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Reportage Live

Luppolo in Rock – Day 3: Grind è Bello!

Foto di Federico Buonanno | Articolo di Giulio Taminelli

La terza giornata della quinta edizione del Luppolo in Rock è di quelle per stomaci forti ed avvezzi alle sonorità grezze del death metal e del grindcore. In quel di Cremona si esibiranno Slug Gore, Cripple Bastards e Possessed e Soulfly in apertura ai potentissimi Carcass. Insomma, una lineup di gran pregio (come in ogni edizione, va detto) per l’evento che si definisce come “organizzato dai fan per i fan”

Slug Gore

Il compito di aprire lo spettacolo in questa terza giornate del Luppolo in Rock 2023 spetta agli italianissimi Slug Gore, Band di recentissima formazioni ma in rapidissima ascesa grazie anche (ma non solo) alla presenza degli youtuber Poldo e Danny Metal rispettivamente alla voce e alla batteria.
L’EP di debutto, Extraterrestrial Gastropod Mollusc, si presenta come una produzione alla ricerca delle sonorità tipiche del deathgrind, forse non particolarmente innovativa o intricata ma sicuramente di buon livello grazie anche all’accostamento con il tema dei monster-b-movie che conferisce al tutto maggior spessore.
Il primo impatto dal vivo è ottimo.
Pogo dal primo secondo sotto i colpi d’ascia di Danny Metal alla batteria.
Il cantante Poldo sul palco cambia totalmente atteggiamento rispetto al suo personaggio del tubo, risultando brutale e risoluto sia nel growl, sia nella tenuta di palco.
Sembrerà strano parlare in toni entusiastici di chitarra e basso in un concerto death grind, in quanto la sperimentalità stessa del genere normalmente paga lo scotto della poca chiarezza esecutiva, ma in questo caso va fatto. Pietro Gessaroli dimostra che quattro corde spesse come tubi  bastano per incupire qualsiasi riff, mentre Alessandro Fuoco alla chitarra fa notare quanto si possa avere groove anche nella distruzione grind.
L’intero show, non particolarmente lungo per le ovvie logiche di tempistica applicate alle band di apertura, verte su sonorità e gestualità che, sia sul palco che tra il pubblico, mi hanno ricordato la scena grind dei Last days of Humanity.
Grandi ragazzi, spaccate! Avete un fan in più e spero di ribeccarvi il prima possibile.

Cripple Bastards

Per introdurre questa band credo servirebbe un articolo a parte. Vi basti sapere che i Cripple Bastards affondano le proprie radici nella Asti del 1988 e sono considerati uno dei capisaldi della corrente grindcore europea. Le sonorità apprezzabili in cuffia sono l’anello di congiunzione tra la grande ondata punk che ha travolto il mediterraneo ad inizio anni ‘80 e quelle che sarebbero diventate le correnti sperimentali del metal estremo negli anni ‘90.
I testi, spesso in Italiano, contengono messaggi forti e critici verso il sistema e la religione, ma sempre con un’ideologia chiara e definita alle spalle.
L’ingresso sul palco si dimostra estremamente ritmato ma con un growl che, quasi per contrappasso, risulta estremamente sguaiato e slegato dalle dinamiche musicali.
Questa non è una cosa negativa, sia chiaro. Esattamente come i pittori della secessione viennese rinnegarono gli stili tradizionali per sperimentare e sovvertire, così il metal anni ’80 ha rinnegato molte delle regole basilari per sperimentare in nuovi campi.
Tornando al mero ambito sonoro, il grosso della struttura musicale è affidata al basso di Schintu the Wretched e alla batteria di Raphael Saini.
La chitarra di Der Kommissar è quindi libera di impostare riff pesantissimi e modernissimi breackdown (paradossale, considerando gli oltre trent’anni della band).
Nella seconda parte dello show, cambio rullante per Raphael Saini, a mio avviso più che giustificato data l’estrema cattiveria esecutiva di ogni singolo pezzo.
Pezzo dopo pezzo, il pubblico diventa sempre più partecipe, accompagnando con cori e pogo i classici della band.
Finale con Morte da Tossico e scaletta lanciata come da tradizione.
Ottimo spettacolo per i Cripple Bastsrds, come sempre all’altezza della propria fama.

