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Interviste

Le feste con i bambini: intervista a LE LAME

Le feste con i bambini” è il nuovo singolo de Le Lame, disponibile da venerdì 18 ottobre per GARBO Dischi e in distribuzione Sony Music Italy.

“Le feste con i bambini” è un brano pop-rock dal sapore intimo e malinconico, che cattura perfettamente il passaggio complesso dalla giovinezza spensierata alla presa di coscienza delle responsabilità dell’età adulta.

Ciao a tutti, benvenuti su Rockon! Ci raccontate la genesi del vostro nuovo singolo, l’idea dietro “Le feste con i bambini”?

Un saluto a Rockon da parte de Le Lame! “Le feste con i bambini” è la conseguenza di un passaggio ad una nuova fase della vita. Ci sentivamo dei semplici trentenni sulla scia del periodo post-universitario ed ancora appartenenti ad una realtà dove ci sentivamo in comfort. Poi improvvisamente qualcuno ci ha iniziato ad invitare a delle feste con dei bambini, quelle dove devi comportarti per bene, devi portare il regalino per il figlio dell’amico per fare bella figura. Sembra una banalità, ma a noi questo invito ci ha segnato, facendoci aprire gli occhi: non siamo più degli universitari! Detto ciò, proviamo sempre a rimanere con quel vecchio spirito, senza prenderci troppo sul serio.

La canzone trasmette quel senso di smarrimento che si può provare dopo i trent’anni. Qual è stato per voi il momento in cui avete percepito più chiaramente questo cambiamento nella vostra vita? E quali sono, secondo voi, le principali sfide dell’ingresso nella vita adulta e come avete cercato di affrontarle, sia come individui che come band?

Oltre a quel primo invito un po’ inaspettato che abbiamo accennato poco fa, è inevitabile fare riferimento a quel momento in cui vai a vivere da solo (nota bene: non da fuori-sede durante gli studi) e sei tu stesso a dover fare i conti con le responsabilità che la vita ti pone davanti. Non vogliamo metterla in maniera troppo tragica, sia chiaro, ma i trent’anni li abbiamo avvertiti come un primo scalino netto che dietro di sé nasconde degli alert che ti fanno tornare con i piedi per terra. Gli innumerevoli sogni dei vent’anni si sono decimati pian piano e adesso si contano sulle dita d’una mano. Quella sensazione di “avremo tempo” ora non c’è più, esiste piuttosto un altro monito che ci tormenta: “dobbiamo muoverci, dobbiamo combinare qualcosa nella vita”.

Analizzando questo aspetto come band invece ci rendiamo conto che anche il mondo della musica ci sta mettendo davanti degli ostacoli. Nel 2024 la musica è totalmente cambiata da quando abbiamo iniziato a suonare (sarà stato il 2007 più o meno). Ci rendiamo conto che al giorno d’oggi la musica suonata nei club e anche le band stanno subendo un terremoto digitale difficile da controllare. Quindi, nonostante quella nostra nostalgia dei tempi d’oro degli Strokes, dobbiamo tenere botta e dimostrare che le band come la nostra possono andare avanti per il bene del movimento musicale in cui crediamo.

Avete collaborato con Divi per la produzione artistica. Com’è stato lavorare con lui e qual è il suo consiglio più prezioso che avete portato con voi?

Divi è il nostro mentore, prima di tutto gli vogliamo bene come persona. Il bel rapporto che si è creato con lui rafforza in noi la stima nei suoi confronti sia come artista (e quella c’era già da un pezzo) che come produttore artistico.

Divi ha saputo leggere i nostri bisogni musicali e le nostre idee compositive, cercando di tirar fuori i nostri punti di forza, rispettando allo stesso tempo la nostra natura musicale e non solo. Ha saputo decifrare e favorire molto bene la nostra urgenza artistica. Insomma, Divi è un toccasana per Le Lame.

Come funziona il vostro processo creativo come band? 

Ultimamente la nostra ricetta creativa parte dalla voce e dai testi, in particolar modo dal ritornello (che ha l’obiettivo di esprimere forte e chiaro il concetto), magari accompagnata da una semplice chitarra acustica all’inizio. In seguito portiamo il brano chitarra e voce in sala per “vestirlo” con tutti gli altri strumenti, conferendogli il nostro mood in cui tastiere e batterie hanno un ruolo preponderante. Anche se il brano nasce nudo e crudo, poi il nostro obiettivo diventa quello di valorizzarlo con tutti gli elementi del gruppo, ognuno con le proprie idee e influenze.

Se aveste la possibilità di scegliere, in quale momento storico vi sarebbe piaciuto di più fare musica e perché? C’è un’epoca che vi affascina particolarmente dal punto di vista musicale o culturale?

Domanda bellissima e allo stesso tempo ostica…Volendo scegliere un periodo dove il fermento musicale e culturale era alle stelle dovremmo dire gli anni ‘60, ma, contestualizzando un minimo anche la nostra musica e la nostra generazione, sarebbe stato bello provare gli anni ‘90, che ovviamente abbiamo vissuto come spettatori. E’ un’era musicale che ci affascina perché in quel periodo i club (meglio quelli col tetto basso dove il suono ti investe come si deve) brulicavano di persone che sentivano il bisogno di fuggire dalla vita di tutti giorni con la musica delle loro band preferite. Quel rifugio fisico ci risultava sicuramente più autentico di quello digitale attuale.

Avete già qualche indizio su come suonerà il vostro prossimo lavoro? Potete anticiparci qualcosa?

Il lavoro attento di produzione che c’è stato sui brani dell’album che uscirà ha portato ad un risultato che ci soddisfa e ci rappresenta in toto. Per quanto riguarda la parte musicale, l’obiettivo raggiunto è quello di dare all’ascoltatore quello che potrà poi ascoltare durante un nostro live. Quello che promettiamo nel disco viene mantenuto sul palco, e questo per noi è fondamentale, perché la dimensione live è una parte essenziale del nostro dna. Tra l’altro, volendo proprio guardare al futuro, nel disco si celerà un brano che noi sentiamo possa funzionare da filo conduttore per dei lavori futuri. Vi invitiamo quindi a indovinare quale sarà il brano in questione al momento dell’uscita…

Focalizzando l’attenzione sui testi, abbiamo deciso di puntare sulla sincerità, cercando di parlare di noi e delle nostre vite (che magari assomigliano a quelle di altri) in modo trasparente. Ci siamo spogliati di un po’ di sovrastrutture che ci pesavano. Parlandoci chiaro, abbiamo sentito il bisogno di andare dritti al punto, perché non è più il tempo delle metafore.

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