2016 Ammiratore Omonimo Records
Fosse possibile, reale, eliminare i malessere della quotidianità assumendo dosi di suoni & affini, credo che il nuovo lavoro dei romani Vonneumann, Sitcom Koan, sarebbe al top delle vendite, ai vertici delle charts del benessere.
Evoluzioni live “impro” per una perla ibrida di caos cosmique, sperimentazioni post-rock, gassosità, avantgarde, free rock, larsen, cortocircuiti, inneschi e bailamme introspettivo, una tracklist anarchica che non segue la forma melodica, ma una continua geometria isoscele ipnotica che sputa la sua anima e la plasma sottoforma di elegia sinfonica al caos.
Sulla scena da due decenni circa, la formazione capitolina, tra lontane referenze Gastro del Sol, schizofrenie alla Bauhaus – ma sempre con personalità propria – trasforma un disco in un trip spazio-temporale instancabile, traiettorie, direttrici e ritagli di deep ambient sono le onde primarie per un ascolto “sopra, sotto e dentro le righe”, una performance che ha il rumore come matrice portante e la ricerca come causa ed effetto visionaria, in poche parole – si fa per dire – un lavoro che promuove alla grande l’istigazione alla fascinazione.
Già ascoltando il macramè elettrico di corde di Requiem per foroppo, la nebbia Bristoliana che ammanta Giancarlo international o lo space jazzly che gravita tra le predilezioni di In sette lupi, si ha l’idea di una dimensione “altra”, dalla quale – a fine corsa – scenderne suona come una maledizione.






























