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Interviste

Intervista con i C+C=MAXIGROSS, viaggio nel deserto veronese

di Thanks For Choosing

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con i C+C=Maxigross, band di cult dell’underground non solo di Verona ma anche nazionale, anche se Verona rimane uno dei principali punti di riferimento per questo gruppo che sceglie di tornare dopo un periodo di assenza con un nuovo album dal titolo Deserto, il primo in assoluto in italiano, dopo una serie di esperienze live, anche internazionali. Abbiamo parlato di assenze, connessioni, un film-documentario su di loro di prossima uscita, collettivi e molto altro. Buona lettura!

1. Cos’è successo durante questo periodo di assenza?
Se intendi dalla fine del tour dello scorso ep (Nuova Speranza), ovvero l’estate 2018, abbiamo ultimato l’album attorno alla fine del 2018, nel mentre che stavamo ideando e organizzando il progetto “Deserto per Verona – concerti per la comunità” che è a sua volta una parte del progetto madre “Deserto”, come ne è una parte anche “Deserto – il disco” e “Deserto – il film”. Dal punto di vista interiore, sia individualmente che come gruppo di amici e musicisti, sono avvenuti enormi cambiamenti e mutamenti di cui non vi è motivo di parlarne in un’intervista. Ma senz’altro speriamo che possano essere trasmessi dalla nostra musica, e che riescano a comunicare nuove sensazioni a chi ci vorrà ascoltare, come le stanno comunicando a noi stessi in primis.

2. Che connessione c’è tra il titolo del disco e ciò che vi troviamo dentro?
Il Deserto è uno stimolo simbolico, analogo e metaforico. Non parliamo di un luogo inospitale, arido e di morte. Preferiamo un Deserto che è luogo di introspezione, spazio vuoto che ci fa ritrovare noi stessi e il confronto con il nostro interiore, quindi luogo di meditazione, specchio per il nostro io, dedalo di conoscenza in cui intrecciare ricordi, sensazioni e emozioni.
Non il deserto che uccide, ma il Deserto che fa crescere e nutre il fiore della nostra anima.
Nel disco troverai questo, a patto che tu accetti di “ascoltarlo” e di aprirti ad esso, altrimenti cerca altrove, questo disco non fa per te.
Ti guarderesti mai allo specchio bendato?

3. E del film che è in produzione cosa ci dite?
Su regia di Stefano Bellamoli, che è anche fotografo e vivissima fiamma dell’espressione visiva e narrativa del progetto, “Deserto” è un film che nasce in seguito al ritrovamento di una musicassetta in un negozio dell’usato, dove una voce legge (o improvvisa, chissà…) un racconto a cui non siamo ancora riusciti a dare un nome e un autore. La cassetta naturalmente non ha etichette o altre indicazioni. Chi ci seguirà sul nostro sito e sui nostri canali potrà essere aggiornato sui vari contenuti che pubblicheremo man mano (abbiamo già cominciato lo scorso maggio). “Deserto” è un progetto in divenire.

4. La scena veneta sembra in totale contrapposizione con quella romana. E’ così?
Noi siamo un collettivo. La nostra scena sono le persone che condividono il nostro percorso, che ci aiutano o che da noi si fanno aiutare. Non riconosciamo nessuna scena il cui unico criterio identificativo sia dato da dei confini geografici.
Noi non siamo scena, non siamo followers, non siamo un contatore di soldout, non siamo musicisti, non siamo pastori, non siamo santoni, non siamo leaders, non siamo frontman, non siamo aggiornati, non siamo giovani. Siamo quello che siamo adesso, quelli che eravamo quando abbiamo composto questo disco sono altri spiriti, ricordi, anime dissolte nel tempo.
Saremo altri domani quando rileggeremo queste parole dalla pagina di Rockon…
In questo mutare chi ha tempo per definirsi scena o musicista e quindi limitarsi da costrutto, modalità e stile per essere in linea con il suo personaggio non sta creando arte (o musica in senso stretto), sta solo nutrendo il suo ego.
Non ti voglio dire che siamo meglio di questi.
Abbiamo solo il merito di provarci.
Se invece ci stai chiedendo se in Veneto ci siano bravi artisti la risposta è sicuramente affermativa. E se la cosa stupisce te o altri perché è più semplice vedere del Veneto l’animo intollerante e legato all’ultradestra allora con il pregiudizio si sta condannando una luogo a vestirsi dell’abito che il pensiero comune gli ha cucito addosso.

5. Verona, nonostante tutto, vi rispecchia ancora?
Verona come ogni città è fatta dalle persone che la vivono e la animano, che hanno fatto parte della sua storia antichissima e partecipano al suo presente. Senz’altro noi non ci rispecchiamo nella maggioranza dei cittadini veronesi, nel pensiero del cittadino medio, che è razzista e bigotto. Noi siamo certamente una minoranza, ma esistiamo e resistiamo, assieme a molte altre persone, per portare avanti nel nostro quotidiano valori di umanità, condivisione, apertura, inclusione e scambio (che in termini più giornalistici si possono definire in anti-razzismo, anti-fascismo e anti-capitalismo) . “Deserto per Verona” ci è servito proprio a questo: incontrare queste persone, stare vicino, conoscerci e farci conoscere. Scendere per le strade e cantare non è mai stato così bello.

6. L’italiano sembra avervi rilassato, avete molte meno filtri. E’ così?
L’utilizzo della lingua madre ti permette di ampliare l’orizzonte espressivo e di arrivare molto più lontano di quanto saresti potuto andare con una lingua non nativa, seppur la seconda possa essere più diffusa e utilizzata.
La musica è arte, l’arte è espressione, empatia e quindi emozione. Scrivendo in italiano siamo in primis noi ad essere più coinvolti e a trasmettere emozioni con più naturalezza. E questo traspare e arriva decisamente di più rispetto all’utilizzo di un idioma parlato e compreso da molte più persone come può essere ad esempio l’inglese.
Ti faccio degli esempi: Caetano Veloso, Selda Bagcan, Serge Gainsbourg, Alioune Slysajah, Kyoun Queseeya… Cantano tutti nella loro lingua madre. Questo li rende meno espressivi per chi non ne comprende le parole?
No. La potenza emotiva che gli dona l’esprimersi nel loro idioma naturale unito al loro talento ne fa dei poeti di spessore leggendario.

7. E adesso come state?
Decisamente carichi grazie, tu? L’uscita di “Deserto – il disco”, tre giorni fa, è stata una grande liberazione dopo anni di lavoro, un lungo processo che è cominciato ben prima delle registrazioni del disco, essendo questo il nostro primo lavoro di lunga durata interamente in lingua italiana. Nel mentre proseguiamo con gli altri progetti connessi a “Deserto”, con il nuovo tour che sta cominciando in questi giorni, e con la lavorazione a nuovo materiale e altri progetti di cui speriamo di parlarne al più presto. Insomma ci tiriamo la tega (abbiamo già spiegato cosa significa in altre interviste).

https://www.facebook.com/cpiucugualmaxigross

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