggio che lo ha ispirato. Un racconto intimo e coraggioso che prende in prestito le metafore dell’Odissea per affrontare temi come l’appartenenza, la ricerca di sé, il peso delle aspettative e la libertà di cambiare.
Dopo anni trascorsi tra Londra, l’Europa e i teatri italiani – compresa una collaborazione con Niccolò Fabi – Giorgini si mette a nudo con un lavoro che unisce cantautorato ed elettronica, radici mediterranee e sperimentazione, approdando infine in un luogo che chiama casa.

Mondovecchio non è solo un disco: è una rotta da tracciare, una voce generazionale, un viaggio emotivo che chiunque può riconoscere come proprio.

1. Se Mondovecchio fosse davvero un luogo, che tipo di spazio sarebbe: una casa, una rovina, un porto o un labirinto? E che tipo di persona pensi che ci entrerebbe dentro?

Parto dal presupposto che, per me, Mondovecchio è davvero un luogo. È quello a cui appartieni anche se non lo sai o non lo vorresti. Io, personalmente, l’ho identificato nel Mediterraneo, ma credo che ognuno ne abbia uno proprio. È la casa che hai da quando sei nato.
Penso che possa entrarci chi riesce ad accettare il fatto che la propria identità dipenda, in qualche modo, dal posto da cui viene.

2. I singoli usciti sembrano raccontare tre momenti diversi del viaggio di Ulisse. Li avevi pensati fin dall’inizio come tappe narrative o è stato solo dopo, guardandoli insieme, che hai riconosciuto un percorso?

È stato un processo completamente in divenire. Non volevo scrivere un concept sull’Odissea, ma piuttosto “campionare” alcuni episodi per raccontare un momento o uno stato d’animo che stavo vivendo.
Penso che la scaletta del disco, in qualche modo, sia un viaggio e un percorso che parte da degli interrogativi e arriva a delle consapevolezze; da questo punto di vista, far uscire i brani in apertura di scaletta, piuttosto che quelli finali, non è stato casuale.
Preferisco porre degli interrogativi piuttosto che dare soluzioni: poi chi vuole può tuffarsi e immergersi alla profondità che preferisce.

3. Dopo esperienze molto diverse tra Londra, l’Europa e l’Italia, e ora un tour di presentazione nei teatri, che tipo di Cesare salirà sul palco? Cosa ci possiamo aspettare da questo live?

Negli ultimi anni mi sono impegnato a cercare di adattarmi a qualunque situazione.
Credo che la formazione di questi concerti di presentazione sia la migliore che abbia mai avuto, perché riesce a essere fedele al sound del disco senza doversi affidare eccessivamente a sequenze pre-registrate. I musicisti con cui suono sono quasi tutti cantautori e cantautrici, quindi hanno un grande rispetto per la canzone e sanno capire di cosa ci sia davvero bisogno e di cosa no.
Al di là di questo, quello che mi interessa è che, indipendentemente dalla formazione o dal contesto, arrivino le canzoni. Questo album per me è profondamente identitario, e spero di riuscire a trasmettere me stesso e il mio modo di fare musica in ogni live.
La sfida è prendere le sicurezze che ho costruito negli anni per poter lasciare andare il peso delle responsabilità legate all’essere il “frontman” e sentirmi completamente libero.

Written By

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Scopri anche...