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Interviste

Ecco chi è Calabi: un artista tanto cuore e poco social

Se non avete mai considerato l’idea di passare un’estate fuori dal centro con le persone che amate piuttosto che volare via verso una grande città, ascoltate le canzoni dello scienziato indie e cambierete subito idea. Perché sentirsi fuori posto è una sensazione tipica dei pomeriggi d’estate in provincia, “ma in fondo, essere fuori posto in due, è un po’ come sentirsi a casa.”

Andrea, in arte Calabi, è nato e cresciuto a Bergamo, città in cui ha iniziato a suonare con i Plastic Made Sofa e in cui quest’estate ha chiuso il tour del suo nuovo progetto musicale, che porta il nome di un grande matematico italiano. Oltre all’interesse per la musica e per la fisica, Calabi scrive libri per bambini e insegna loro la matematica attraverso il linguaggio universale dell’estetica. Passioni diverse e intense, che svelano la profondità, la curiosità e l’impegno con cui Andrea riesce a realizzare e a combinare i suoi sogni e i suoi progetti.

Il primo pezzo firmato Calabi, “Le terrazze”, è uscito un anno fa e ha anticipato l’EP “Il cielo in un caffè”, che su Spotify conta più di 600 000 ascolti ed è ancora presente nelle playlist Indie Italia e Scuola Indie.
“Il Faro” è il suo nuovo singolo: malinconico, ma luminoso, perfetto per quest’estate che sta per finire. Ascoltatelo con interesse e popcorn, perché ogni canzone di Calabi è lo scenario perfetto e delicato per il vostro prossimo film preferito. Nell’attesa che venga girato, però, leggete cosa ci ha raccontato!

Ciao Andrea! Rompiamo il ghiaccio: parlaci un po’ di Calabi!

Calabi è un ragazzo che sogna. Calabi è un artista d’altri tempi, tanto cuore e poco social.


Conoscendo la tua passione per la fisica, sono curiosa di sapere perché la scelta del nome è legata proprio a Eugenio Calabi e non ad un altro scienziato.
Quell’uomo è uno dei padri della teoria delle stringhe, materia della mia tesi di dottorato.

Ascoltare le tue canzoni è come guardare dei film. Ogni canzone ha dei protagonisti, uno sfondo e una storia. Se ti chiedessi di scegliere una tua storia e quindi una tua canzone per dare vita ad un film, quale sceglieresti e perché?

Sicuramente “Il Faro” è un brano molto cinematografico. Se la gioca con “Via Brigata Lupi”, sono le due canzoni più passionali e profonde che ho scritto.

Ecco, “Il Faro” è il tuo ultimo singolo super fresco: sereno, ma nostalgico. Ti va di dirci qualcosa in più su questa canzone?
“Il Faro” racconta l’amore come rispecchiamento. Un amore vissuto in provincia, lontano dai riflettori, accarezzato da un’estate calda e con uno sfondo di struggimento.

Le melodie calde dei tuoi brani e le grafiche super colorate mi fanno pensare all’energia e alla spensieratezza dei bambini.
Immagino che loro siano una fonte d’ispirazione per te…
Ho la fortuna di frequentare da vicino il mondo dell’infanzia e poterne trarre energia. Ho un approccio alla vita molto entusiasta e naif che talvolta mi fa sentire uno di loro.

Nelle canzoni, nessuna grande città regge il confronto con i piccoli posti in periferia vissuti con la persona giusta. Da questo e da quello che ci racconti, si capisce quanto le relazioni umane siano importanti per te. Quanto ti è servito questo lato di te nella scrittura dei tuoi pezzi?
Ho la fortuna o il difetto di saper coltivare soltanto relazioni umane e mai professionali. Sono un libro aperto, chi mi conosce sa che non so fingere. Le persone che amo e che ho amato fanno parte di me e si materializzano nelle canzoni che scrivo.

Sappiamo quindi chi è la tua fonte di ispirazione in fisica e matematica. E invece con la musica? Quali artisti ti influenzano e ti stimolano?

Mi nutro di musica in maniera molto incostante e sempre istintiva. Sono poco metodico nei miei ascolti e vado a periodi. Quando una canzone mi entra dentro mi lascio trasportare e mi piace ascoltarmi vibrare. Mi succede soprattutto con le canzoni pop, con Battisti, Venditti ma anche artisti moderni come Liberato e tanti altri.

Quali artisti emergenti invece ci suggeriresti di ascoltare?

Trovo che la scena indie e Trap italiane stiano vivendo un momento d’oro. Soffermarsi su un singolo artista lo trovo riduttivo. È bello vedere così tanta gente che ha voglia di esprimersi attraverso la musica, non era mai accaduto dacché io ho memoria.

Dai Plastic Made Sofa a Calabi. Come è cambiato e come sta cambiando Andrea e il rapporto tra Andrea e la musica dopo la nascita di questo progetto?

Ho sempre scritto per urgenza creativa e mai per secondi fini. La scrittura è per me un flusso di coscienza e lo è sempre stata. Ora che scrivo in italiano posso dire che è stupendo riconoscermi nei testi che scrivo, le canzoni le sento più vicine.

Ti ringrazio per le risposte e ti faccio i miei auguri per il futuro! A proposito, puoi concederci qualche spoiler sulle tue prossime mosse?
Ho un sacco di canzoni pronte da far uscire. Forse è arrivato il momento di pubblicare un album?

Marika Falcone 

Written By

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