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Interviste

Lowlow è tornato, e parla In Prima Persona

Il 30 luglio 2021, il rapper romano Lowlow è tornato sulla scena con l’album In Prima Persona (Epic Records Italy/Sony Music Italy), un lavoroche rivendica la sua unicità e rappresenta sia un punto d’arrivo che di partenza per la sua carriera. 

Nel suo nuovo disco, che nasce sia da una nuova tranquillità lavorativa e personale che da una continua fame di novità e di crescita, l’artista ha mantenuto la sua penna inconfondibile, sperimentando però anche sonorità nuove. In Prima Persona – ricco di featuring sia con amici di una vita come Briga che idoli come J-Ax -è un lavoro di apertura, che denota l’evoluzione del rapper, che conserva la sua identità ma allo stesso tempo decide di raccontarsi, mettendo in primo piano se stesso, le sue esperienze e il suo vissuto. In Prima Persona c’è proprio lui, Giulio, e ci parla di cose intime, mai affrontate prima, senza filtri, e soprattutto senza mascherarsi dietro a personaggi che parlino al posto suo.

Con la stessa schiettezza e poeticità, in questa intervista Lowlow ha parlato con Futura 1993 della sua nuova avventura, trasmettendoci tutta l’emozione e l’entusiasmo che porta. 

Ciao Lowlow! Parlaci di Coscienza sporca, il singolo che ha anticipato l’uscita del tuo nuovo album In Prima Persona
Coscienza Sporca è una novità per me. Musicalmente non mi ero mai espresso su sonorità del genere, oltre a non aver mai avuto l’onore di collaborare con producer del calibro dei Daddy’s Groove. Per finire, volevamo un tocco familiare insieme a un’importante componente melodica, da qui il featuring con mio fratello Mattia (Briga). Le mie tre strofe giocano con la continua intersezione fra un piano di realtà e uno immaginario, quasi lisergico, dove governa la mia psicosi. Se fossi un incasellatore folle direi che dal punto di vista stilistico le strofe sono puro Realismo Isterico.

Come hai appena detto, il brano è feat. Briga; Fino a che non ti odierò, invece, vede la partecipazione di Ghemon. Tutto il tuo nuovo album è ricco di collaborazioni. Vorrei chiederti come hai scelto gli artisti con i quali lavorare e qual è il tuo rapporto con loro.
Hai centrato il punto focale del discorso. In Prima Persona è un album di apertura. Apertura verso il pubblico ma anche apertura nei confronti della scena. Credo vadano di pari passo. In studio con Ghemon è stato pazzesco, era tanto che non avevo uno scambio così intenso con un altro artista che stimo. Per non parlare della soddisfazione di collaborare con J-Ax. Il brano realizzato insieme a lui è un pezzo generazionale e anche un omaggio alla sua canzone che ho ascoltato più volte in assoluto: Generazione 0. Inoltre, sono legatissimo alla semi title-track In terza persona, uno dei miei brani preferiti. All’inizio avevo solo due strofe interessanti, poi grazie a Big Fish e SVM sono diventate esattamente la canzone che immaginavo, con l’atmosfera che sognavo.

Parlaci del videoclip di Coscienza sporca. Mi incuriosiscono soprattutto quei simpatici tizi con le tutine oro e argento… Sono una rappresentazione del tuo passato in una crew, contrapposto al tuo percorso attuale, in solo?
I ragazzi che si sono messi quelle tutine andrebbero beatificati! [ride]
Non mi riferisco al mio passato in contrapposizione col presente: mi riferisco al mio presente in contrapposizione con il resto del mondo! In maniera ironica, ovvio, non voglio cadere di nuovo nel gioco delle fazioni, anzi: sto cercando l’opposto. Definiamola come un’immagine ironica che fra i tanti significati che può avere mette in risalto la particolarità del mio percorso. Non esiste un solista più solo di me.

Rimanendo su questo argomento, in un tuo post su Instagram scrivi: “Non c’è Lowlow senza evoluzione”. Infatti sei passato dal freestyle, a un gruppo, a una carriera solista, e anche il tuo stile è cambiato negli anni. Che cos’ha di nuovo il Lowlow di In Prima Persona
Con il mio team siamo partiti da un elemento: la riconoscibilità della mia penna. Partendo da questa premessa per noi non ci sono limiti. Ho cercato di mettere questa penna a servizio di tutti quegli aspetti che non avevo mai raccontato, soprattutto di Giulio come persona. Una maggiore tranquillità sul lavoro e nella vita fuori dal lavoro ti permette di esplorare te stesso in maniera più coraggiosa. Il cambiamento quindi non è formale, è di sostanza.

In Dogma 93 (2020) a volte hai preso le sembianze di altri personaggi per poter dare dei messaggi precisi. Questo nuovo album, invece, come si capisce già dal titolo, ti vede sempre come il protagonista, e mette al centro il tuo vissuto e le tue esperienze. Hai scelto di metterti in gioco In Prima Persona. Cosa ti ha portato a prendere questa decisione?
Questa risposta è assolutamente consequenziale alla precedente, ma andando più da vicino con l’obiettivo sulle cause. A permettermi questa evoluzione è stato un equilibrio personale e lavorativo trovato con il mio nuovo team. Siamo all’inizio del nostro percorso e non vorrei – ma non credo – che questa risposta sembri: “ah, ora sono tranquillo, la la la”. Sono l’antitesi di una persona appagata e ho la stessa fame di un buco nero affetto da bulimia ma… sono queste le condizioni per fare bene.

Dogma 93 è uscito il 20 marzo 2020, in pieno lockdown. In Prima Persona il 30 luglio 2021, un anno e qualche mese dopo. Sembra che questo periodo difficile per te sia stato una fonte di ispirazione e non di stallo, come può essere stato per altri. È così?
È stato un lungo periodo di lavoro sotto la superficie. E ora stiamo piano piano venendo a galla come gli alligatori.

Parliamo del tuo processo creativo. Come nascono i testi delle tue canzoni? Ci sono delle situazioni, oppure delle cose che ti ispirano particolarmente, come film o libri?
C’è tanta vita in questo album, c’è tanto Giulio: da uno storytelling su un incontro casuale in treno alla narrazione di episodi importanti di questi ultimi mesi. Però nella vita di Giulio c’è moltissimo cinema, da tanto ormai e adesso quasi troppo (guardo due film al giorno e coltivo una fantasia perversa di arrivare a una conoscenza totale e totalizzante del cinema, non riesco ad avere un rapporto sano con le cose che mi piacciono) e da un anno e mezzo leggo anche tanto. Vengo da una famiglia di lettori imbruttiti, ma da quando ho finito Infinite Jest di David Foster Wallace hanno capito che non devono provare a fottermi. Ora sto leggendo Vollman.

Porti ancora con te il freestyle nel tuo approccio creativo?
Porto il freestyle con me sempre, è con me nel modo di pensare. Per me il concetto di freestyle è evoluto nel concetto di “velocità di pensiero”. Il freestyle è meglio del latino.

Ultima domanda. Cos’è, secondo te, che rende unico te e il tuo stile?
Ultima domanda fichissima. Ti risponderò come risponderei a un amico: io credo che nessuno abbia un cervello come il mio, quando ci sono di mezzo le parole semplicemente mi sembra tutto facile. O forse sono cazzate e sono proprio l’intensità e la convinzione con cui affermo ciò in cui credo che mi differenzia. Che differenza c’è tra sentirsi speciale ed esserlo?

Maria Stocchi

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