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I 5 brani preferiti di Chiara Cami

E’ uscito il 7 ottobre “Fragola“, il nuovo singolo di Chiara Cami, fuori per 2o Records e in distribuzione Artist First. Un nuovo capitolo della vibes autunnali che ci accompagna in cucina con la cantautrice romana.

Per iniziare dunque, prendere una storia d’amore e farla bene a pezzi, possibilmente piccoli. Poi, stendere bene sul tavolo le vicende e organizzarle in una trama struggente. Aggiungere quindi una buona dose di chitarre rigorosamente anni ‘90. Amalgamare il tutto con una voce limpida e adagiare il composto su un delizioso strato di armonizzazioni. Per guarnire, si consiglia di usare della frutta fuori stagione. Le fragole si prestano bene, essendo un frutto molto dolce che mal si combina con la freddezza di chi di ricevere amore non ne vuole proprio sapere. Lasciare riposare in frigo fino a inizio ottobre e servire ben freddo.

Come sempre, le abbiamo chiesto quali sono i suoi cinque brani preferiti, ed ecco cosa ci ha raccontato. 

The Climb – Miley Cyrus 

Ho capito che esisteva gente che faceva il lavoro del cantante solo quando ho iniziato a guardare Disney Channel. Il mio programma preferito era, chiaramente, Hannah Montana, perché Miley incarnava tutto quello che avrei voluto essere io: una brava studentessa di giorno e una musicista di notte. A parte questo, credo che la musica di Disney Channel sia stata fondamentale nello sviluppo del mio gusto, del mio orecchio musicale e soprattutto del mio stile di scrittura. Molte delle melodie o delle progressioni armoniche che mi trovo a scrivere mi rimandano a cose che ascoltavo quando avevo dieci/dodici anni, così come i giochi di parole e le metriche che uso. A proposito di ciò, molti studi scientifici sottolineano come i gusti musicali si sviluppino proprio in quella fase della crescita. Di questo non mi vergogno minimamente, anzi ne vado fiera, perché facendo musica a tempo pieno sto realizzando anche e soprattutto i sogni della me bambina e quindi mi sembra giusto che anche lei contribuisca al processo creativo. 

Defying Gravity – Wicked

A sette anni ho visto il mio primo spettacolo a Broadway: Beauty and the Beast. Mi ricordo perfettamente la sensazione di pura estasi che ho provato nel vedere ballerini cantare, cantanti ballare, il tutto recitando parole che al tempo ancora non comprendevo. L’amore per il musical mi accompagna tutt’ora e negli anni ho cercato di vederne il più possibile ogni volta che mi trovassi a New York o a Londra. Uno dei miei preferiti è Wicked e, nello specifico, Defying Gravity è la canzone che in assoluto più mi emoziona e che quando avevo sedici anni, età in cui l’ho sentita dal vivo, più mi faceva sentire compresa e allo stesso tempo sicura delle mie capacità. Da persona che ha avuto difficoltà a barcamenarsi fra le proprie aspettative e quelle degli altri, ho sempre empatizzato moltissimo con la storia di Elphaba e della sua battaglia per farsi accettare per quello che davvero era. Se ne avessi le capacità, recitare nei panni di Elphaba sarebbe il mio più grande sogno. Allo stesso modo, spesso mi trovo a inserire elementi del musical theater in quello che scrivo e vorrei tanto che mi venisse in mente un’idea per un musical intero. 

All Too Well – Taylor Swift

Taylor Swift è il mio più grande punto di riferimento nell’industria musicale. Quando ho ascoltato questo brano per la prima volta ho deciso che avrei provato anche io a scrivere canzoni per esprimere quello che sentivo di non poter tirare fuori nelle conversazioni di tutti i giorni. Credo che questa canzone mi abbia fatto un incantesimo, non scherzo! Ricordo di aver scritto un lunghissimo post su un gruppo Facebook di critici musicali e musicisti gestito da Alberto Salerno in cui praticamente facevo un panegirico a Taylor Swift proprio partendo da questo brano. Avrò avuto neanche sedici anni, non so quanto fossi credibile. Comunque, da quando ho ascoltato All Too Well per la prima volta ho iniziato a fare molta più attenzione alla struttura dei testi e alle strategie melodiche usate dagli artisti che mi piacciono e ho capito che la scrittura poteva essere un’attività da praticare e non solo un dono di pochi. 

Slow Dancing in a Burning Room – John Mayer

Questo è un mio personale esempio di canzone perfetta e perciò proverò a giocare per un attimo a fare la critica musicale. Ci sono: un tema di chitarra che esprime chiaramente il sentimento di impotenza che si prova quando una relazione è finita ma non ci si riesce a lasciare; un incipit che cattura dai primi due versi (it’s not a silly little moment/it’s not the storm before the calm); armonizzazioni così setose che si potrebbero toccare; un crescendo finale che sublima tutto il resto. Personalmente, sono una fan dei bridge (o special, che dir si voglia) e in questo pezzo quella parte non è particolarmente sviluppata per dare spazio all’assolo di chitarra, ma va bene così, perché è John Mayer. 

Nero – Gazzelle

Se non sbaglio, ho conosciuto questo brano tramite una cover di Maria Faiola e me ne sono innamorata istantaneamente. Al tempo avevo moltissimi preconcetti contro la musica italiana, specialmente l’indie, che non comprendevo affatto e mi metteva estremamente a disagio. Nero è stato il primo pezzo di quel filone in cui mi sono rispecchiata, anche perché ero tornata dall’America da circa un anno e ancora un po’ mi detestavo per questo e per molto altro. “Non crescono i fiori dove cammino io” mi è sembrato un concetto così semplice e allo stesso tempo preciso che in quel momento è scattata una curiosità che prima non avevo verso la mia lingua madre e le sue potenzialità in musica. Da lì ci sono voluti altri due anni di ascolto prima che provassi anche io a scrivere in italiano, ma credo sia stato un tempo necessario e sufficiente per imparare il più possibile senza diventare eccessivamente derivativa del lavoro di qualcun altro. O almeno lo spero!

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