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Interviste

Intervista a MR. D

Kid’s dream è il debut album di MR. D, moniker dietro il quale si cela Daniele Fioretti, musicista marchigiano che, come musicista one man band con la sua chitarra e come tour manager per band estere per i tour europei, vive in continuo movimento tra le città d’Europa.

Ciao Daniele, benvenuto su Rockon e grazie della disponibilità. Il tuo disco è un bellissimo diario di viaggio, un viaggio che è la tua vita. Il tema del viaggio è molto presente anche nel tuo lavoro, ho letto che come tour manager sei stato praticamente ovunque. Un animo nomade che non riesci ad assecondare? 
Ciao, si faccio il tour manager quando non sto in tour come musicista, sono sicuramente molto curioso e amo viaggiare, muovermi in posti nuovi e non vedo modo migliore che farlo con la musica, la mia grande passione. La mia ragione di vita.

Non mi sento proprio un nomade perché comunque amo molto anche il rientro non solo la partenza.

Fisiologicamente il partire mi riempie di adrenalina e di ansia, si perché sono sempre un po’ preoccupato ad ogni partenza, sono una persona molto esigente. Ma non toglietemi mai la strada, la più grande maestra di vita.

Migliaia di km macinati ma il tema della famiglia, e quindi delle radici, è preponderante nel tuo disco. Diverse tracce ci regalano dei bellissimi racconti sui tuoi familiari. Come conciliare questi due aspetti? 
In realtà proprio il mio girovagare mi ha fatto vedere da un’altra prospettiva la bellezza delle ginestre del Conero.

In virtù della vita che faccio, sempre in sella al mio van in giro qua e là, scoprendo posti nuovi con le proprie culture e profumi, i tanti incontri e la mia predisposizione ad assorbire esperienze e luoghi nuovi, tornare alle radici del Conero, con i piedi nell’acqua e la consapevolezza che a ogni ritorno il mio paesaggio non è mai uguale, mi piace molto.

Adoro passare il tempo con i miei familiari, devo tanto ai miei. Non amo raccontare nello specifico cose personali, ma sono davvero i miei più grandi fan e lo dimostrano con i fatti: sono persone concrete e coerenti, un grande insegnamento di vita per me.

Ci sono ora anche 3 fantastici nipoti che girano per casa e mi piace essere a tavola con tutti loro e parlare mentre mangiamo i moscioli (cozze del conero) e beviamo un bicchiere.

La canzone kid’s dreams è stata ispirata e dedicata ai miei nipoti Nicole Jacopo e Nora.

Sei sempre in movimento, se dovessi pensare a un incontro che ti ha segnato nel profondo quale sarebbe?
Porto con me tutti gli incontri delle persone belle che in questi 40 anni ho incrociato, perché se ti lasci ascoltare e ascolti loro, credo che tutti siano fondamentali tutti.

Ci sono stati poi alcuni incontri che mi hanno fatto capire che poter intraprendere questo tipo di vita e di lavoro non era solo un sogno, ma poteva essere concretizzato, che c’era un’alternativa, insomma, alla fabbrica. Quindi non riesco a individuare una persona, un incontro, ognuno a suo modo è stato fondamentale. 

Sono rimasto molto colpito dalla traccia scritta sugli anni di prigionia di tuo nonno, è stato difficile raccontarli in una canzone? 
Sono il più grande dei nipoti e da bambino, forse ero anche troppo piccolo, mio nonno per la prima volta si liberò di quei ricordi, non lo fece mai nè con mio padre né con i miei zii, fui io il primo. 

Questi suoi racconti, spesso crudi, hanno influito molto sul mio modo di vivere e vedere determinati aspetti della vita. 

Fino al novembre del 2019 io avevo raccontato solo ad amici e parenti di queste confessioni e racconti di mio Nonno Rutilio, ma quel novembre ero con i GENTLEMENS (la band di sempre) in tour e in un transfert passammo per Wuppertal e ci fermammo dove mio nonno fu prigioniero come internato militare italiano nel campo di lavoro.

Con me nei GENTLEMENS suona anche mio fratello Paolo, per entrambi fu emozionante respirare l’aria di quella vallata.

Lì iniziai a scrivere degli appunti perché avrei voluto raccontare con il mio linguaggio la storia di Nonno, un uomo grande, grosso e con una forza straordinaria. Quella storia per me è davvero fondamentale. 

In Slowing Down sembra che la musica ti abbia aiutato ad accettare alcune tue sfumature che prima invece nascondevi, però usi ancora la lingua inglese come se non fossi ancora pronto ad abbassare totalmente la guardia. La musica quindi non è solo la tua compagna di viaggio… 
No la musica non è solo la mia compagna di viaggio e non solo la mia ragione di vita, la musica è il mio porto sicuro, dove posso, senza timore di giudizi, essere Daniele: irriverente, dolce, emozionato e incazzato nero.

Dò un grandissimo valore all’arte e nutro un profondo rispetto per essa, sotto qualsiasi forma sia.

Però sono io che facendo un lavoro interiore ho accettato alcune mie sfumature e con me la mia musica si è mutata: ho abbattuto delle barriere e mi racconto in prima persona in questo disco, nonostante usi ancora l’inglese che mi consente di non mettermi del tutto a nudo ma mi ha fornito una zona di comfort per potermi esprimere liberamente.

Proiettati nel futuro, tra 20 anni. Ti ricapitano tra le mani i brani di KID’S DREAM, come se fosse una vecchia Smemoranda in cui ti raccontavi e ti confidavi. Cosa diresti al Daniele di quel tempo? 
Questa domanda la trovo difficile, molto difficile: sono sempre molto autocritico, raggiungendo dei livelli altissimi. Penso che in futuro sarò meno esigente ed intransigente con me, per ora sono molto soddisfatto di questo resoconto in musica dei miei primi 40 anni.

Ti vedremo live quest’estate? Hai già in programma qualcosa?
Credo che qualcosa avverrà in estate ma non è stato ancora del tutto pianificato quindi non dico nulla. Per ogni grande viaggio serve un gran vento e io ho alzato le vele e mi faccio trovare pronto per quando il vento soffierà forte. Poi sarà  dura starmi dietro, sono una macchina da guerra macina km e affamata di palchi.

Ultima domanda, la canzone del disco a cui sei più legato. Ti va di confidarci il perché? 
Non ho una canzone a cui sono più legato perché ognuna è una storia della mia vita. Posso dirvi che I Sing My Song mi emoziona sempre molto suonarla, delle volte ho difficoltà perché la voce viene rotta dalle emozioni.

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