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ZAFA ci consiglia i suoi brani per piangere

A più di un anno di distanza dall’ultimo singolo, Zafa decide di tornare con Ma tu, fuori il 7 dicembre per Artist First, singolo particolarmente emotivo che segna, nonostante l’assenza, un gran ritorno. Cantautore e Producer (Pretty Solero, Gianni Bismark, Yukatan, Pgreco ecc), il poliedrico Giovanni Zaralli, al secolo, scrive e ci mette il cuore. 

Ma tu è un brano che parla letteralmente di cosa si prova durante una rottura, di quel momento in cui capisci che l’irrimediabile sta accadendo e che tornare indietro sarà impossibile; le immagini, le sensazioni e tutte le emozioni del brano sono compresse in una corsa frenetica lanciata verso l’irreparabile.

Il sound volutamente retró tipico di alcuni brani del cantautorato più classico degli anni 70 ci porta in una dimensione sospesa, senza tempo, suggerendoci che certe situazioni sono capitate e capiteranno sempre a tutti.
E forse è cosi.

Ecco la sua playlist per piangere: 

Hey there Delilah – Plain White T’s
Mi riporta indietro nel tempo alle prime cotte a quando tutto era nuovo e nessuno aveva ancora gli anticorpi a certe delusioni.

Iris – Goo Goo Dolls
Perche è un pezzo dilaniante con uno dei ritornelli più forti della storia,da cantare a squarciagola, ti prende e ti spezza in due senza troppi complimenti.

Il mio canto libero – Lucio Battisti
Credo sia la canzone italiana più bella mai scritta, c é così tanta vita dentro, mi mette i brividi sempre.

Ieri l’ altro – Franco126 
É di una malinconia che fa male all’ anima, si sente che è scritta con il cuore in mano. È leggera come un sospiro e contemporaneamente ti si lega addosso e ti trascina giù come fosse di piombo.

Sempre in 2 – Carl Brave × Franco126
Ormai un classico. Mi ricorda i primi periodi all’ università, quando volevo cambiare vita e tutte le sere ci vedevano con i miei amici per raccontarci cotte, delusioni, piani. Mi ha rappresentato per tanto tempo.

Anima fragile – Vasco Rossi 
Un altra canzone scritta solo con il cuore, diretta come una coltellata, che non lascia spazio a fraintendimenti, quasi più un monologo che una canzone. Una vera poesia.

Creep – Radiohead
É la canzone più straziante della storia, nessuno è mai riuscito a descrivere così bene quel sentimento di solitudine alienazione e disillusione come hanno fatto loro.

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