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5 brani fondamentali per la formazione di [lessness]

E’ uscito il 19 febbraio 2021 il nuovo EP di [lessness], il progetto solista di Luigi Segnana, ex membro di Casa Del Mirto, che, reduce dalla pubblicazione del primo full length dal titolo Never Was But Grey (2019), torna con un nuovo disco: un EP che rappresenta un momento di transizione dove rivivono, in versione più intima e acustica, alcuni dei brani di Never Was But Grey, traslandone le sonorità su un piano interpretativo più diretto ed emotivo.

Il tutto in attesa di un nuovo secondo album nato durante il complicato periodo del lockdown, nel corso del quale Luigi Segnana, in mancanza del suo basso (fatalmente in manutenzione), ha sperimentato nuove sonorità minimaliste indirizzandosi verso l’uso di pianoforte e chitarra acustica.

Per l’occasione, gli abbiamo chiesto quali sono i suoi 5 brani fondamentali. 

Sono sempre in difficoltà a stilare un elenco di canzoni, perché è enorme la quantità di canzoni che in qualche maniera mi hanno influenzato o mi hanno accompagnato nelle fasi di cambiamento o di approccio alla vita. Questo elenco non è esaustivo e chiedo scusa alle tante canzoni importanti che non citerò. Limito l’elenco a 5 canzoni che effettivamente hanno avuto un ruolo formativo per me come musicista o autore:

Nirvana – Something in the way

Sono sempre stato uno che se la prende comoda, senza fretta. Pur essendo sempre stato appassionato di musica, l’idea di prendere un strumento in mano è maturata molto lentamente e con estrema calma, ho cominciato ad imparare a suonare la chitarra (sto ancora imparando) dopo i 20 anni ed il basso ancora più tardi, e Never Mind dei Nirvana è l’album sul quale ho cominciato a strimpellare i primi accordi. Something in the way è la canzone che più di tutte di quel disco mi è rimasta dentro, un gioiello sottostimato. Un underdog. L’andamento dolente e sofferente, la voce strascicata, il violoncello: tutte cose che hanno lasciato il segno.

The Cure – Prayers for rain

La canzone che mi ha introdotto al mondo dei Cure, l’ho sentita la prima volta in una compilation fatta da un amico di mio fratello maggiore. Un mix totalmente incoerente e lì, tra Black Sabbath e Alice Cooper, tra Alphaville e Apollo Smile (?!?) , si nascondeva questo gioiello che mi ha letteralmente steso. L’ho ascoltata ininterrottamente per giorni e i Cure sono diventati e sono ancora il mio gruppo preferito in assoluto. L’intro della canzone è di una classe assoluta, l’arpeggio di chitarre è illuminante. Tutto prosegue poi su un tappeto sonoro immacolato. Incredibile.

Radiohead – Let down

Let down è la mia canzone preferita in assoluto. Penso sia l’unica canzone che è sempre presente in ogni elenco che mi venga richiesto. La metto ovunque, anche nella lista della spesa tra la sambuca e lo sciroppo alla papaya. A volte la ordino anche al ristorante.

Già dalle prime note è una canzone che ti cattura e ti porta via, in un mondo fuori dal reale. E poi cresce e continua a crescere con una voce che ti dilania, un arrangiamento perfetto. Si ferma un attimo, riparte e ti percuote l’anima.

Interpol – Leif Erikson

Questa è la canzone di cui avevo bisogno. Letteralmente. Come ho scritto prima, me la sono presa comoda prima di mettere mano ad uno strumento, e ancor più comoda me la sono presa prima di cominciare a scrivere canzoni. Questo pezzo, questo gruppo mi hanno dato una bella spinta. Il disco Turn on the bright lights è stato di grande ispirazione, di quel disco questa è la mia canzone preferita, ‘cause I like to get hooked, e al minuto 2:21 c’è un cambio di registro che mi manda in estasi.

Cigarettes after sex – Nothing’s gonna hurt you baby

Visti dal vivo allo YpsigRock Festival, penso nel 2017, e, visto che non si smette mai di imparare, mi hanno insegnato molto sulla rarefazione del suono, sull’importanza della ricerca della semplicità e sul fatto che si può arrivare dritti al punto senza tanto rumore di fondo. Amore a primo ascolto.

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