Connect with us

Hi, what are you looking for?

Playlist

10 racconti brevi basati su 10 brani indie

Filippo Pasqui, autore della raccolta di racconti Racconti di Blablacar e del romanzo L’Ondra ha ascoltato dieci brani indie e ne ha tratto 10 racconti brevi, ecco come è andata. 

Fragile di Manfri

Brutta stronza di merda se non torni insieme a me stasera guarda che ti spacco tutti i tuoi vinili di merda che hai lasciato in casa mia e ti giuro che lo faccio, eh! Non me ne frega un emerito cazzo se te li ha regalati tuo zio morto dentro la Costa Concordia, io ti ho dato tutto e tu è così che mi ricompensi? Scappando con Augusto quatta quatta mentre cercavo di portare avanti economicamente la nostra relazione? Eh facile per te, eh… Ti prego Cinzia, torna da me, sto piangendo da sei giorni. Non ti incazzare appena leggerai questo messaggio, ma soprattutto non mi picchiare se torni, anche perché ci stanno i miei coinquilini Roberta, Francesco, Ludovico, Valentino, Marcello, Catalin, Ludmilla, Sandro, Ahmed che anche loro lavorano e dormono in fasi alternate della giornata quindi bisogna fare silenzio e non devono sentire le mie urla. Possiamo sistemare fuori se vuoi. Grazie. Ti amo ancora. 

Ultrà di Pagano

Gira da tempo una leggenda che narra di come gli inni cantati dagli ultrà sugli stadi di tutta Italia siano stati scritti e arrangiati da Cristina d’Avena. Non è un caso che negli anni ’90 il settore degli ultrà stava passando un brutto periodo di rappresentanza: riconosciuti da sempre come un gruppo sociale violento e burrascoso sugli spalti, in qualche modo dovevano essere controllati e come se non tramite un qualcosa che li tenesse impegnati? La fantastica idea venne a Cristina d’Avena esattamente nel 1993 che si dovette trovare un’attività extra alle sigle per cartoni animati per sfogare un malessere interno che aveva sviluppato scrivendo canzoni che parlavano solo di amore e rinascita. Così ogni mattina, dopo aver bevuto un bel caffelatte caldo caldo, si metteva a scrivere versi su quanto fossero puttane le mamme dei tifosi dell’Udinese e di quanto i giocatori del Brescia facessero cacare. Nel pomeriggio le mandava per posta ai fan club delle squadre di calcio et voilà, ogni domenica negli stadi nasceva qualche coro gioioso in più con inni originali e moderni e la violenza fuori dagli stadi diminuì del 68%, come per magia. Oggi Cristina d’Avena si pensa sia l’artefice delle fake news più virali riguardo il covid, mentre adesso quel posto vacante è stato preso da Pagano.

Capita dei Diletta

Non ho capito se Capita si legge tipo capìta o capíta, capito? Poi ho capito che Capita si legge capìta perché è capitato che abbia ascoltato la canzone dei Diletta e da lì ho capito che non posso capire di aver capito le cose se non capita di approfondirle. Capita a volte che le persone provino a sapere le cose senza averle capite e io capito sempre nei momenti sbagliati per dire “ok, ho capito” e poi va a sempre a finire che non ho mai capito niente. Capita. Capito? “Che capoccia”, mi dicono tutti, e io rispondo “Eh ok, ho capito, basta infierire”, perché non tutti sanno che per capire le persone a volte basta solo smettere di giudicarle, però questo loro non lo capiscono. E questo non può capitare.

San Pietro di Porto Leon

Curioso come Porto Leon in “San Pietro” parli della sbronza atomica di Papa Francesco che ha avuto durante il suo ultimo compleanno. Fonti vaticane hanno voluto tenere segreto il fatto ma Porto Leon è riuscito a raccontare senza peli sulla lingua nel suo nuovo brano quello che è successo. Alla domanda “Come sei riuscito a reperire queste informazioni?”, Porto Leon mi ha risposto “Ma saranno cazzi miei?”, a quel punto l’ho ringraziato e ci siamo salutati con garbo e cordialità. Poi è uscito fuori che il suo vero nome non è Porto Leon ma Filippo Pasqualini e allora a quel punto c’è stato tipo uno stallo alla messicana perché io di nome faccio Filippo Pasqui e allora ad una certa io gli ho fatto “Ma tu sei me! Apposto, allora so già tutto”. Quindi adesso posso raccontare che Papa Francesco durante il suo ultimo compleanno non solo si è messo a pisciare fuori dal balcone di San Pietro, ma si è messo a anche limonare di brutto con quattro/cinque cardinali. Ovunque e dovunque. Eeeh se le mura di San Pietro potessero parlare.

Caffè Amaro di Spicci

Non si sa come mai, ma da Roma in giù ogni volta che qualcuno chiede un caffè amaro, un nonnina muore di infarto. “Non volevo perderti così”, finisce proprio in questo modo la canzone “Caffè Amaro” di Spicci, proprio perché aveva chiesto al bar sotto casa sua un caffè amaro e in quel preciso momento la nonnina del suo amico Beppe è morta mentre stava guardando Uomini e Donne. Una tragedia. Ma le tragedie ancora più grandi accadono quando da Roma in giù viene chiesto un caffè macchiato. Ragazzi voi non avete idea. Mai, mai, mai chiedere un caffè macchiato perché i baristi possono letteralmente denunciarti per alto tradimento, chiamare la SWAT, oppure semplicemente andare in tilt in preda dalle convulsioni. Gira la notizia che un bar addirittura divenne una specie di Transformer dopo una richiesta simile in Campagna, provincia di Salerno, facendo una strage di migliaia di abitanti. Quindi il trucco è quello di non chiedere caffè appena si scende da Roma in giù, oppure chiederlo liscio e con un bicchierino d’acqua a parte per avere salva la pelle propria o di qualcuno di caro.

