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I 5 brani preferiti della Black Out Band

La Black Out Band nasce dall’incontro tra i due fratelli Edoardo Cian (chitarra, voce, armonica a  bocca) e Giacomo Berlese (tastiere, piano bass, sax) e Sebastiano Gagno (batteria, voce). I tre condividono la passione per la musica fin dall’infanzia, appassionandosi ai miti del rock, dai Pink  Floyd a The Who, e alle leggende del blues, da Muddy Waters a John Lee Hooker. Nel 2015 decidono di approfondire le sonorità blues, fondando la Black Out Band, con una formazione volutamente priva del basso elettrico, ispirandosi alle atmosfere ipnotiche dei The Doors. Dopo qualche anno di rielaborazione di grandi classici, scelgono di intraprendere una strada personale con brani originali, nel tentativo di far convergere la passione e la potenza comunicativa del rock e del blues con alcune sonorità pop e un’attenzione particolare alla composizione, anche grazie agli studi accademici dei due fratelli. Nel 2019 esce il loro primo Ep “Cosa Rimane”, seguito poi nel 2021 dal singolo “Nobody Can Hear You” che li porta a partecipare ed arrivare alle fasi finali del Firestone Road to The MainStage. Da marzo 2022 lavorano insieme a Christopher Bacco di Studio 2 alla stesura del loro nuovo EP e del singolo “And Mist Comes Again”.

Abbiamo provato a conoscere meglio questo talentuoso trio e abbiamo chiesto loro di parlarci delle loro canzoni preferite:

Long as I can see the light (Creedence Clearwater Revival)

Quello che per noi è il capolavoro di John Fogerty, nonché anche uno dei primi brani che abbiamo inserito nel nostro repertorio.

La malinconia del viaggio in solitaria come metafora della solitudine che tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo provato sperando che ci sia sempre una luce accesa che ci riporti a “casa”. 

Changes (David Bowie)

Forse il brano che rappresenta più in assoluto la sfida di ogni musicista: cambiare, sapersi adattare ai tempi e mutare sempre la propria forma sia musicalmente che visivamente, senza però mai alterare la propria impronta.

È una delle canzoni a cui ritorniamo sempre in modo ciclico nei nostri ascolti come moltissime canzoni di Bowie a cui ci ispiriamo continuamente.

Lifeline (Ben Harper)

L’intimità che crea Ben Harper in questo brano è unica e senza precedenti. Chitarra e voce, essenziale ma estremamente efficace, con un testo che potrebbe potenzialmente parlare di ognuno di noi.

Ci stupisce continuamente il modo in cui riesce a comunicare una profonda spiritualità velata di sofferenza.

The Light at the end of the tunnel (Andrew Lloyd Webber e Gregory Porter)

Brano puramente gospel, con sonorità blues. Lavoro armonico che ricerca sempre una spinta in avanti e il modo di far muovere le persone.

Qui il ritmo è tutto, come anche il coro, che è diventato anche nel nostro stile un elemento fondamentale.

Breathe (Pink Floyd)

Un brano semplice ed essenziale, dove all’ascolto in generale si delinea bene lo spazio, il respiro e la perfezione nell’uso dei vari strumenti. Se si ascolta nel dettaglio, si possono sentire la miriade di colori e suoni che ogni strumento aggiunge, con soluzioni semplici e al contempo sofisticate. Un brano che rispecchia molto il nostro stile nella ricerca di un suono nitido, fatto di molti dettagli che però devono comunicare nel complesso un’idea di fluidità e semplicità all’ascoltatore.

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