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Interviste

C’era una volta il dito e la luna…(Una storia di dis-ordinaria quarantena)

Di Serena Lotti

Noi ci occupiamo di musica. Scriviamo di musica, andiamo ai concerti e vi li raccontiamo, fotografiamo le band, intervistiamo gli artisti, recensiamo i loro dischi. Annunciamo le date dei live, dei tour, dei nuovi singoli, dei nuovi dischi. Si, prima, Prima, quando le arti tutte erano fruizione diretta, rappresentavano il senso primigenio della comunità, erano il riconoscersi l’uno nell’altro, erano la condivisione dell’esperienza. Quando andavamo a teatro, al cinema, a vedere un concerto, assistevamo ad un vernissage, alla presentazione di un libro, quando il contact tracing era solo trovare il modo di ritrovare quella persona che ti aveva sorriso mentre aspettavi la birra e che avevi perso nella folla. C’era il sudore, c’era il fiato, c’era lo scambio, ci spartivamo le emozioni, respiravamo dentro le relazioni. Quello era ieri. In mezzo un blow up durato di due mesi in cui tutto ha assunto significati innaturali, devastanti, devianti. In mezzo lo stato, l’opinione pubblica, la morte, l’emergenza, i sussidi, lo smarrimento, le nuove idee, la virtual insanity, le stanze, le home edition. Le arti che diventano un’unica cosa, un unico afflato, un unico magma, un unico e gigantesco balsamo per curare tutto quello che può essere curato. Live in streaming, podcast, inside art, dirette Instagram. Gli artisti tutti, che privati della loro casa, derubati del loro habitat naturale gridano al di la di uno schermo, NOI CI SIAMO.

Mi sono imbattuta in un corto qualche giorno fa, Il Dito e La Luna. Una donna alla finestra che guarda un’altra donna e 15 cose che deve fare durante la quarantena. La voce narrante della giovane attrice Alice Francesca Redini.  Ho riso e sorriso, poi mi ha assalito una velata malinconia, poi una molle tristezza e alla fine non sono stata liberata da questo groviglio di emozioni. Non ero al cinema o a teatro e non potevo applaudire. Ho spento il pc e ho chiamato il regista Elvio Longato*, già autore, sceneggiatore e vice presidente della Compagnia Dionisi dal 2006, collaboratore storico di A.T.I.R. ed ora impegnato in progetti trasversali nonchè docente di laboratori di linguaggio cinematografico e sceneggiatura.

Ciao Elvio. La nostra è una rivista che si occupa di musica ma siamo rimasti molto colpiti dal tuo video. Raccontaci come è nata questa idea.

Proprio nei giorni in cui è esplosa l’emergenza CORONAVIRUS e cominciavamo ad essere costretti ognuno nelle proprie case, una signora senza fissa dimora ha preso casa in un angolo di strada difronte alla mia finestra. La sua esposizione, la sua delicata e solitaria vulnerabilità, stridevano con la corsa che intorno impazzava per accaparrarsi derrate alimentari da stivare dentro le mura domestiche e col panico che piano, piano si diffondeva. Proprio in quei giorni di disorientamento generale, si è diffuso un post su facebook intitolato 15 COSE DA FARE IN CASA DURANTE IL CORONATIME, con consigli su come trascorrere il tempo in modo utile e tranquillo in casa, protetti dall’esterno. Ho sentito che quello stridore aumentava e ho deciso di osservare con la mia videocamera quella signora, per sette giorni e sette notti. Ho messo in relazione le immagini dalla mia finestra con le parole del post. Il risultato è questo breve video fatto in casa per chi una casa non ce l’ha.

https://vimeo.com/414484088/4d232d588e

Una realtà devastante quella che hai raccontato. Perchè tra tutte le difficoltà che questa emergenza ha causato, tu hai spostato la lente sul disagio sociale?

Io faccio l’autore e il regista, lavoro in Teatro e tengo laboratori nelle scuole. Proprio in quei giorni i teatri e le scuole chiudevano. Proprio in quei giorni, stavo girando un documentario sui senza tetto che si è bruscamente interrotto a causa della pandemia e uno spettacolo che doveva andare in scena al Teatro Elfo è stato sospeso. Vivo con mio figlio piccolo che ha perso la scuola anche lui e gli allenamenti di calcio e il contatto con gli amici, come tutti i bambini. Ho vissuto l’incontro con quell’esistenza fuori dalla finestra come una sorta di richiamo a cui non potevo sottrarmi. Ho pensato di coinvolgerlo nella realizzazione di questo video perché sentisse il potere che questo strumento può avere, soprattutto se usato per sensibilizzare le persone su un tema urgente. Credo che l’arte o più banalmente la comunicazione, servano a questo: dare ascolto agli altri prima che a sé, parlare di sé per parlare agli altri.

Siamo stati inevitabilemente invitati a fare I conti con noi stessi. Oggi sarà l’ultimo vero giorno di lockdown e da domani riacquisteremo un minimo di normalità. Se pensi al senso più profondo della storia che ci hai raccontato credi che questa esperienza abbia contribuito a renderci più resilienti o più disperati? 