Possessed

Qui entriamo nel mitologico. Siamo nel 1984 quando viene pubblicata la demo Death Metal. Non sapremo mai se fu questa demo a coniare il nome del genere (francamente ne dubito, preferisco altre teorie) ma sta di fatto che, da quel momento, il mondo conobbe il Growl come lo intendiamo oggi. La storia dei Possessed è di quelle su cui si potrebbe fare un documentario. Suicidi, scioglimenti, reunion, sparatorie, litigi. Insomma, andatevela a recuperare perchè ne vale davvero la pena.
All’ascolto in cuffia l’impressione è quella tipica del thrash metal in stile Slayer ma con un’ attenzione maggiore alle sonorità e al canto sporcato. Ovviamente oggi il coinvolgimento emozionale è ben diverso ma, pensando all’abitudine media d’ascolto dei fruitori ad inizio anni ‘80, un sound simile deve esser sembrato provenire dall’inferno.
La prima cosa che colpisce, dal vivo, è la distorsione “secchissima” delle chitarre, retaggio di epoche passate che continua ad incutere timore.
Jeff Becerra  entra sul palco microfono alla mano ed è subito disastro. Per i meno informati, il buon Jeff è costretto da anni sulla sedia a rotelle a causa di una tentata rapina ai suoi danni  e le sue condizioni sono ulteriormente peggiorate a causa di una grave infezione post operatoria. Nonostante tutto ciò, sono rimasto estremamente colpito nel vedere che il primo growler della storia del metal continua a cantare e ad aver voglia di salire sul palco. 
Per quanto riguarda le sonorità generali, anche dal vivo la somiglianza con gli Slayer nei riff e soprattutto nei soli è notevole, ma non si tratta di plagio o citazione, poiché Possessed e Slayer hanno contribuito alla nascita del death metal e, di conseguenze, delle correnti estreme.
Ovviamente la resa sulla folla non è sguaiata come nelle band precedenti, ma solo perché il pubblico è totalmente concentrato su ciò che sta guardando, ovvero un pezzo di storia della musica.
Circa un’ora di concerto carica di riff potenti, batteria martellante e soli meravigliosamente fuori genere per i gusti moderni, con tanto di tapping e armonici.
Un peccato solo per i suoni, decisamente non all’altezza per una band di questo calibro.
Per il resto, non posso fare altro se non inchinarmi di fronte alla leggenda.

Soulfly

Vuoi il groove? Ecco il groove!
I Soulfly sono la quintessenza del ritmo. D’altro canto, cosa vuoi dire a Max Cavalera? Buona parte della cattiveria del metal moderno deriva dalle sue sperimentazioni nel tentativo di rendere più crudo il thrash metal. 
i pilastri su cui si fonda questo lo show dei Soulfly sono essenzialmente due: coinvolgimento del pubblico sin dalle prime battute e tanta voglia di distruggere.
A reggere questa macchina di morte è il figlio di Max, ovvero il batterista Zyon Cavalera che, coadiuvato dal basso di Mike Leon, crea la marcia mortale su cui chitarre e voce posano le proprie fondamenta.
Tornando alla figura di Max Cavalera, devo dire che è un vero e proprio mattatore. Quasi cinquantaquattro anni alle spalle, un’intera scuola di pensiero metal nate sulle sue gesta e, nonostante ciò, l’unico suo pensiero è:

“Circle pit!”

Io vi giuro che non ho idea di come descrivere la pelle d’oca dovuta all’urlo “Fire” all’inizio dell’omonima canzone.


È stato solo un momento, ma tanto è bastato.
La cosa che più mi ha colpito è stata la quasi totale assenza di pause tra un pezzo e l’altro, cosa comune a molti gruppi grind ma estremamente rara in formazioni i cui pezzi raggiungono durate “canoniche”.
Dal lato del pubblico, non posso che confermare (cosa scontata in questi casi) l’attenzione e l’entusiasmo pressoché totale dei presenti. Teste in movimento ovunque nell’arena e messaggi su whatsapp che continuavano ad arrivarmii con testi del tipo “ma quanto spaccano dal vivo i soulfly???”
Interessante “l’intrusione” di Richie Cavalera, altro figlio di Max, durante Bleed. Anche in concerti così spinti, è sempre piacevole una ventata di aria fresca.
L’unica cosa che non ho apprezzato molto è stata la scelta di utilizzare delle basi per alcuni inserti di percussione secondari.
Per il resto, per quanto credo sia inutile dire una cosa simile sui soulfly, li consiglio vivamente ad ogni amante del genere.