Il mostro che hai dentro di Dongo D

Ho ascoltato talmente tante volte “Spalanca le porte al mostro che hai dentro” di Dongo D che ad un certo punto è diventato per me una sorta di incantesimo. Ero un ragazzo a modo prima, lo posso giurare. Adesso, ogni volta che ascolto quella canzone succede in me qualcosa che non posso spiegare tipo quando cerco di parlare con qualcuno dalla mia bocca escono fuori soltanto rutti, l’altro giorno ho dato una sberla ad un bambino per strada perché piangeva troppo rumorosamente, ho ucciso un insetto e ho inveito sul suo cadavere e ho persino pisciato sulla porta del mio vicino dopo che mi ha detto di parcheggiare meglio il mio motorino. Ho dovuto confidarmi con un amico riguardo questi strani avvenimenti, e lui mi ha detto di non prenderlo per il culo perché a suo dire quelle cose le facevo anche prima. Ora non ho più un amico.

Bombe nucleari di Francesco Savini

C’è Francesco Savini che nella canzone “Bombe Nucleari” denuncia in continuazione di avere delle bombe nucleari. Io non so ragazzi, che vogliamo fare? Questo dice a tutti che potrebbe fare una strage di massa e nessuno interviene? Guardate che è grave, eh. Io non ho parole, ci confermiamo ancora una volta un paese omertoso. Che vergogna. Eh, signori miei, ma questo ci si ritorcerà contro, eh. Già siamo lo zimbello di Europa, ora immaginatevi se scoprono anche che un pazzo a piede libero è riuscito ad accaparrarsi delle bombe nucleari… Succederebbe una tragedia bella e buona. Una disgrazia, oserei dire. Ci commissariano! La Troika ragazzi. Vogliamo finire cosí? Guardate che io ci penserei. Bah, ma dove sono i veri valori di una volta?!

Prima Volta di Saera

“La Prima Volta” di Saera parla di questa ragazza carinissima che praticamente si diletta a sparare alle persone a cui è affezionata. Nel ritornello c’è un versetto che fa “… ogni volta che riparti non vedo l’ora di mancarti” riferendosi a tutti quei poveri disgraziati che ha avuto come amanti e che ogni volta che scappano in lei scatta un qualcosa che sovverte le leggi della natura invertendo il ruolo tra preda e cacciatore che c’è tra uomo e donna, solo che a lei succede letteralmente. Infatti in quel punto si riferisce proprio al momento in cui, scappando, l’amante sciaguratamente viene colpito da una mitragliata di colpi di fucile. Saera dice tanto che “non vede l’ora di mancarti” ma in realtà fa tanto la finta modesta perché di sicuro lei non ti mancherà, ha una mira esagerata. 

Chiodo Fisso dei Queen Of Saba

Nei sobborghi della ridente Arezzo, una delle città più emarginate della Toscana, c’è un maneggio chiamato Chiodo Fisso in cui, una volta dentro, la città diviene un lontano ricordo. Di proprietà delle due simpaticissime sorelle Barbara e Silvia, dentro al maneggio è possibile notare come i cavalli vengono dettagliatamente curati e coccolati. Gli otto stalloni di razza purissima sono lasciati solitamente a pascolare in dei prati enormi e ogni giorno vengono sellati e cavalcati per fare delle bellissime passeggiatine tra i boschi vicini al Chiodo Fisso. Molti vecchietti che vanno a funghi si arrabbiano molto spesso con le povere Barbara e Silvia perché non è possibile che ogni volta che prendono il sentiero davanti al Chiodo Fisso debbano sempre ritornare a casa con le scarpe sporche di cacca di cavallo, però così va la vita e per ora fortunatamente non hanno mai sporto denuncia. D’estate il Chiodo Fisso diviene un posto fatato, dei campi solari dove mamme e papà lavoratrici e lavoratori possono lasciare i propri figlioletti a contatto con la natura e i cavalli: un vero e proprio paradiso per i più piccoli. Ah dovevo fare la recensione del brano “Chiodo Fisso” dei Queen of Saba? Scusatemi, errore mio, non avevo capito…

Your Mouth di Kolè

“Your Mouth” di Kolè è un brano profondo, devastante, struggente. Qua l’artista Claudia Rossi, in arte Kolè, si strugge una cifra perché praticamente sta impazzendo: col fatto che mo’ tutti indossano le mascherine, non si ricorda più le bocche degli altri. Una tragedia. E quindi ha provato a descrivere sto dolore con questa canzone, cercando di ricordare proprio la forma delle labbra degli altri, la fiatella anche di chi sapeva di putrido, i denti marci dei fuorisede universitari. Una sorta di Marmellata #25 riguardo le bocche, già.

Avatar
Written By

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Scopri anche...