In un’epoca di selfismi vari, di video-camere rivolte verso sé, di pensieri autoreferenziali e montaggi sfrenati, ho pensato di raccontare questa storia rivolgendo lo sguardo oltre me stesso, oltre il mio commento e il mio pensiero quanto mai superflui; oltre la paura che provo dentro questi giorni strani, oltre la mia finestra, con un’inquadratura unica, chiudendo ulteriormente i bordi del campo visivo per dare un segno di costrizione e forse di protezione per chi è fuori. Per creare una stanza in strada. Anche la voce ho voluto che fosse neutra, naturale, sincera e non caricaturale in modo che le immagini, il testo e lo stridore che evocavano in me, potessero prevalere. Un detto cinese recita: Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito. Ho concesso al titolo l’unico commento personale: IL DITO E LA LUNA.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Debutterò con LIFE di Emiliano Brioschi, realizzato con Cinzia Spanò e Claudine Castay, sul tema della costrizione…ora più di prima fortemente attuale e urgente e sto portando a termine insieme ai miei compagni di POSTCARD, ETC. il film CANTO ALLA DURATA, un documentario sulla Compagnia Teatrale A.t.i.r., una famiglia teatrale che da quasi 25 anni lotta per stare unita nonostante le difficoltà, per esprimere il valore urgente e necessario che il Teatro ha nella nostra società.  In ultimo sto cercando i fondi per realizzare INVISIBLE TOUCH, un progetto di arte partecipativa che ho ideato e progettato insieme a Carlo Compare, per ridare vita e valore, attraverso i ricordi delle persone, a luoghi che vivono altrimenti la condanna dell’anonimato.

Molti artisti, tuoi colleghi, ma anche musicisti, attori e performer ci raccontano della loro disperata urgenza a reinventare il settore attraverso una fruizione del pubblico totalmente diversa. Secondo te come sarà il new normal del tuo settore nell’era post-covid?

Come tutti, non so prevedere cosa ci aspetta. So però per certo e senza tema di smentita, che la comunità teatrale e quella artistica più in generale è storicamente abituata a navigare tra il disinteresse delle istituzioni, le continue penurie economiche e le crisi, ed è da sempre straordinariamente capace più di tutte le altre categorie, di immaginare, progettare e realizzare soluzioni innovative efficaci, potenti, di alto livello artistico e inestimabile valore per la collettività. Io personalmente, nel mio piccolo, mi sto già muovendo in questa direzione e so che tanti colleghi e amici stanno facendo lo stesso. Per quanto riguarda il cinema e il video più in generale, spero vivamente che questa crisi senza precedenti insegni che il denaro non può essere un termine di valutazione per l’arte e che non tutto è immediatamente fatturabile. Prendo l’esempio di CLOSE-UP di ABBAS KIAROSTAMI, costato il corrispettivo di 12 frame (mezzo secondo) di Guerre Stellari, e girato con pellicole rigenerate, è per me il film più grande di tutti i tempi, quello che lascerei sulla Luna perché le altre civiltà possano capire cos’è il Cinema, a cosa serve e a quali vette artistiche sia arrivato l’uomo sulla Terra. Per quanto riguarda il Teatro, la situazione è più critica, perché lo spettacolo dal vivo non può esistere senza il pubblico. In questo caso, il video può dare un contributo concreto e anche artistico per diffondere le opere che in questo periodo non possiamovedere dal vivo. Ma se non dico una sciocchezza, Teatro e Tempio, hanno un’origine comune e molto presto, spero, torneremo ad affollare insieme i nostri Templi laici e a dare vita ai nostri riti. Ne abbiamo bisogno come dell’acqua. Lo facciamo da millenni e continueremo a farlo per sempre.

 

*Diplomato in Sceneggiatura, presso la Civica Scuola di Cinema LUCHINO VISCONTI, di Milano. Video-maker, autore e regista di progetti teatrali e video. Ha preso parte alla realizzazione di spettacoli teatrali circuitati nei principali teatri e festivaleuropei. Inoltre ha scritto e/o diretto film documentari, serie per il web, cortometraggi, video sperimentali, video in scena per spettacoli teatrali, progetti di arte partecipata. Dal 2006 è vice-presidente della Compagnia Teatrale DIONISI, con cui ha vinto,tra gli altri, i premi SCENARIO, DANTE CAPPELLETTI, ENRIQUEZ, NUOVE SENSIBILITA’, GREAT, NEXTWORK. Fondatore di POSTCARD, ETC. collettivo di artisti visuali e video-maker. Dal 2003 collabora strettamente con ATIR/TEATRO RINGHIERA. Tiene laboratori di linguaggiocinematografico e sceneggiatura per ragazzi e adulti che vivono in realtà difficili e per professionisti.
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Milanese, soffro di disordini musicali e morbosità compulsiva verso qualsiasi forma artistica. Cerco insieme il contrasto e il suo opposto e sono attratta da tutto quello che ha in se follia e inquietudine. Incredibilmente entusiasta della vita, con quell’attitudine schizofrenica che mi contraddistingue, amo le persone, ascoltare storie e cercare la via verso l’infinito, ma senza esagerare. In fondo un grande uomo una volta ha detto “Ognuno ha l’infinito che si merita”.

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