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I 5 brani preferiti dei Gamaar

I 5 brani preferiti dei Gamaar

E’ uscito il 21 settembre “Nella mia testa“, il nuovo singolo del progetto Gamaar, fondato dalla cantautrice e produttrice bresciana Gabriella Diana.

Un nuovo capitolo che ci accoglie alla fine dell’estate, un brano che sa di quotidianità e di routine, di quanto una giornata possa diventare complessa, confusa e disordinata quando si soffre di disturbi come ansia e depressione: i primi pensieri che hai quando ti svegli la mattina, e che ti inseguono mentre bevi il caffè, ti lavi i denti, vai a lavoro; esprime l’incapacità di mettere ordine alla matassa nera che talvolta si crea in testa.

E come potevamo fare, se non chieder loro quali sono i cinque brani preferiti di Gabriella e dei suoi compagni? 

Jeff Buckley – Grace

Con Jeff ci sono cresciuta: ascoltare l’album Grace mi ha fatto letteralmente impazzire per anni, e mi ha insegnato tanto. La rivelazione più importante che ho avuto ascoltando la sua musica è che la mia voce, sempre stata definita “bella, morbida e angelica”, non è per questo condannata a cantare ballate per il resto della mia vita, ma può essere sì morbida ma anche arrabbiata, delicata e potente allo stesso tempo; quando avevo 15 anni non lo sapevo, ed è stato Jeff Buckley ad insegnarmelo. Da quel momento in poi le mie composizioni, e il modo in cui le cantavo, sarebbero cambiate per sempre, e non lo ringrazierò mai abbastanza. Ho scelto “Grace” perché è la canzone, per quanto mi riguarda, più catartica del disco: vita, morte, sofferenza e liberazione, grazia e rabbia, c’è tutto; mi è arrivata dritta al cuore.

St. Vincent – Digital Witness

Quando ho ascoltato St. Vincent per la prima volta ho pensato “questa è matta”. L’ho riascoltata una seconda e una terza volta, e me ne sono innamorata follemente. Tutto il suo lavoro è interessantissimo in modi diversi. Questo brano forse riassume bene cosa amo di lei e della sua musicalità: ritmiche nette e cantati un po’ strafottenti. Amo la sua capacità di fare musica alternativa, restando sotto “l’ombrello” del pop: magia. Anche il testo del brano è molto interessante: tratta i temi dell’era del digitale, del nostro essere sempre connessə, la nostra percezione dei media. Un brano potente con sonorità interessanti e carattere. Tutto molto bello.

Verdena – Il Gulliver

I Verdena, nel panorama italiano, sono in assoluto la mia band preferita. Sono mattə, e ci piace. Questo brano mi ha letteralmente rapita quando l’ho ascoltato la prima volta: le batterie, i rif di chitarra, il mood generale del brano; ma poi l’album “Requiem” è potentissimo. “Il Gulliver” è una canzone lunghissima per i canoni a cui siamo abituatə oggi, e mi piace pensare che io non voglia abituarmici. E anche qui ritorna quello che dicevo a proposito di “Grace”: dolce malinconia e sbraitate al microfono, riposo e poi ancora rock cattivo. Il contrasto tra forza e bellezza, rabbia e gentilezza, è quello che tendenzialmente amo nell’arte: è come se fosse una metafora perfetta di come vedo la vita. Detto questo, bellissima canzone, e fantastico album, non mi stanca mai.

David Bowie – Blackstar

L’amore per David è immenso, e in realtà sono meravigliata dalla mia scelta: sono una grande fan di Ziggy Stardust, di Aladdin Sane, del periodo più eccentrico, sgangherato, provocatorio e rock di Bowie. Amo molto anche il suo periodo berlinese, ma il brano “Blackstar” è un qualcosa che si discosta dal gusto o dal mio essere sua fan, è una “canzone opera d’arte” e basta. 

E’ epica e rituale, le batterie sono fenomenali, e tutto è pensato per creare un mood ben preciso: un addio e un arrivederci artisticamente completo, un rito di passaggio per lui e per noi, inquietante e luminoso allo stesso tempo: come dicevo prima, un’opera d’arte a tutti gli effetti da parte di un artista completo, imprevedibile, che ci ha dato tanto da scoprire, esplorare e da amare.

The Beatles – Happiness is a warm gun

I re della ripetizione e dei ritornelli che incidono un brano senza né una né l’altra cosa. Questa canzone è sempre in mutamento, in divenire, non ha una sessione uguale all’altra ed è perfetta. I Beatles sono tra le mie band preferite in assoluto, e studiando composizione questa canzone mi ha aperto la mente alle possibilità compositive e alla voglia di sperimentare. Si sente che c’è Lennon dietro al brano, che tra i quattro probabilmente è l’autore che mi ha ispirata maggiormente; Paul ho iniziato ad apprezzarlo davvero ultimamente. Un testo delirante accompagnato da un arrangiamento con cambi di tempo – si parte con un tempo binario per passare al ternario e viceversa – che parte cupo e si conclude aperto e scanzonato. Un brano interessantissimo e pieno di cose da imparare.

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