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Interviste

ERMAL META a Sanremo e la voglia di tornare a cantare dal vivo: l’intervista

Aveva già vinto il Festival nel 2018 con il brano “Non Mi Avete Fatto Niente” in coppia con Fabrizio Moro, ma a distanza di tre anni dalla scorsa partecipazione, torna sul palco dell’Ariston. Si tratta di Ermal Meta, che si era presentato al Festival di Sanremo con il brano Odio Le Favole” nel 2016, aggiudicandosi il 3° posto tra le Nuove Proposte, e nel 2017 in gara tra i big con il brano “Vietato morire”, con il quale si è aggiudicato il podio.

Abbiamo incontrato virtualmente Ermal Meta poco prima di Sanremo, e ci ha confessato che dal Festival questa volta non si aspetta nulla: “Ci vado con uno spirito completamente diverso. Andarci e tornarci dopo che l’ultima volta sei stato sull’ultimo gradino più alto del podio, magari può far pensare che ci torni perché vuoi vincere ancora. Queste cose a me non interessano, io vado lì soprattutto perché in questo momento il palco dell’Ariston è l’unico palco su cui si possa salire. La voglia più grande che ho è anche la più semplice: far ascoltare dal palco una canzone che fa parte di un bouquet di canzoni che sono quelle contenute nel mio disco”.
Il brano con cui Ermal partecipa alla Settantunesima edizione della kermesse si intitola Un Milione Di Cose Da Dirti, con testo scritto da lui e musica composta assieme a Roberto Cardelli. Una canzone d’amore dal sound essenziale: pochi accordi per raccontare qualcosa di personale ma capace di risuonare anche a livello universale. “Sinceramente non ho messaggi particolari da lanciare perché a volte non ce n’è bisogno. Ho un proposito squisitamente musicale e volevo andare a Sanremo con un bpm più lento.  L’unica cosa che mi interessa è che chi mi ascolta si possa emozionare insieme a me, perché io sicuramente sarò molto emozionato.” 

Una novità per Ermal Meta che, in occasione della presentazione del suo album in uscita prossimamente, ci racconta qualcosa in più sul brano di Sanremo: “È una canzone che ho scritto tre anni fa quando stavo attraversando un periodo particolare, perché era da poco iniziata la mia vita da solista e la mia vita era piena di scosse di assestamento. Avevo un blocco emotivo interiore e l’unica cosa che potevo fare era scrivere una canzone per potermene liberare. L’ho scritta in 10 minuti. Succede spesso che quando due persone stanno insieme o si vogliono bene, i nomi smettono di essere usati e addirittura quando ci si chiama per nome sembra quasi strano. Questa è una canzone d’amore verticale che parte da qui e cerca di salire verso l’alto e non so dove va a finire, non lo vedo perché non è un segmento. È una semiretta. Il finale è aperto, non è un “vissero felici e contenti” e nemmeno “e finì là”. Non ti dico niente di più perché la canzone è un messaggio chiaro e perché ho già detto così tanto nelle strofe che hai già capito quello che volevo dirti.”

Questo è un Sanremo diverso, non solo per lo spirito con cui lo si vive ma anche perché per la prima volta nella storia non è presente il pubblico in sala. Alcuni artisti preferiscono esibirsi senza una platea perché gioca il fattore emotivo: “Non conosco le emotività dei colleghi, di sicuro cantare davanti a un teatro vuoto è un po’ strano soprattutto per il contesto del Festival di Sanremo, dove la platea è sempre stata appassionata, almeno fino a una certa ora.”

Per la serata dedicata alle cover, tenutasi Venerdì 4 marzo, Ermal ha deciso di cantare “Caruso” di Lucio Dalla, una strana coincidenza a cui non avevamo pensato, visto che quest’anno il brano “4 Marzo” compie cinquant’anni. “Non avevo fatto il calcolo delle date, è stata una coincidenza totale. Ho scelto “Caruso” perché tutti mi hanno sconsigliato di farla. Sono fatto così, vado contro anche a quello che può essere un consiglio saggio. Preferisco misurarmi con i miei limiti, mettermi i guanti di velluto e toccare anche qualcosa che dovrebbe essere intoccabile.” Per l’esecuzione di questo brano, il cantante albanese è stato accompagnato dalla Napoli Mandolin Orchestra. “Un giorno mi sono messo al pianoforte e ho registrato “Caruso” piano e voce, poi l’ho mandata al maestro che mi ha diretto, Diego Calvetti, e gli ho chiesto di fare un arrangiamento che fosse degno della grandezza della canzone. È sempre molto difficile accostarsi a certe canzoni che hanno una melodia particolare. Ho suggerito che mi sarebbe piaciuto farla con dei mandolini, perché quella canzone rappresenta in un certo senso la “napoletanità”, e volevo dei mandolini che fossero di Napoli. Lui mi ha parlato della Napoli Mandolin Orchestra. Avrebbero dovuto essere di più, ma con le disposizioni Covid erano solo in 4 invece che 12. La canzone napoletana non mi ha formato ma sento un legame molto forte con Napoli, non c’è una ragione chiara, ma la prima volta che ci sono andato, mi sono sentito a casa. Ritengo che Napoli rappresenti l’Italia.” 

Questo Sanremo è un punto di ripartenza perché a distanza di tre anni dal disco Non Abbiamo Armi, il 12 marzo uscirà il nuovo album dal titolo “Tribù Urbana” per l’etichetta Mescal e distribuito da Sony Music. Il disco contiene undici nuovi brani, tra cui la canzone in gara al festival e No Satisfaction”, singolo già attualmente in radio. “Il titolo mi è venuto in mente una volta che ho finito di ascoltare tutte le canzoni. Da sempre gli esseri umani tendono a stare vicini: prima in gruppi, tribù, poi in villaggi che sono diventati città. La tribù è l’anima che unisce le persone e le collega. Le nostre città sono diventate sempre più diversificate, ci sono colori, diversità che tendono ad incastrarsi l’una con l’altra, dualità che originano un terzo elemento. La tribù urbana non esiste fisicamente, ma neanche la musica, eppure c’è”.  

Con tutte queste buone premesse, non ci resta che fare un enorme in bocca al lupo ad Ermal in vista dell’uscita del suo nuovo album “Tribù Urbana”

di Veronica Piri

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