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Interviste

Intervista ai SEVILLE

Loro sono i Seville, band di Padova inclassificabile per genere e mood. Nascono in una realtà suburbana in cui si ritrova psichedelia, indie italiano, jazz e abili sperimentatori, e loro ne sono una sintesi perfetta. Abbiamo parlato con loro di come si pronuncia il loro nome, della misteriosa Susanne e del loro nuovo disco in uscita nel 2020.

– Esiste una scena musicale a Padova? Chi ne fa parte?
A Padova, per quanto piccola, c’è una scena musicale viva e variegata. C’è di tutto: dalla psichedelia, all’indie italiano, al jazz, alla sperimentazione. Diciamo che in questo mix noi siamo un caso unico, e per questo orbitiamo in una dimensione tutta nostra; un po’ per la scelta di cantare in inglese, un po’ forse per le nostre radici rock 70s non abbiamo ancora incontrato dei nostri simili lungo il percorso. Riguardo a chi fa parte della scena vi segnaliamo qualche progetto: i Venere (altra band in cui suona Sebastiano), i Post Nebbia, Inside Emerica, Jesse the Faccio, Joe D. Palma, Orange Car Crash, il Fulcro. Se li ascoltate capite cosa intendiamo per scena variegata.

– Chi sono i Seville quando non suonano? E soprattutto, come si pronuncia Seville?
Grazie per la domanda riguardante il nome, così chiariamo finalmente i dubbi sulla pronuncia: molti lo dicono alla francese, ma in realtà è la traduzione di “Siviglia” in inglese, sebbene non centri nulla con la città spagnola.
Quando non suoniamo, stiamo generalmente pensando a suonare, alle prossime canzoni in cantiere o a quali sono le prossime mosse da fare per portare avanti il progetto. Seville a parte siamo studenti, che fantasticano sul vivere di musica.

– Quando uscirà questo nuovo primo disco? Aneddoti dal vostro garage interrato?
Il disco esce l’anno prossimo a febbraio e si chiama “Who Has Decided For Us?” interamente autoprodotto, registrato e mixato da noi, in garage.
Di base c’è da dire che una stanza due metri per quattro, ricavata in un garage interrato, senza un bagno a portata e senza finestre, non è sicuramente il posto più piacevole dove passare giornate intere. Se poi aggiungi i vicini che vengono a bussare alla porta per lamentarsi, il quadro è completo.
Tralasciando questi dettagli la vera fatica è stata imparare a registrare: era la prima volta che ci trovavamo davanti ad un lavoro del genere quindi siamo partiti da zero e ci siamo rimboccati le maniche.

– C’è spazio in Italia per chi fa rock post punk neo psichedelico, o qualsiasi altro sia il vostro genere (qual è?)?
Il nostro genere lo definiamo indie-rock anche se siamo sporadicamente soggetti a qualche deriva psichedelica. Riguardo lo spazio, sembra di no, almeno, non in Italia. C’è una generale saturazione della scena con proposte it-pop e affini, ma noi abbiamo scelto di continuare a fare i dinosauri con l’inglese e le chitarre perchè ci viene questa roba qua e ci piace pure.

– Quali sono le vostre influenze musicali? Qualcosa che non ci aspetteremmo?
Recentemente hanno pubblicato un articolo su Beat To Be dove sceglievamo 10 pezzi particolarmente importanti per noi e per il nostro sound. Dato che abbiamo ascolti molto diversi non è stato semplice trovare un compromesso. Diciamo che siamo particolarmente amanti dei Tame Impala e di Mac Demarco, oltre che di Kevin Morby e degli Half Moon Run, ma siamo anche molto legati ad artisti del passato come Jimi Hendrix, Beatles, Pink Floyd e Dire Straits. Tra quelli inaspettati, ci sono John Coltrane e i Dungen.

– Com’è andata in Danimarca?
Era una bella situazione, non capitano spesso palchi come quello del Musikken Hus di Aalborg, e il festival era davvero ben organizzato (12 ore di musica non stop su 3 palchi diversi). Ci ha colpito molto l’attenzione con cui il pubblico ha seguito la nostra performance. Speriamo in altre date in Europa per l’anno prossimo!

– Non vi dispiace neanche un po’ per Susanne?
Bah, quella è colpa del cantante, che scrive sempre testi tristi. Però gira voce che siano ritornati insieme, poi gli chiedo meglio.

https://www.facebook.com/SevilleBandOfficial/

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