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JERRY CANTRELL: «I Want Blood è la mia sfida alla vita» – Intervista esclusiva

Jerry Cantrell racconta I Want Blood, il tour europeo e il suo spirito rock. «Finché ci sarete voi, io ci sarò.»

Jerry Cantrell al Graspop 2025 foto di Henry Ruggeri
Jerry Cantrell al Graspop 2025 foto di Henry Ruggeri

Articolo di Andrea Ripamonti | Foto di Henry Ruggeri e Andrea Ripamonti

Abbiamo incontrato Jerry Cantrell al Graspop Metal Meeting 2025, durante una delle date europee più attese del suo tour a supporto di I Want Blood, il nuovo album che ha segnato un ritorno a sonorità più oscure e potenti, dopo le atmosfere southern e classic rock di Brighton. Tra un soundcheck e l’altro, Jerry ci ha raccontato il dietro le quinte del disco, la magia dei concerti e perché salirà sul palco finché il pubblico lo vorrà con lui.

Prima di iniziare l’intervista sentivo il bisogno di rompere il ghiaccio ed è stato facile perché ero appena stato al Rock For People in Repubblica Ceca e ricordo molto bene un episodio simpatico successo durante il live dei Jerry Cantrell. Durante l’esecuzione di Rooster è iniziato lo spettacolo acrobatico aereo della Red Bull ed è stato quasi magico che accadesse durante quella canzone.

“Era proprio da dire: non avresti potuto pianificarlo meglio. Quando si suona dal vivo, a volte capita che qualcosa magicamente si allinei, e accada. È stato pazzesco, con gli aerei che ronzavano sopra il pubblico!”

In ogni caso, ecco qui cosa ci siamo detti.

«I fan europei? Cantano tutto, anche gli assoli»

«Non veniamo spesso in Europa come negli States, quindi quando accade vogliamo far sì che conti — dice Jerry — proviamo a toccare più città possibili in un mese. Il pubblico è stato fantastico: conoscono tutti i brani di I Want Blood, cantano ogni parola e persino le linee di chitarra. Questo è il bello di fare musica: salire sul palco e condividerla con chi la rende anche sua. E’ anche la loro musica.»

Il successo live di I Want Blood

Qualcosa di incredibile se ci si pensa. Il disco è uscito da pochi mesi ma è già diventato un manifesto della nuova fase solista di Cantrell. Anche se in realta’ si va avanti gia’ da prima. “Ne abbiamo suonato un po’ l’anno scorso quando eravamo in tour con i Bush, ma il disco non era ancora uscito. Credo che fossimo attivi con una o due canzoni. Il disco è uscito quando siamo andati in Sud America… ed e’ stato elettrizzante. Abbiamo fatto solo tre concerti, a San Paolo, Buenos Aires e Santiago, ma le persone conoscevano già tutti i testi e tutto il resto ed è stato fantastico. Davvero incredibile!”

Le recensioni del disco sono state anche estremamente positive.

“Si inizia sempre con il cercare di fare un disco che ti piace, e penso di esserci ci sono riuscito. C’è stato un periodo di circa probabilmente 5 o 6 ore al giorno passate a scrivere, chiamare i miei amici e vedere se volevano suonare, entrare in una stanza e registrare. Quando decidi che il disco è buono e vuoi pubblicarlo, lo sai gia’, sei gia’ soddisfatto. Nella parte successiva invece non hai davvero alcun controllo. Lo proponi al mondo e vedi come reagiscono,  ed è sempre una bella sorpresa quando la gente reagisce bene. Con ogni nuovo disco speri che ci siano un paio di canzoni che si collegano con il resto del tuo catalogo. Ed è stato così con questo disco”.

Avete eseguito già gran parte dei pezzi.

«Abbiamo suonato 8 dei 9 pezzi live, manca solo Echoes of Laughter. Non so se lo faremo in questo tour, magari negli States. Ma vedere come hanno reagito a brani come Off The Rails, Afterglow, Vilified e persino Let It Lie è stato incredibile.»

Jerry Cantrell Graspop Metal Meeting 2025
Jerry Cantrell in concerto al Graspop Metal Meeting 2025 di Dessel foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

Ma ci sono dei pezzi che Cantrell e band suonano ampliando il proprio spettro, cambiandolo live.

“Off the Rails è una. Pensavo che sarebbe stata una specie di canzone costruita per essere viva, con quella lunga intro, il calcio e il riff di chitarra. Poi…non l’abbiamo suonata per circa metà del tour dagli Stati Uniti, ma c’e’ anche la canzone intitolata Let It Lie, che è andata piuttosto bene.”

«Non programmo mai che disco farò»

I Want Blood ha riportato Jerry su territori più cupi e heavy rispetto al precedente lavoro, che invece aveva del sapore country, come dice Cantrell. “Ma per me suona come il rock’n’roll classico con cui sono cresciuto. Anche se quello ha elementi di blues e country, mentre questo è rock’n’roll. È una specie di country che mette insieme il rockabilly , poi si sono collegati agli amplificatori e poi è diventato rock’n’roll…”

Un flusso creativo che sa da dove parte ma non sa dove arriva.

«Non parto mai con un’idea precisa del tipo di album che farò. Mi metto a scrivere e vedo dove porta. Così è stato anche stavolta: Brighten voleva essere un certo tipo di disco, I Want Blood un altro. È lo stesso approccio che avevamo con gli Alice In Chains. Questo rende tutto emozionante, perché nemmeno io so dove finirò.»

Il significato di I Want Blood

Un titolo forte, che Jerry spiega così: «Quando ho scritto quella canzone, ho capito subito che sarebbe stato anche il titolo del disco. È una sfida: la vita è eccitante, devastante, trionfale e tragica. E allora dico: “Ok vita, io voglio sangue. Vediamo cosa hai da offrirmi. Sono qui, questo è il mio momento nel ring.”»

«Finché ci sarete voi, io ci sarò»

«Mi sto divertendo e sembra che anche il pubblico voglia ancora sentirmi. Finché sarà così, finché sentirò di fare musica che mi rappresenta e la gente vorrà ascoltarla, io continuerò a farlo.»

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