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Interviste

Intervista a BEN SLAVIN (a cura di Qalt)

Si chiama Ben Slavin, è originario del New Jersey ma vive da oltre 20 anni in Italia ed è tornato con un album di folk di stampo americano, “The Pines”, realizzato insieme ad Andrea Faccioli (già al fianco di Baustelle e Le Luci della Centrale Elettrica).

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D: Ciao, Ben: prima di tutto presentati ai nostri lettori.
R: Mi chiamo Ben Slavin e sono un cantautore folk americano e vivo in Italia ormai da oltre 20 anni.

D: Il tuo nuovo album, “The Pines”, è stato realizzato insieme ad Andrea Faccioli (già collaboratore di Baustelle e Le Luci della Centrale Elettrica): com’è nata questa collaborazione e com’è stato lavorare con lui?
R: È stato davvero un immenso piacere lavorare con Andrea per questo disco. L’ho conosciuto qualche anno fa ad un concerto che fece a Napoli con il suo progetto da solista “Cabeki” e ne rimasi molto colpito. Usava strumenti di folk Americano che si trovano con molta difficoltà in Europa. Strumenti che sono utilizzati nella musica popolare delle mie zone dove sono cresciuto. Li suonava in chiave moderna riuscendo a creare i suoni che esattamente voleva. Io avevo già una mezza idea di fare un album basato sui luoghi della mia infanzia e, con quel concerto, ho capito che Andrea era l’unico in Italia che avrebbe potuto arrangiare e produrre quest’album.

D: L’album parla del tuo luogo di origine, Pine Barrens (nel New Jersey), e di come è stato crescervi: cosa ti ha portato, poi, in Italia?
R: Ci siamo trasferiti quando avevo 11 anni. Pure essendo una famiglia piuttosto eccentrica, eravamo una famiglia tipica Americana che viveva nei suburbs di Philadelphia. Mio padre faceva biologo ma il suo sogno è sempre stato fare il contadino e quando gli hanno offerto la gestione di una delle più grandi fattorie di cranberry nel mondo, ci siamo trasferiti in un paesino con 100 abitanti.  Era un posto molto isolato e con quegli abitanti non avevamo quasi niente in comune. Era davvero difficile vivere lì. Anche se ora riconosco il fascino di quel posto, quando ero ragazzo volevo solo fuggire. Appena compiuto 18 anni sono fuggito e ho fatto l’università nel posto più lontano possibile in Arizona.

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D: Quali sono i punti in comune e quali le differenze fra Pine Barrens e dove vivi ora?
R: Punti in comuni non saprei. In entrambi i posti si respira l’ossigeno, si beve la Coca Cola e c’è vita… umana? Differenze quanto ne vuoi! L’America ormai è diventato un posto isolato dal resto del mondo. Si sta rapidamente chiudendo in se stessa e non sa più relazionarsi con gli altri. Lavoro nel turismo e lavoro esclusivamente con gli Americani ed ogni anno vedo quanto siano cambiati.

D: Quanto sei stato influenzato dalla musica italiana, nella composizione?
R: Poco. Questo è un disco molto folk americano. Forse negli arrangiamenti di Andrea c’è qualche influenza italica ma volevo un sound di base di folk americano rurale.

D: Quali sono, solitamente, i tuoi ascolti? Ascolti molta musica italiana?
R: Ovviamente tanta musica cantautoriale americana ed inglese. Ora sto ascoltando molto Gregory Alan Isakov che secondo me è una sorta di Leonard Cohen moderno.  Ascolto anche moltissimo l’opera e musica classica. Sono sempre stato un amante dell’opera tedesca insieme ai Lieder.  Tra gli italiani adoro Cristina Donà, Iosonouncane, Brunori. Onestamente non capisco quest’esigenza di cantare in inglese recentemente. Ho tanti amici, alcuni bravissimi, che lo fanno ma mi sembrano più imitazioni di una cultura che non li appartiene. Poi trovo che l’italiano sia uno delle lingue più musicali del mondo con una cultura musicale così ricca e profonda… forse sono io che sto invecchiando!

D: Cosa ti aspetti dal futuro?
R: Solo di avere l’opportunità di scrivere e registrare dischi. Ormai lo faccio per me stesso e se qualcuno ha voglia di ascoltarli mi fa molto piacere. Ho tante storie da raccontare.  Trovo l’industria musicale così triste oggi: in passato si investiva molto sugli artisti, l’artista era il prodotto. Adesso il prodotto sono i servizi che si vendono per dare visibilità ad una quantità d’artisti sconvolgente. Se qualcuno ha voglia di ascoltare cosa ho da dire ben venga: l’ho sempre detto, fare dischi costa meno di anno dallo psicologo ed è più efficace.

FACEBOOK: https://www.facebook.com/benslavinfanpage/

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