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The DODOS – Individ

the-dodos2015 Polyvinyl

Sempre a testa alta e buonumore alle stelle – questo parrebbe – nonostante cadute di stile che molto spesso hanno sviato i The Dodos dalle attenzioni di masse d’ascolto, accoglienze che li avevano in precedenza innalzati a divi, ma poi quel maledetto Carrier li ha fatti precipitare in un vuoto pneumatico da cui raddrizzarsi è ostico.
Questo per quanto riguarda gli ascolti, loro invece – con un sorriso californiano a 380° – vanno avanti fregandosene e sfornano Individ , nove tracce che ripropongono quella commistione folk, math, sghiribizzi rock, qualcosa di soft-loud e chincaglierie varie che, nonostante tutta la buona volontà messa per un attento ascolto, riporta il dubbio atroce che la formazione americana sia giunta al capolinea della propria storia consegnandoli inesorabilmente – se non avviene nulla nel frattempo – alle curve del passato.

Già al quarto album e una band che si getta alle ortiche, dispiace e ricordarne gli inizi weirdness, quelle geometrie sganciate dal main, quelle belle e allampanate tirate alternative mette una specie di magone in gola, ma la musica è anche questo; di certo non bastano le nebulose ritmiche The tide, l’urbanità “tensioattiva” Competition, i migliori Fleet Foxes che svolazzano in Darkness o la bella ballad cadenzata tra folk e mantra Bastard, l’alchimia è scemata o risucchiata dalle frenesie temporali della loro Frisco disattenta.
Della serie, provaci ancora Dodos!

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Giornalista che crede che la musica sia la via maestra di tutto per arrivare al tutto.

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