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Reportage Live

Il diario del tour di Johnnie Selfish con JOHN WHEELER degli Hayseed Dixie

4 Ottobre 2013, ore 10.30. Siamo all’aeroporto di Malpensa in attesa del volo che porta John Wheeler (nostro produttore, consigliere e amico) qui a Milano per presentare il suo nuovo progetto solista. Appena si aprono le porte sotto la scritta Arrivals, distinguiamo subito la sagoma imponente di John, coppola in testa e pantaloncini corti, chitarra alla mano. Gli andiamo incontro e lui ci saluta da lontano urlando imprecazioni e bestemmie in italiano. Tutti nella hall dell’aeroporto assistono alla scena attoniti… Si comincia alla grande!

Abbiamo conosciuto John Wheeler nell’autunno del 2010 quando è venuto in tour in Italia con gli Hayseed Dixie, paladini del bluegrass rock americano. Con il nostro gruppo abbiamo aperto il loro concerto al Bloom di Mezzago e abbiamo subito potuto apprezzare le qualità artistiche e umane di ciascuno di loro. Inoltre, John si è subito dimostrato molto aperto ed entusiasta di condividere con noi idee ed esperienze, finché nel maggio del 2012 siamo andati a Nashville Tennessee con i nostri strumenti per registrare un disco nel suo studio. John si è trovato alla grande nella veste di produttore e ha anche suonato diverse tracce di batteria, piano e violino in Kauntri Muzik. La registrazione è durata due settimane e ci ha permesso di conoscere meglio John e la zona degli States dove è nato e cresciuto (da parecchio tempo John vive negli UK), una zona dove la musica country è tutto. Da allora lo abbiamo incontrato altre due volte in Italia, l’ultima quando lo abbiamo ospitato brevemente a Milano mentre era in vacanza in giro per l’Europa con un suo amico di Nashville. I prossimi tre giorni saranno invece completamente dedicati alla musica.

John-Wheeler

Foto di Ale Consoli

Giorno 1 – SpazioMusica (Pavia)
La serata è stata organizzata dai nostri amici Paolo e Popo della Rise Up Events, che non vedevano l’ora di conoscere John e sentire dal vivo le sue canzoni. “Il disco solista di John mi è piaciuto ancora di più di quelli degli Hayseed Dixie” dice Paolo, “si sente che è più a suo agio”. E in effetti sembra proprio che con le nuove canzoni John abbia voluto dare un’immagine diversa di se stesso rispetto al precedente stile marcatamente hillbilly. In particolare pezzi come Born to die in France e Deeper in Debt mostrano come John sia ora più influenzato da padri della musica folk come Woodie Guthrie e Merle Travis, che viene anche esplicitamente citato nella cover Sixteen Tons. I nostri compagni Alessandro e Lorenzo accompagnano John al basso e al mandolino e anche se hanno avuto poche occasioni per provare con John (che ha inviato solo le tracce registrate via mail) entrano subito nel mood. Dopo un’abbondante cena a base di stufato, formaggi e salumi la serata si anima subito. La gente arriva numerosa e si gode i due concerti in tranquillità. John chiude con una versione delirante di Bohemian Rhapsody, giusto per non farsi mancare niente.

Giorno 2 – L’Una e Trentacinque Circa
Il sabato sera lo passiamo nella cittadina di Cantù, dove spesso abbiamo suonato nel locale di Carlo, grandissimo intenditore di musica folk nonchè amico. Il locale non se la passava molto bene, a causa delle lamentele del vicinato, ma ora Carlo ha trovato un’altra sistemazione e il nuovo locale è veramente grande e spazioso, oltre ad avere una posizione meno centrale. “Da sempre il mio desiderio è quello di organizzare bei concerti per la gente del posto e non.” Spiega Carlo a John. La serata parte un po’ in ritardo ma la gente appare entusiasta. Durante il concerto John si rivolge in tedesco a un ragazzo del pubblico che viene dalla Germania. John infatti è un autodidatta della lingua, e gli piace molto parlare tedesco perché “è la lingua dei miei antenati europei”. Alla fine del live il locale riserva a tutti una standing ovation, e lui va avanti a cantare e suonare ancora, come un indemoniato. In effetti fra le tre serate questa è quella in cui ci diamo più dentro col vino, e anche dopo essere ritornati a casa ci fermiamo a parlare con John fino alle sei del mattino. Di cosa abbiamo parlato? Prevalentemente di donne, Beatles e scherzi del destino.

johnnie-selfish-worried-men

Foto di Casimiro Passaro

Giorno 3 – Agorà
La serata che doveva essere più problematica si dimostra invece una delle più divertenti. Nel camerino del locale ci sono diverse lattine di birra, alle quali attingiamo sempre volentieri. Il palco è bello e nonostante le nostre cupe previsioni (è domenica sera e c’è Milan-Juve) il locale si anima di un centinaio di persone. Ci divertiamo molto sul palco, e anche John che rispolvera classici come Clandestino di Manu Chao in chiave folk. Alla fine, il camerino si anima di tantissimi amici, fan e curiosi che vogliono conoscere John. Per ciascuno di loro, John ha una parola, un suggerimento, una battuta da fare. E’ la quintessenza dello show-man, ma è anche una persona sensibile che cerca sempre di tirare fuori il meglio da se stesso e dagli altri. “La cosa più difficile da capire, in questo lavoro, è che non lo stai facendo per te stesso. Lo stai facendo per loro, la gente. Le persone che entrano in un locale e pagano un biglietto stanno spendendo dei soldi che si sono guadagnati duramente, e lo fanno perché sono interessati alla mia musica e perché vogliono divertirsi. Ogni volta che ci penso mi passa un brivido lungo la schiena. But hey man, it’s the business!”

Johnnie Selfish & the Worried Men

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