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Reportage Live

Reportage Live: MASERATI in concerto a Milano

Articolo di Luca Doldi

In un periodo storico in cui la voce sembra essere tutto, in cui la musica stessa è rappresentata dalle voci, in cui tutti sono esperti di intonazione, vibrato, corde vocali, riscaldamento, diaframma, acuti, in cui tutti sono degli affermati giudici di cantanti in erba, andare a vedere un gruppo “rock” senza cantante per gli spettatori di X-Factor, Amici e The Voice sembrerà pura follia.

In realtà esiste un forte e ampio movimento di gruppi strumentali in quel sottobosco sconosciuto ai più, ma capace di regalare band incredibili come ad esempio 65daysofstatic, And So I Watch You From Afar, e molte altre di stampo metal, nettamente superiori a mille altre band “classiche” ultraosannate.

I Maserati fanno parte di questo piccolo gruppo di eletti, di questo olimpo.
Ieri nonostante il fuorisalone, nonostante Sasha Grey abbia cercato di fagocitare tutto il pubblico di Milano, nonostante non siano un gruppo famosissimo in Italia (anche se in realtà sono in giro da dieci anni), sono riusciti a portare un discreto numero di persone al Magnolia. E questo senza alcun tipo di pubblicità se non il passaparola di chi magari li ha visti nel 2011 o li ha conosciuti per sentito dire grazie a quel concerto e il coraggio, la passione e l’orecchio lungo di chi porta gruppi così a suonare in Italia.

I Maserati sono un gruppo tutto sommato basico, duechitarrebassobatteria + qualche loop.
Il loro sound è fatto di delay a cascata, cassadritta+charlie in trentaduesimi e basso tagliente. La loro peculiarità dal vivo è la batteria messa al centro della scena, fonte palco (come i Battles) e quando iniziano a suonare si capisce che il batterista non è solo al centro del palco ma è al centro della loro musica, è il pilastro su cui si fonda tutta la band.

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C’è poco da spiegare, poco da raccontare, vanno ascoltati, vanno visti per capire.
Le chitarre disegnano una mitragliata di suoni cristallini, misti a distorsioni morbide e rotonde, i suoni sono perfetti, uno dei due esce da da un Fender Deluxe (se non ho visto male) con una Tele, con suoni più mediosi, corposi, per dare un po’ di impasto sonoro al tutto, l’altro esce da una testa Hiwatt+cassa Orange con una Jazzmaster con suoni più aperti e incisivi che generalmente disegnano la melodia portante dei pezzi aiutato da ben tre e dico TRE pedali delay e un reverb. Alle spalle, il bassista esce da un inevitabile “frigorifero” Ampeg.

Il batterista picchia fortissimo, tant’è che da sotto il palco si sente di più la sua botta sul rullante che quella che esce dalle casse, ha un tiro incredibile, le sue dinamiche sul  vanno dal “forte” al “fortissimo” al “metti la testa qui sotto che te la spappolo a colpi di bacchette”. Il basso dietro è rotante, continuo e gigantesco, e insieme alla batteria crea una percussione costante sul cervello, sulle costole e sui timpani, la sensazione che si ha alla fine è quella di essere stati percossi per un’ora.

Ci sarebbe anche a “ballare” un po’ sulla loro musica, ma la potenza che esprimono live ti schiaccia e non puoi far altro che rimanere immobile e farti investire. Il loro concerto è una macchina che viaggia velocissima dalla quale è impossibile scendere, il loro nome non è una casualità, perché la sensazione che ho descritto è proprio quella che esprime la loro musica: veloce e filante, non come la mozzarella ma come una bella auto.

Forse il loro difetto, ma anche il loro punto di forza è quello di non essere molto vari, ma quello che fanno è una musica che si riconosce al primo tocco e non è banale oggi trovare una band così unica e riconoscibile, perché non ne esistono altre che possano essere accostate a loro.

Trovatene di gruppi così.
I Maserati sono una di quelle band che dimostra quanto la voce sia uno strumento reso ingiustamente indispensabile nella musica di oggi. 

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