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Interviste

ALBERTO presenta la sua “Ansia” tra sonorità multiformi e il desiderio di raccontarsi

Quando ci si augura che la parola che descriva il proprio progetto sia “bellezza”,  indubbiamente l’asticella si alza, e di parecchio. Gli ingredienti per provarci? Una buona dose di suoni digitali e una scrittura profonda e vera. Il tutto miscelato sapientemente per raggiungere un’intimità spiccia, semplicemente riflesso dell’anima. 

Con un passato da produttore e un presente da cantautore (senza abbandonare la precedente inclinazione), Alberto Spataro in arte ALBERTO, con il suo nuovo singolo Ansia ci regala un pezzo equilibrato, deciso, dai contorni netti e dotato di un’umanità interessante: tra il synth e i riff di chitarra, infatti, il giovane artista palermitano canta sentimenti e sensazioni crude, parole e stati d’animo figli di un’angoscia e di condizioni stranianti. 

Il target dell’artista? Il racconto empatizzato, produrre musica e cantarla per poter essere capito, o meglio, per potersi ritrovare. Le dinamiche della scrittura, sfida appena iniziata da Alberto, sono piuttosto classiche ma dotate di un graffio personale, di componenti soggettive che rendono il progetto difficilmente avvicinabile ad altri già sentiti; in particolare l’approccio musicale multiforme e sapientemente miscelato danno un tocco pop per nulla trascurabile, la freschezza e l’attitudine giusta a temi, come in questo caso, non esattamente colorati. 

Ansia segna anche un traguardo importante per Alberto, essendo il suo primo singolo ad essere distribuito da Believe. Tra prime soddisfazioni e grandi progetti per i mesi a venire, noi di Futura1993 abbiamo fatto avuto l’occasione di fare alcune domande ad Alberto. Di seguito l’intervista, buona lettura!

Lultimo anno e mezzo è stato tremendamente particolare per tutti noi, un momento in cui i vari coprifuoco non ci hanno permesso di godere appieno del mondo circostante – e dunque anche di tutte le sue vibrazioni, sensazioni, stimoli. Ansia nasce e prende forma durante questo periodo?
L’anno che abbiamo trascorso è stato veramente difficile per la vita di tutti i giorni, ma ancor di più lo è stato per la creatività.
Tutto ciò che scrivo nasce da storie vissute, quindi sicuramente la pandemia non ha aiutato tutto il processo creativo che naturalmente sta alla base.
Per Ansia, figlia della pandemia, ho utilizzato un approccio completamente diverso. Ho provato ad immaginare tutto senza una vera e propria realtà. È stato molto stimolante e sono molto soddisfatto del risultato.

Il synth produce interessanti effetti e sfumature che trovano nella tua voce uno sparring partner perfetto; inoltre la produzione è perfettamente in linea con il tema della tua canzone: hai creato la base ad hoc oppure le due componenti si sono incontrate e adattate in un secondo momento?
Per questo pezzo volevo creare un mood abbastanza aggressivo che fosse accompagnato da un visual ben studiato, così da creare un immaginario forte e lineare.
La base è stata fatta ad hoc ma inizialmente tutta la linea melodica vocale è stata scritta su un semplice loop di chitarra, che poi è lo stesso che troviamo all’interno del pezzo.
Tutti i suoni e i synth sono stati aggiunti appositamente per trasmettere la carica di cui il pezzo fa il suo punto di forza.

La tua è indubbiamente una musica che si aggrappa a diversi influenze e diversi appigli musicali, il tutto rivisitato in modo personale: in particolare il taglio cantautorale è riconoscibile tra, per esempio, Giovedì e Ansia, due pezzi che hanno una colonna vertebrale molto simile, a dispetto invece del contorno musicale che le va quasi ad opporre. Ma rimanendo appunto sulla scrittura, hai dei riferimenti?
La scrittura, in particolar modo di tipo cantautorale, è un campo a cui mi sono approcciato da pochissimo tempo, quasi per gioco.
Ho cercato inizialmente di “rubare” le tecniche di scrittura di qualche altro artista ma con dei risultati a dir poco fallimentari.
Non avendo avuto nessuno che mi insegnasse a scrivere l’ho rivisitata a modo mio, quindi per rispondere alla domanda, sicuramente ho avuto delle influenze, dei riferimenti, ma non tali da forgiare il mio modo di scrivere.

E per quanto riguarda invece il mondo della produzione?
Il mondo della produzione è sicuramente quello che ha dato vita al mio percorso musicale e che non abbandonerò mai. Negli anni ho cambiato diversi generi, sono passato dalla DubStep alla Trap, dall’electro all House, dall’R&B al Pop e non nego che questo mi ha aiutato molto, soprattuto nell’avere una visione generale della musica, nel riuscire ad immaginare e creare ciò che ho in mente senza troppi aiuti esterni. Sicuramente la produzione mi accompagnerà sempre, ancora oggi sto gestendo un altro progetto di musica House, ma questo è un altro discorso.

In Giovedì e Mare dInverno i digitalismi vengono dopo i riff di chitarra, decisamente più centrali nella produzione, mentre in Ansia la predominanza di questa componente è assoluta: per uscite future ti indirizzerai maggiormente verso una delle due direzioni?
Non saprei dare una risposta precisa a questa domanda.
Avendo avuto diversi tipi di influenze musicali sono interessato a diversi mondi, quindi potrei uscire con dei pezzi solo piano o magari con alcuni completamente elettronici, mi riservo la possibilità di sperimentare perché credo fermamente che non sia importante il genere che fai ma come lo fai.

Si può dire che tu abbia fatto il passaggio da produttore a cantautore? O semplicemente hai ampliato la tua proposta senza limitarla solo a qualcosa?
Non credo sia un passaggio vero e proprio, credo piuttosto che abbia nuovamente ampliato i miei interessi per crescere come artista in generale. Molte volte si vede il cantautore e il produttore come due figure diametralmente opposte ma che lavorano per un unico obiettivo, mentre io non l’ho mai vista così. Dalla mia esperienza posso dire con certezza che entrambe le figure danno delle emozioni diverse ma sempre forti.
Oggi sicuramente sono più concentrato sull’ambito cantautorale, perchè mi permette di essere capito da un range più ampio di ascoltatori. La produzione la maggior parte delle volte viene compresa solo dagli addetti ai lavori, mentre con un testo è più facile empatizzare.

Ritmi esotici, digitalismi confusi, riff di chitarre…insomma un bel mix. Dovessi identificare la tua musica con un luogo, o una città, che cosa ci diresti?
Mi viene subito in mente Palermo, la mia città, ed in particolar modo la Vucciria, un mercato storico del centro storico.
Come la Vucciria la mia musica è un mix di culture, sensazioni ed influenze che prese singolarmente assumono un significato comune ma insieme danno vita a qualcosa di insolito.
Questo è quello che voglio trasmettere, non solo un bel contenitore ma anche un bel contenuto.

Obiettivo musicale per il 2021? 
Il mio obiettivo per il 2021 è sicuramente quello di raggiungere un pubblico più ampio ma lo è ancor di più il crescere artisticamente non limitandomi a nessun tipo di preconcetto.
Io e Fabrizio Milazzo, oltre ai contenuti musicali, stiamo cercando di dare un’identità estetica a questo progetto che sia abbastanza forte da poter camminare sulle proprie gambe e che possa raggiungere vette più alte, sono sicuro che ci riusciremo.
La parola che rappresenta il futuro di questo progetto è “Bellezza”, questo è quello che mi auguro.

di Alessandro Tarasco

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