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Le 5 canzoni preferite di MARCHI

Marchi (all’anagrafe Michele Marchi) è un cantautore italiano indipendente nato in Sardegna nel 1988. È stato due volte finalista al Premio De André, nel 2010 e nel 2013. Dopo gli studi universitari in Discipline delle Arti della Musica e dello Spettacolo si è diplomato in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia. Vive tra Roma e Milano dov’è attivo anche come sceneggiatore per il Cinema e la Pubblicità.

Il suo primo singolo Gennaio è uscito a Novembre 2021, cui è seguito il videoclip pubblicato in anteprima su Billboard Italia. Lo scorso 8 aprile è uscito su tutte le piattaforme digitali il suo secondo singolo: La notte. Il cantautore sardo torna con un pezzo dal mood decisamente più ecclettico e disincantato rispetto al precedente, che racconta le ombre e i pensieri ossessivi che seguono la fine di una relazione e che rappresenta un tassello del tutto nuovo che si aggiunge alla costruzione del percorso artistico di Marchi.

Per l’occasione abbiamo chiesto all’artista quali sono le sue canzoni preferite:

From me to you, Ane Brun

Le cover sono sempre difficili. Quelle dei Beatles poi non ne parliamo! Si resta sempre diffidenti nei confronti dei remake di capolavori come questo. Eppure Ane Brun riesce a conquistarti in mezzo secondo. La voce di un cardellino canta con una grazia rara, quasi religiosa, i versi immensi di Lennon e McCartney. È oltre. Una cover intensa quanto l’originale. 

The man I love, Hindi Zara

Un’altra cover superba, un’altra cantante fuori dagli schemi. Una delle canzoni più cantate di sempre, tanto da divenire subito uno standard del vocal jazz. Tra le tante che l’hanno interpretata: Billy Holiday, Ella Fitzgerald, Mina, Kate Bush, Etta James, Liza Minelli. E Hindi Zara, che non poteva farla più sua di così. Una ballad romantica da togliere il fiato, un film in bianco e nero. Tre minuti di classe in cui riecheggia un’epoca dorata che non esiste più.

This is the thing, Fink

L’amarezza per una relazione che si sta accartocciando su se stessa. Parole che restano incastrate in gola, sguardi orfani che non si cercano più, due persone che si assottigliano fino a diventare trasparenti l’una per l’altra. Resto sempre impigliato tra i rivoli raffinatissimi delle corde di Fink, leggeri, densi, quasi ossessivi, una tensione sottocutanea che cresce e cresce senza arrivare mai al culmine. Pezzone! 

Dream about flying, Alexi Murdoch

Un altro pezzo che ho consumato. Ipnotico, raffinato, potente, dopo soli dieci secondi ti ritrovi  trascinato e sbattuto in mezzo a una corrente di rapide e arpeggi memorabili alla Nick Drake, percussioni e ritmi sofisticatissimi con una gestione della dinamica pazzesca, e una voce da santone solitario che ti racconta un sogno americano oscuro. 

Instrumental II, Noah and the Whale

Branino piccolino piccolino, ma con un cuore grande grande. Unico pezzo strumentale della lista, breve anzi brevissimo, defilato e sospeso. Una preghierina alla Coffaro’s Theme di Bill Frisell. Una semplice chitarrina che accompagna il risveglio di lenti sogni pomeridiani. D’estate. In veranda.

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