Foto di Andrea Ripamonti
Quante chance hai di rilanciare una giornata che inizia malissimo in un momento di riconciliazione con te stessa, però facendo il percorso inverso, non ovvero anelando alla pace dei sensi, ma entrando nella calca del discomfort chiassoso che certe condizioni di partenza ti appioppano, e perseverando in esse?
Poche infatti poteva andare tutto malissimo ma per fortuna Guitarricadelafuente, nome in codice di Álvaro Lafuente Calvo, manco-trentenne dalle fattezze angeliche e origini valenciane (ora solidamente installate nel cosmopolitismo di Madrid), made my day, o almeno l’ha salvato, o ha salvato me nel presentarmi al Fabrique per vedere forse quello che era uno dei concerti che più attendevo in assoluto, dopo aver dovuti rivendere con immensa tristezza il biglietto per il 2025 a Barcelona causa (ovvio) lavoro.
Ora chi scrive di questo live, il primo italiano per Álvaro, un po’ una scommessa, anche per capire se davvero la Spanish wave è qualcosa davvero o si limita a fenomeni spot, è fan da qualche anno, quando la sottoscritta è stata introdotta al culto e Guitarrica aveva già incantato la critica spagnola e internazionale con La Cantera, questo piccolo rinascimento del cantautorato folk che faceva presagire l’exploit da pop maturo di Spanish Leather (manco a dirlo, mio disco del 2025), che poi è l’oggetto del tour. E pure vederlo dal vivo è stato una sorpresa, proprio per capire meglio lui, la sua musica, dove sta andando e mettere un attimo da parte la FOMO della Spanish Wave e parlare di sentimenti, mica de sarsicce (cit.).
Tralasceremo anche il mio livello di coinvolgimento che, tra l’altro, rimasta sfortunatamente senza l’altro membro del culto per il rituale catartico (maledetti malanni di Primavera), ho ostentato tanto quanto una boomer bimba di Lauro (sì, eravamo a quei livelli). Ma del resto, che vuoi dirgli: Guitarrica è bellissimo, bravissimo, anche quando è impacciato o emozionato ai primi pezzi a suonare in un mercato che di solito subisce la musica italiana, dolcissimo e tenerissimo quando parla questo mix di spagnolo italiano inglese che esce tutto insieme come una sola lingua, manco fosse già Pentecoste. Prova a fare la magia che crea a casa ogni volta che si esibisce e tac, funziona anche oltre le Alpi.
Spanish Leather è una sorta di piccolo inno alla propria identità e soprattutto, alla bellezza di viverne tutti gli aspetti, belli, brutti e le velleità sognanti che ci ricamiamo attorno. Suona, avevo detto, estremamente pop se non quasi dance-reccio in alcuni punti, ma niente di tutto ciò crea incertezza nella narrazione. C’è molta onestà in quello che dice, soprattutto nel bisogno di leggerezza che emana, o meglio pretende.
Perché quando Álvaro imbraccia la chitarra acustica o si siede al piano, abbozza gli accordi di Conticinio non c’è autotune che tenga, sarà l’intrinseca gravitas drammatica spagnola, non lo so, ma ci si catalizza, si viene magnetizzati verso di lui, e pervasi di una carica che sappiamo cos’è ma non diciamo. Mi spiego, prendendo il largo.
Guitarricadelafuente, dicono, e non a torto, è uno di quei nuovi artisti che hanno reinterpretato il flamenco in chiave moderna per uscire dallo stereotipo spagnolo, come Rosalía, eppure è opportuno fare un distinguo che, almeno per la sottoscritta, alla visione del live, è divenuto immediatamente chiaro. Mentre Rosalía è perfetta, una maniaca ossessivo compulsiva della ricerca estrema, si sfonda nello sforzo artistico di plasmare la realtà e la sua eccezione culturale a forma di essenza, cercando una sorta di divino imperscrutabile in essa, Alvaro guarda alle sue origini come si guarderebbe alla terra, alla pelle (spagnola), alla sensazione tattile di qualcosa che preme rudemente contro le nostre velleità cittadine, solo apparentemente più alte.
Non ricerca l’essenza attraverso l’arte, ci arriva a martellate fisiche, che si tratti di piegarsi in due su una chitarra acustica, di spargere mezcal sul palco o arringare lascivamente il pubblico con lo stesso gesto di un torero. Guitarricadelafuente ci parla, nella sua musica e nei suoi concerti, del più mistificato e frainteso dei grandi temi esistenziali, ovvero il sesso, con una franchezza che ha veramente poco a che fare con il mood latino stereotipato. Al contrario, ne racconta con grande semplice e immediatezza la visceralita’ del sentimento, o meglio, della sensazione, offrendo al pubblico la sensazione di un esercizio a fisarmonica del piacere, scavando nei pezzi più intensi da Mataleon a Agua Y Mezcal, sognando in Guantamera, dando respiro, da tutta questa intensità, nelle provocazioni pop di Spanish Leather come Port Pelegrí. O anche solo figurativamente, con la montagna di abiti accatastata sul palco, una metafisica del corpo e di quello che significa abitarlo, usarlo, e i vestiti ne sono come una memoria, di giorni, sudori, amanti, tutto.
Alla fine, Guitarrica sa che il sesso non è un atto, ma una dimensione che non tutti hanno coraggio o capacità di abitare, guidato com’è da un andrivieni di situazioni che stresserebbero a morte i più ansiosi, è quello che ci porta a voler essere Full Time Papi, un modo molto accattivante per indicare una sorta di “amare fino all’osso”, ma che appunto ci fa sentire estremamente vivi e pieni. È una dimensione mentale, romanticissima, attraverso cui affrontare la realtà, di cui il momento fisico è solo il capitolo finale, che lascia sempre l’amaro, appunto, della fine, e del “e ora che facciamo?”
E ora basta: fine dell’esperienza, grande festa con la chiusura di BABIECA! e saluti dal palco su Voglio Vederti Danzare (esatto, proprio il Maestro, ma non c’è solo lui a testimoniare i continui riferimenti agli italiani, insomma avete ascoltato bene Tramuntana?). Non so a quale universo appartiene Álvaro, però non mi sarei aspettata davvero di farmi spiegare come fare per bene un cantautorato di ampio respiro e non banale da un’artista spagnolo, e soprattutto, di capire qui perché a volte ci lanciamo sempre subito sul significato, invece che prestare attenzione alla bellezza intrinseca del significante. A volte, ricordarsi di essere tattili, serve. O meglio, salva.
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GUITARRICADELAFUENTE: la scaletta del concerto di Milano
- Full time papi
- Calypso
- Futuros amantes
- Continicio
- Poses
- Caballito
- Pipe dream
- Puerta del Sol
- Mataleón
ABC - Port Pelegrí
- Mil y una noches
- Agua y mezcal
- Quien encendió la luz
- Quién teme a la máquina?
- Guantanamera
BIS
- Tramuntana
- BABIECA!































Marco Montevecchio
17/04/2026 at 13:45
Segnalo un errore sulla scaletta.
Ero al concerto, tra Mataleon e Port Pelegri ha cantato ABC
rockon
17/04/2026 at 14:52
Grazie Marco, scaletta aggiornata!