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I AM TITOR – Superposition EP

iamtitor-superpositionMi ritrovo spesso steso, il più delle volte indosso delle cuffie, quasi sempre guardo il soffitto.
Oggi vi racconterò di Superposition degli “I am Titor”, gruppo proveniente dai dintorni dell’alta Bassanese che girano già da qualche anno per i palchi del Nord-est.
La ricerca di questi ragazzi mi ha lasciato inizialmente perplesso non tanto per le influenze studiate, più per il contesto nel quale proporre questo genere musicale. Capii presto che stavamo parlando di musicisti con esperienza ma soprattutto con una grande passione e costanza.
Superposition è sinonimo di crescita, nel giro di meno di un anno infatti gli I am Titor sono maturati trovando un linguaggio molto personale.
Quattro tracce che non si disperdono nella monotonia che inevitabilmente incombe nel genere scelto, a mio parere i pattern di batteria sostengono tutti i respiri che la melodia lascia al nostro pensiero. Come una sorta di continuo delay mentale le melodie ci arrivano alla mente un attimo dopo corredate da brevi testi che completano l’opera.
Chiudi gli occhi.
Con No Time No Age c’è una qualche creatura mistica che vuole insegnarci a volare e, con una semplicità inaudita, spicchiamo il volo nel ritmo incalzante per poi abbandonarci alla vista del paesaggio dall’alto guidati dai saliscendi del pezzo. L’immortalità di uno spazio, percepire che il nostro corpo occupa un tempo indefinito nello spazio infinito.
Si passa a Zebra, personalmente è il pezzo che mi convince meno ma non per questo non si fa ascoltare, il riff di basso, coinvolgente come pochi, è uno sguardo introspettivo che preannuncia l’avvento di suoni propri dell’elettronica degli Atoms for Peace e simili. Qui si torna a terra e ci viene chiesto di esplorare fauna e flora con gli occhi di un alieno, ben nascosti come il finale di Zebra ci suggerisce, osserviamo il mondo. E’ un ordine.
Distances è il pezzo più coraggioso e meglio riuscito, la voce è più in primo piano rispetto agli altri pezzi, una leggera malinconia sottolinea le parole del pezzo che forse si trasforma nella distanza tra isola e isola, nel mare immenso che sta in mezzo, tra piattaforma e piattaforma, nel silenzio di parole non recepite a causa di un vuoto tra due poli. Il finale ci esalta con un semplice giro in loop che tende alla perdizione per poi tornare ad una stabilità (che personalmente e soggettivamente avrei evitato) che riprende il malinconico inizio.
E’ con Mountains che gli I Am Titor ci suggeriscono di finire il nostro viaggio, un ritratto azzeccato di una tempesta bipolare che si infrange nel sistema nervoso di un soggetto alla ricerca della libertà desiderata. Se è vero che dalla venuta degli angoli i lati non sono più liberi allora questo pezzo è uno sfogo di rabbia che tenta di distruggerli e che conclude l’EP nel giusto modo.
In 18 minuti siamo trasportati alla scoperta di un mondo altro ma simile al nostro, l’EP è ben fatto, il concept grafico pure ed ora mi aspetto un album che confermi tutte queste belle parole.

Davide Sgambaro
visual researcher, writer

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