Carcass

Ok, fino ad ora ho parlato di devastazione e distruzione, però qui le cose si complicano. Cosa succede quando aggiungi al grind delle linee melodiche? Naturalmente ottieni i Carcass. La particolarità live di questi mostri è che nulla risalta realmente e tutto è parte di una stupenda sinfonia di morte.
A voler cercare assolutamente il perno su cui poggia il concerto, credo che il connubio basso, chitarra ritmica sia la “colonna vertebrale” (giusto per rimanere in tema con i testi dei Carcass) dello show.
Anche in questo caso, quasi nessuna pausa per la band britannica, tranne per un “salute” da parte del cantante prima di trangugiare l’ennesima birra.
A livello melodico, sono rimasto colpito dalla cura che ogni componente ha avuto per i momenti con riff orecchiabili, particolarmente enfatizzati dal cantante e sicuramente apprezzati da tutti i presenti (me compreso).


Curatissimo anche il lato visuale, all’apparenza scarno ma in realtà pregno di significati per i fan, grazie soprattutto al fondale a tema chirurgico e alla presenza scenica dei componenti stessi della band, forse un po’statici ma di sicuro impatto.
Nessun calo o aumento (impensabile) di ritmo per questo fantastico combo che per tutta l’esibizione macinerà pezzi senza dar tregua alla folla.
Unico grande difetto, a mio mero gusto personale, la batteria sotto tono a livello di volumi. 


In ogni caso, grande show per i Carcass che, pur avendo sacrificato in scaletta qualche vecchia perla in favore di canzoni più recenti, sono riusciti per l’ennesima volta a portare sul palco un ottimo show.

Nota a margine: ho sofferto parecchio la mancanza del merchandising dei Carcass perchè bramavo la loro maglietta gialla. Vi assicuro che è bellissima.

Clicca qui per vedere le foto del terzo giorno del Luppolo in Rock a Cremona o sfoglia la gallery qui sotto:

Carcass


Le Scalette del terzo giorno del Luppolo in Rock a Cremona


Carcass


Buried Dreams
Kelly’s Meat Emporium
Incarnated Solvent Abuse
Under the Scalpel Blade
This Mortal Coil
Tomorrow Belongs to Nobody / Death Certificate
Dance of Ixtab (Psychopomp & Circumstance March No. 1 in B)
Black Star / Keep On Rotting in the Free World
The Scythe’s Remorseless Swing
Corporal Jigsore Quandary
Ruptured in Purulence / Heartwork
Exhume to Consume
Tools of the Trade
316L Grade Surgical Steel

Soulfly

Back to the Primitive
No Hope = No Fear
Downstroy
Frontlines
Prophecy
Seek ‘n’ Strike
Fire / Porrada
Superstition
Scouring the Vile
Refuse/Resist
Wasting Away
Bleed
Eye for an Eye

Encore:
Jumpdafuckup

Cripple Bastards

Malato Terminale
Fumo Passivo
Get Out and Bite Them
Lapide Rimossa
Mondo Plastico
Misantropo a Senso Unico
Passi nel Vuoto
Rapporto Interrotto / Nascere per Violentarsi
Prospettive Limitate
Non Coinvolto
Narcolessia Emotiva
Implacabile Verso l suo Buio
Stupro e Addio
I Hate Her
Padroni
La Memoria del Dolore / Ombra nell’Ombra
Marchio Catastale / Gli Anni che non Ritornano
Inverno nel Ghetto / Faccia da Contenitore / Authority Asti Punx / Necrospore
Being Ripped Off
Images of War / Images of Pain
S.L.U.T.S.
1974
Polizia
Italia di Merda
Il Tuo Amico Morto
Stimmung
Morte da Tossico


Slug Gore

Emergency Alert System (Intro)Infestation
Hungry Parasitic Beast
Grounded by Slugs
Salt
Necrophiliattitude
Parasite Murder
The Dust Says You’re Fucked
Underground Giant Death Machines
50K
Demented Cricket
When Insects Ruled the World
Mucus Chainsow
I Need You (outro)

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