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I 5 brani preferiti di Felix Rovitto

Il tormento e l’estasi di incontrare una “chica peligrosa”: in un brano estivo ma anche oscuro e ambiguo, FELIX ROVITTO celebra i misteri della seduzione con la sua nuova canzone, MARIPOSA. MARIPOSA è il primo pezzo in cui FELIX ROVITTO elimina il suo strumento principale, la chitarra. L’idea iniziale era quella di fare una canzone reggae per l’estate, una sorella di MARINELLA dell’anno scorso.

Confrontando le idee con quelle dell’amico, musicista e producer, GABBER (Filippo Gabbi), si arriva a una quadra sul testo, ma soprattutto si definisce il suono che il brano deve avere. Il tutto è poi concretizzato in studio con il producer MICHELE CASALINI, in fase di mix & master del pezzo.

E ovviamente non abbiamo resistito, ecco com’è andata!

THE CURE: LULLABY (1989)

che dire, fare una ninna nanna inquietante non è proprio da tutti. Canzone capace di spaventarti ma allo stesso tempo comunque coccolarti, rilassarti ed agitarti, difficile da spiegare. Capolavoro assoluto, il video è di una bellezza, romantica e dark insieme, tipicamente tutta loro – forse sbaglio ma il genere dark lo identifico in assoluto con loro, tra i primi se non i PRIMI ad averlo coniato. “Lullaby” è nell’album “Disintegration”, per me il più bello dei Cure, uno dei miei 5 album preferiti in assoluto – vietato non averne una copia in casa

RADIOHEAD: EVERYTHING IN ITS RIGHT PLACE (2000)

la prima volta che ho ascoltato questo brano era il 2000, anno dell’uscita dell’album che la contiene, “Kid A”. Da subito mi sono detto: i Radiohead sono già nel 2050. Ipnotica, spaziale, un trip senza ritorno, fortunatamente hanno deciso di non farla durare un quarto d’ora altrimenti sarei finito subito in psichiatria 🙂 Come per “Lullaby” dei Cure, questa canzone fa parte della mia personale top 5 degli album preferiti: in questa mia classifica rientra appunto anche “Kid A”, che ha segnato definitivamente – e direi per sempre – lo stacco dei Radiohead dall’essere una band poprock, diventando una band “faccio quello che voglio come e quando voglio”

MICHAEL JACKSON: BILLIE JEAN (1982)

pietra miliare della musica pop, qua forse non ho bisogno di aggiungere tante parole. Appena attacca il basso subito dopo l’ingresso della batteria addio, il corpo è costretto a farti ballare anche se odi ballare, il groove del brano è devastante, e sulla sua voce e i suoi movimenti c’è qualcuno che ha qualcosa da ridire? che non mi rivolgesse mai la parola, grazie! “Billie Jean” è la canzone che se sei in down non può non cambiarti la serata, la canzone che in ogni discoteca sicuramente o prima o dopo la sentirai nella tracklist del deejay. “Billie Jean” è LA CANZONE

FEDEZ: BELLA STORIA (2019)

non so che dire, questa canzoncina mi ha dato lo stimolo per scrivere la mia “Marinella”, anche se parliamo di cose diverse. Non adoro particolarmente Fedez ma questa canzone, e qui mi rivolgo agli amici musicisti, è un pezzone: provate voi (ma anch’io eh) a fare un ritornello spaccaculo solamente con 2 note, la tonica e la quinta. Parliamone. Detto questo, suoni da ufo, perfetti, e bravo Dargen D’Amico che l’ha prodotta, credo di preferirlo più come producer che non come cantante

ELETTRA LAMBORGHINI: PEM PEM (2018)

scusate ma volevo volutamente chiudere in bellezza e trash ahahah. Questo pezzo ha una produzione a livello di sound fantastica, ma a parte il discorso dell’essere ballabile reggaton e volutamente commerciale, la cosa che mi piace è la decisione di praticamente spezzare in 2 parti il brano: la prima parte è la standard canonica tipica del reggaton, ma la seconda parte con l’ingresso di ulteriori strumenti e uso di scale minori armoniche, dal sound quinti arabeggiante, la rende magica. Una prima parte “TUNZ TUNZ” e trash, una seconda parte notturna, più sexy, e tamarra. Chapeau

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